Che ne sarà della cozza tarantina? – Dal nostro archivio (per non dimenticare)

cozze tarantoCozze di Taranto alla riscossa? Quelle del secondo seno pronte per la Categoria A

TARANTO – Che ne sarà della cozza tarantina? Sarà il tempo a dircelo. Nel frattempo, però, noi prendiamo appunti. Con scrupolo annotiamo dati ed eventi, dai fatti di cronaca ai retroscena più inquietanti, con l’intento di tenere sempre aggiornati i visitatori del sito su una storia che si intreccia con quella dell’intera comunità chiamando in causa Ilva e  Marina Militare (senza dimenticare l’attività dei Cantieri Tosi).

Lo facciamo con una convinzione ormai ben radicata nella testa: così come può ammalarsi e morire la cozza di Taranto, allo stesso modo rischia di ammalarsi e morire l’anima della città. Per questo motivo siamo ben determinati a seguire la vicenda fino alla sua conclusione sperando che le tappe finali siano quelle della “guarigione” e della “salvezza”. Di seguito riportiamo i passaggi fondamentali. Alcuni, quelli più corposi e interessanti, sono emersi soltanto a distanza di mesi. Ed è proprio su quelli meno noti all’opinione pubblica che ci soffermiamo di più per evidenziare quanto il “non detto” e il “non fatto” abbiano pesato su questa brutta storia. Se le istituzioni e gli organi preposti avessero agito tempestivamente, forse, il triste epilogo si sarebbe potuto evitare.

28 dicembre 2010L’Asl lancia l’allarme con un documento che ha il seguente oggetto: “Sito di Interesse Nazionale di Taranto. Caratterizzazione ambientale di Mar Grande e di Mar Piccolo”. I destinatari sono gli assessorati regionali alle Politiche della Salute e all’Ecologia, il Commissario delegato all’Emergenza Ambientale, l’Ispra, l’Arpa, la Provincia e il Comune. Per conoscenza viene  inviato anche al Ministero della Salute, all’Istituto Superiore di Sanità e al Ministero dell’Ambiente. La lettera è il segnale evidente di una corrispondenza in atto tra istituzioni sulle criticità emerse in seguito alla caratterizzazione ambientale avvenuta nei due mari ionici.

Ecco cosa scrive la Asl a pagina 5: “Come si può evincere dai dati sopra riportati, mentre i prelievi di mitili effettuati in Mar Grande e nel secondo seno di Mar Piccolo mostrano valori nettamente al di sotto dei valori limite fissati dalla normativa per diossine e pcb-dl, tutti i valori riscontrati sui campioni prelevati nel primo seno di Mar Piccolo, pur rientrando nei parametri di conformità, si avvicinano molti ai limiti massimi stabiliti dalla normativa (limite massimo 8 pg/gr).

Pertanto si conferma che i servizi veterinari di questa Asl continueranno a monitorare la situazione, ma allo stesso tempo, si ritiene indispensabile chiedere all’Assessorato alle Politiche della Salute, la costituzione di uno specifico tavolo tecnico allargato alle più varie competenze al fine di valutare sia le ulteriori indagini necessarie, sia gli eventuali provvedimenti da adottare secondo il principio della massima precauzione ai fini della tutela della salute pubblica. Tale esigenza ha caratteri di urgenza in quanto nei prossimi mesi il prodotto locale sarà pronto per la commercializzazione”.

A pagina 3, inoltre, si legge: «L’Arpa ha sottolineato che le concentrazioni di alcuni microinquinanti rilevate nei siti allocati nei mari di Taranto sono più elevate rispetto a quanto verificato in altre aree del territorio pugliese e che quindi sono necessari ulteriori e più approfondite indagini». L’Asl non si ferma qui. In un altro paragrafo scrive: «Si coglie inoltre l’occasione per rammentare al Comune di Taranto che tutti gli allevamenti in questione (sia di Mar Grande che di Mar Piccolo) sono ancora in attesa del rinnovo delle concessioni demaniali già precedentemente rilasciate dalla Capitaneria di Porto e sulla scorta delle quali, negli anni scorsi, sono state rilasciate le autorizzazioni igienico-sanitarie agli impianti che, in assenza di rinnovo di concessione, non possono essere registrati per la produzione primaria».

Il documento si chiude con un piccolo sfogo: «Si precisa che la presente relazione è basata sugli atti in possesso e sulla scorta delle analisi effettuate dai Servizi Sanitari, in quanto gli atti e le analisi riferite alla Conferenza dei Servizi del 13/12/2010, citate nella nota del Ministero dell’Ambiente, non sono mai stati trasmessi a questa Asl. Si coglie l’occasione, vista la rilevanza sanitaria della questione, per richiedere di essere invitati alle prossime Conferenze di Servizio”.

12 gennaio 2011 – Fabio Matacchiera (Fondo Antidiossina Taranto) lancia l’allarme diossina e pcb nei molluschi prelevati dai fondali del primo di seno di Mar Piccolo tramite un’intervista al Tg3 nazionale. La notizia fa il giro d’Italia suscitando grande clamore. Il giorno dopo viene riportata anche dalle testate locali.

13 gennaio 2011 – Fabio Matacchiera (Fondo Antidiossina Taranto) e Alessandro Marescotti (Peacelink) indicono una conferenza stampa per illustrare i risultati delle analisi commissionate all’Inca di Venezia. I frutti di mare esaminati sono ostriche, cozze San Giacomo, cozze di fondale e cozze pelose prelevati dai fondali del primo seno di Mar Piccolo. I valori di diossine e pcb sono risultati superiori ai limiti consentiti: 13,5 picogrammi per grammo quando la legge fissa un limite di 8. Lo sforamento è quindi di +69%. In base a questi dati, i frutti di mare esaminati risultano più inquinati del pecorino fatto analizzare da Peacelink nel marzo del 2008. Durante un’affollata e caotica conferenza stampa i mitilicoltori fanno sentire la loro voce rivendicando la salubrità dei mitili allevati. «Il nostro prodotto è sano – dicono – ci tuteleremo legalmente”.

15 gennaio 2011 – Un sindaco Stefàno sorridente si fa immortalare da fotografi e telecamere, nella sede del Centro Ittico Tarantino, mentre assaggia le cozze. Il messaggio che lancia alla popolazione è chiaro: “I nostri prodotti sono sicuri, vi potete fidare”. I mitilicoltori si riservano di avviare azioni legali risarcitorie nei confronti di chi avrebbe procurato l’allarme diossina.

18 gennaio 2011 – A seguito di una convocazione assessorile, si riunisce il tavolo tecnico regionale istituito per la valutazione e la gestione del rischio da diossina e PCB-diossina simili riscontrati nei molluschi bivalvi di Taranto. Si legge nel verbale: “Il dirigente del Servizio PATP sottolinea le finalità del tavolo a seguito del mandato ricevuto nella riunione tenutasi giovedì 13 gennaio presso la Presidenza della Giunta Regionale; si è deciso di utilizzare il tavolo tecnico già istituito per l’emergenza Pcb e diossina negli allevamenti della provincia di Taranto allargandolo agli altri attori istituzionali, assessorati all’Ambiente e Agricoltura e CNR IAMC di Taranto.

I rappresentanti del Dipartimento di Prevenzione della ASL TA assumono l’impegno di far pervenire tutte le informazioni necessarie alla comunicazione istituzionale e riferiscono al Tavolo quanto già rappresentato nella relazione inviata con nota prot. 1977/P del 28/12/2010, parte integrante del presente verbale, dalla quale si evince che l’attività di monitoraggio sui molluschi bivalvi, già contemplata nel piano straordinario per Pcb e diossine, avviata nel mese di settembre 2010, evidenzia una situazione di attenzione per 3 risultati (valori comunque conformi in considerazione del Reg. Ce 1881/06 e s.m.i.) sui 13 effettuati.

Sottolineano, inoltre, le possibili ricadute negative sul territorio sotto il profilo economico e conseguenti tensioni legate ad una comunicazione di dati non ufficiali, come accaduto nei confronti di alcuni rappresentanti delle associazioni ambientaliste locali che la settimana scorsa hanno riportato, in una apposita conferenza stampa, alcuni risultati analitici sfavorevoli per Pcb+diossine analizzati presso l’INCA di Porto Marghera su campioni di molluschi bivalvi prelevati dai fondali del Mar Piccolo, su aree già interdette alla raccolta e commercializzazione dei mitili. Rappresentano, infine, la problematica inerente i mancati rinnovi delle concessioni demaniali, oramai scadute, rilasciate agli allevatori di mitili da parte dell’Amministrazione comunale; stante il permanere di tale situazione, si verrebbe a creare un totale abusivismo delle produzioni di mitili.

I rappresentanti dell’ARPA evidenziano come i valori dei monitoraggi sanitari sono già oltre i limiti di attenzione, mentre per quanto agli atti della relazione finale relativa alla caratterizzazione ambientale del SIN Mar Piccolo di Taranto, redatta da ISPRA, i dati disponibili su sedimento e biota, pur evidenziando aree di criticità e di evidente contaminazione dell’ambiente marino, sono difficilmente confrontabili ed utilizzabili ai fini di sicurezza alimentare dei mitili commercializzati. I rappresentanti del CNR-IAMC di Taranto nel concordare con le evidenze scaturite dai report della caratterizzazione del SIN ed in parte sovrapponibili agli studi condotti ed alla esperienza decennale sugli aspetti di biologia e biochimica marina dell’area interessata, evidenziano come il problema debba essere ricondotto all’inquinamento dei sedimenti ed al fenomeno del bioaccumulo, nel contempo si rendono disponibili a collaborare col tavolo per le finalità sopra evidenziate.

I rappresentanti dell’assessorato all’ Ecologia riferiscono sinteticamente quanto intrapreso già dal 2005 a seguito della individuazione dell’area di Taranto quale SIN di concerto col Ministero dell’Ambiente e dei lavori di caratterizzazione affidati alla Società Sviluppo Italia Aree produttive Spa. Come già rappresentato da ARPA Puglia alcune aree tra Mar Grande e Mar Piccolo sono state classificate ad elevato inquinamento per diversi contaminanti tra i quali anche i Pcb e per le suddette aree la normativa ambientale (D.lgs 152/06 e s.m.i.) prevede due possibili azioni, la messa in sicurezza o la bonifica. Rilevano, inoltre, come le fonti di tale inquinamento siano di tipo secondario e probabilmente connesse alle attività navali della Marina Militare svoltasi nei decenni passati.

Sottolineano, infine, che nella conferenza dei servizi che il Ministero dell’Ambiente convocherà a breve tra le parti interessate, la Regione Puglia si dovrà esprimere sulle azioni che intenderà intraprendere sul SIN di Taranto. Tutto ciò contemplando anche le eventuali misure di sicurezza alimentare alla luce del parere che l’ISS esprimerà a corredo del verbale della conferenza dei servizi. Alla luce delle considerazioni sin qui svolte, il tavolo tecnico ritiene opportuno disegnare un piano straordinario di campionamenti ufficiali che ampli per qualità e quantità l’ambito dei controlli, al fine di garantire una maggior tutela della salute dei consumatori. A tale scopo in un’ottica di collaborazione interistituzionale si individua un sottogruppo tecnico composto da rappresentanti di ASL, Arpa, CNR-IAMC, Università ed assessorati all’Ammbiente ed alla Sanità, per la puntuale definizione del piano straordinario di campionamenti delle matrici e delle determinazioni analitiche con relativa calendarizzazione, da produrre entro 48 ore.

Considerata la portata dalla iniziativa in atto, si demanda alla ASL di Taranto di avviare le opportune azioni di coinvolgimento ed informazione col Comune, Capitaneria di Porto ed ogni altro Ente interessato della tematica. Si demanda, altresì, alla ASL il compito di avviare opportuni incontri con le stesse finalità con le Associazioni dei mitilicultori tarantini. Sarà cura dell’Assessorato alla Sanità informare nel merito il Ministero della Salute e l’IZS di Teramo, che ha già efficacemente sostenuto il monitoraggio fin qui effettuato, per il sostegno di questa nuova fase di gestione dell’emergenza determinatasi”.

21 gennaio 2011 – A Palazzo di Città si tiene una conferenza stampa per presentare un patto con il centro commerciale Ipercoop per salvare e rilanciare l’immagine della cozza tarantina.

Passano i mesi, il monitoraggio continua, ma la vicenda sembra ormai finita nel dimenticatoio. A fine luglio, però, si arriva ad una clamorosa svolta. Una vera e propria tegola si abbatte sulla mitilicoltura ionica e sulla città.

22 luglio 2011 – Il sindaco Stefàno convoca all’improvviso una conferenza stampa per annunciare una notizia bomba: l’Asl ha emesso un’ordinanza per vietare il prelievo e la vendita delle cozze del primo seno di Mar Piccolo. Il motivo è presto spiegato: «Su sei prelievi, effettuati lo scorso 13 giugno, cinque sono risultati al di sopra della norma per quanto concerne la somma diossina-pcb: una media di 10,5 picogrammi (al grammo) rispetto al limite di 8 previsto dalla legge. Tale valore è da attribuire al pcb – spiega il dottor dottor Ripa, direttore del Servizio Veterinario del Diparimento di Prevenzione della Asl – invece, per quanto riguarda la sola diossina, tutti i prelievi sono risultati in regola». Si sottolinea che le  cozze del secondo seno e di Mar Grande sono nella norma. Nei giorni seguenti la Procura apre un fascicolo.

4 agosto 2011 – La Giunta comunale annuncia di voler impegnare 200 mila euro per supportare i mitilicoltori danneggiati dall’emergenza con contributi di solidarietà. E’ necessario, però, attendere una variazione di bilancio prima di procedere allo stanziamento.

9 agosto 2011 – Arrivano dall’Istituto Zooprofilattico di Teramo i risultati dei campioni di cozze prelevati il 19 luglio. I valori di pcb sono raddoppiati raggiungendo picchi di 18 picogrammi al grammo. Si decide che le cozze dovranno essere distrutte.

11 agosto 2011 – Riunione tecnica a Palazzo di Città per cercare nuove aree in Mar Grande dove collocare (temporaneamente) i mitilicoltori esiliati dal primo seno di Mar Piccolo. I vincoli che emergono sono tanti: il Mar Grande appare come un grande campo minato che lascia pochi spazi liberi. Durante l’incontro viene presentata una mappa del Cnr che illustra la distribuzione di pcb nei sedimenti dei due mari ionici. Il dottor Michele Conversano, responsabile del Dipartimento di Prevenzione della Asl, spiega che le aree più inquinate sono così collocate: nel Mar Piccolo in prossimità dell’Arsenale Marina Militare, degli ex cantieri navali e di una parte di Buffoluto (sotto il Ponte Punta Penna). In Mar Grande, invece, i punti critici sono davanti alla base militare di Chiapparo e nei pressi dello stabilimento Ilva ed altre attività industriali.

 

13 agosto 2011 – Taranto Futura tira fuori una relazione di Arpa Puglia trasmessa al Comune nel settembre del 2009. Nel documento vengono censiti tutti i trasformatori che sul territorio ionico ancora utilizzano il temibile apirolio, il Pcb riscontrato in dosi massicce nelle cozze del primo seno del Mar Piccolo. Tre i detentori citati risultano Marinarsen, Ilva ed Enel. Nel documento, inoltre, Arpa Puglia spiega che «la contaminazione delle aree a mare da inquinanti organici (Ipa e Pcb) è significativa; nei sedimenti le eccedenze riscontrate sono frequentemente di diversi ordini di grandezze superiori al relativo valore soglia di riferimento a testimoniare l’importanza dei fenomeno di contaminazione; sono state osservate eccedenze massime pari ad oltre il 3000% (oltre 30 volte) per Rame, Zinco e Piombo, presenti tra l’altro in gran parte dei campioni analizzati». Taranto Futura pone una domanda  precisa al primo cittadino: «Il sindaco, quando ha ricevuto la relazione dell’Arpa l’8 settembre del 2009 , cosa ha fatto? Ha disposto  il controllo e monitoraggio continuo del 1° e 2° seno del Mar Piccolo?».

17 agosto 2011 – Egidio D’Ippolito, presidente dell’associazione Pemios, uno dei mitilicoltori soggetti al divieto della Asl, commissiona (a sue spese) delle analisi all’Inca di Lecce. I molluschi vengono prelevati in quattro punti, gli stessi individuati dalla Asl. L’obiettivo è quello di avere una controprova. Intanto il settore mitilicolo è sempre più in ginocchio a causa delle vendite in caduta libera.

18 agosto 2011 – Il sindaco tiene una conferenza stampa a Palazzo di Città e annuncia che il novellame (ancora sano) resterà in Mar Piccolo per poi essere trasferito, probabilmente a febbraio 2012, nelle nuove aree di Mar Grande. Lo sfogo di Stefàno: «Il Comune non può fronteggiare l’emergenza da solo, le altre istituzioni facciano la loro parte».

26 agosto 2011 – La nuova riunione tecnica si chiude con un nulla di fatto in merito all’individuazione delle nuove aree in Mar Grande. Si decide di creare una task force. Tra i mitilicoltori cresce la protesta: «Siamo pronti a bloccare la città», dicono alla fine di una mattinata deludente.

30 agosto 2011 – Si riunisce per la prima volta la task force ma resta il nodo sulle nuove aree. La palla passa alla Marina Militare, a cui il Comune dovrà chiedere di poter utilizzare le aree circostanti tre boe utilizzate per l’attracco delle navi. I mitilicoltori, ormai esasperati dalle lungaggini burocratiche, bloccano il Ponte Girevole per sollecitare risposte concrete da parte delle istituzioni. Il tempo passa e la loro situazione economica diventa sempre più insostenibile.

31 agosto 2011 – Stefàno convoca i giornalisti. Si spera che dia buone notizie sulle nuove aree. Invece desidera lanciare un nuovo appello ai cittadini: «Mangiate le cozze di Taranto, sono le più controllate d’Italia. Intanto diventa operativo il gruppo di lavoro coordinato dal Centro Ittico Tarantino che dovrà raccogliere e quantificare le cozze contaminate da distruggere. In base ai quantitativi si deciderà l’entità del rimborso da riconoscere ai mitilicoltori danneggiati.

1 settembre 2011 – Arriva la contromossa dei mitilicoltori contro chi ha inquinato il Mar Piccolo. La cooperativa “Due Mari”, rappresentata da Egidio D’Ippolito, illustra in conferenza stampa i contenuti dell’esposto presentato alla Procura della Repubblica tramite l’avv.  Pasquale Bottiglione. Nell’atto si chiede di svolgere tutte le indagini necessarie per individuare gli autori e i responsabili di quello che viene  definito “il disastro ambientale in atto”, senza escludere “l’accertamento delle responsabilità penali pubbliche ove siano stati omessi fondamentali atti di prevenzione o di precauzione di natura amministrativa, anche in riferimento a quanto previsto dal codice dell’ambiente”. L’attenzione si concentra su attività industriali e cantieristiche che hanno trasformato il Mar Piccolo in una discarica di veleni.

7 settembre 2011 – Fabio Matacchiera (Fondo Antidiossina Taranto) rompe il silenzio con un video. «Avevo ragione io, i fatti mi hanno dato ragione – dice – non ho mai agito per screditare o denigrare il lavoro dei mitilicoltori, l’allarme che ho lanciato era finalizzato ad indurre chi di dovere ad intervenire al piu’ presto adottando misure urgenti per risanare l’ambiente e per consentire agli operatori del settore di portare avanti il loro lavoro, migliorando anche la qualità del loro prodotto e salvaguardando la salute di tutti i cittadini». Il video: http://www.youtube.com/watch?v=yGXFOXUoJMQ

13 settembre 2011 – Va al macero il primo carico di cozze contaminat. Parte  l’operazione «raccolta e smaltimento» per eliminare dal mercato le tonnellate di mitili del primo seno del mar Piccolo di Taranto inquinati oltre i limiti da pcb e diossine simili e ancora appese ai filari in mare. L’intervento è stato deciso dalla Asl e organizzato dall’Amiu, il cui inceneritore brucerà cozze fino a un massimo di 20 tonnellate al giorno che, in ogni caso, non saranno mai raggiunte, d’intesa con il Comune e il Centro ittico. Intanto si attende ancora la risposta della Marina Militare sulle nuove aree in Mar Grande.

29 settembre 2011 – Si riunisce, dopo circa un mese, la task force. Il Centro Ittico Tarantino presenta una nuova mappatura che tenta di accontentare tutti senza comprendere le aree intorno alle tre boe utilizzate dalla Marina Militare. Si pensa di chiedere una deroga alla delibera regionale attuativa del decreto legislativo che impedisce la mitilicoltura a meno di 500 metri dalla costa in presenza di scarichi fognari. Le nuove aree sorgerebbero a circa 200 metri. Un’ipotesi tutta da verificare. Intanto la palla passa alla Regione. Durante la riunione viene ribadita la necessità di procedere con il disinquinamento del primo seno di Mar Piccolo. E’ li che i mitilicoltori vogliono tornare. E’ lì che la cozza tarantina nasce e cresce con caratteristiche uniche al mondo.

10 ottobre 2011 – Procede la distruzione nell’inceneritore delle cozze contaminate. Finora si è arrivati a 1.500 tonnellate su un totale di 5.000. La media è di 60 tonnellate al giorno. L’erogazione dei contributi di solidarietà ai mitilicoltori danneggiati (200 mila euro stanziati dal Comune) potrebbe cominciare la prossima settimana.

14 ottobre 2011 – L’assessore comunale all’Ambiente, Sebastiano Romeo, convoca d’urgenza il tavolo sull’emergenza cozze per decidere il da farsi dopo aver ricevuto un documento del Ministero dell’Ambiente che sottolinea la gravità della situazione nel primo seno di Mar Piccolo e sollecita interventi da parte degli enti preposti per ridurre la contaminazione. Alla fine della riunione si decide di coinvolgere la Regione per ottenere i finanziamenti necessari per la realizzazione di uno studio di fattibilità, caratterizzazione e progettazione della bonifica. Sarà inviata una lettera all’assessore regionale all’ambiente Nicastro per chiedere lumi sullo stanziamento dei fondi previsti per il Polo scientifico-tecnologico tarantino e proporre l’utilizzo di quel denaro per realizzare tale studio. Inoltre si solleciterà la Regione per avere una risposta sulla deroga richiesta per collocare gli allevamenti di cozze in Mar Grande, ad una distanza inferiore ai 5oo metri rispetto alla costa (dove ci sono gli scarichi di emergenza dell’Aqp).

19 gennaio 2012 – Arriva finalmente il via libera della Giunta comunale per l’assegnazione delle nuove aree in Mar Grande, nella zona del Lungomare: 480.000 metri quadrati che si estendono a partire da una distanza di 200 metri dalla costa. Da segnalare, infatti, che il 15 novembre 2011, durante la riunione del tavolo tecnico regionale sull’emergenza cozze era stata  accettata la richiesta del Comune di Taranto di limitare a 200 metri il limite per il posizionamento delle cozze, a meno di 500 metri – quindi – dagli scarichi di emergenza dell’Acquedotto Pugliese (una deroga temporanea). Ora si punta ad effettuare il trasferimento del novellame dal primo seno di Mar Piccolo nelle nuove aree entro la fine di gennaio, in modo che possa partire immediatamente la classificazione delle acque per la mitilicoltura, la cui durata è di almeno sei mesi. L’obiettivo è quello di completare l’iter entro giugno, periodo previsto per la commercializzazione delle cozze.

EPILOGO

La storia, però, si è evoluta diversamente come dimostrano decine e decine di articoli pubblicati da InchiostroVerde nel disperato tentativo di evitare un epilogo drammatico. Il trasferimento in Mar Grande – che avrebbe potuto salvare i mitili da una nuova contaminazione – non è stato realizzato in tempo utile. L’ultima tegola sulla mitilicoltura tarantina è caduta il 4 giugno 2012, quando l’Istituto Zooprofilattico di Teramo ha fornito i risultati delle analisi di maggio: la media di pcb e diossine si è attestata intorno a 7,5 picogrammi al grammo, ben al di sopra del limite massimo imposto dalla normativa europea: 6,5. La sentenza di condanna per la produzione 2012 è arrivata dal tavolo tecnico regionale che si è riunito l’8 giugno 2012 a Bari: tutti i molluschi adulti dovranno essere distrutti: https://www.inchiostroverde.it/news/cozze-condanna-a-morte.html. Un danno vicino ai 4 milioni di euro.

Tutti i risvolti dell’emergenza cozze sono presenti sul nostro sito: un servizio gratuitamente fornito alla città con l’unica ambizione di informare in maniera libera, trasparente e disinteressata dando voce innanzitutto ai mitilicoltori, vittime di decenni di inquinamento incontrollato. A mancare, però, sono state le istituzioni che, a vario livello, hanno dimostrato di essere inadeguate nell’affrontare tale problematica. Il nostro ostinato lavoro di informazione, in ogni caso, continua. Rimane, infine, la speranza che un giorno il primo seno di Mar Piccolo possa tornare ad essere il fiore all’occhiello della mitilicoltura tarantina e che i responsabili (insieme ai complici) del suo attuale “annientamento” siano finalmente inchiodati alle loro gravissime responsabilità.

L’INIZIATIVA DI LEGAMJONICI – Qualcosa si è mosso a livello internazionale. Il comitato Legamjonici, coordinato da Daniela Spera, ha segnalato alla Commissione europea una serie di violazioni dei regolamenti comunitari. Secondo Legamjonici “le autorità competenti hanno mancato di effettuare i dovuti controlli richiesti dal Regolamento (CE) n.854/2004, oltre a non aver informato gli operatori del settore sulla eventuale presenza di contaminanti che potevano mettere a rischio la qualità dei loro prodotti, come richiesto dal Regolamento (CE) n.853/2004”. E’ questo un altro aspetto della vicenda su cui i tarantini devono pretendere la massima chiarezza. Non è solo sugli inquinatori che bisogna indagare, ma anche su tutti coloro che eventualmente si sono resi protagonisti di gravi distrazioni e colpevoli omissioni. Se il primo seno di mar Piccolo è stato condannato a morte le responsabilità sono anche loro.

luciano carrieroAGGIORNAMENTO AL 29.07.2013  – Luciano Carriero, presidente della cooperativa “Cielo Azzurro”, l’unico che ha potuto trasferire il suo allevamento in mar Grande non può ancora vendere le cozze perché è in attesa che si concluda l’iter relativo alla classificazione di quelle acque per la mitilicoltura.  Davanti al serio rischio di perdere anche la produzione del 2013 (dopo le due annate precedenti),  minaccia di incatenarsi davanti a Palazzo di Città o sotto la Prefettura per far sentire il suo grido disperato alle istituzioni. Intanto, la Cabina di Regia per le bonifiche del Sin di Taranto e Statte, coordinato dal commissario  Alfio Pini, ha incaricato Arpa Puglia di effettuare uno studio approfondito sulle fonti inquinanti ancora attive e sulla tecnica più adatta per disinquinare il primo seno di mar Piccolo. Dragare? Coprire i fondali (capping) oppure lasciare che la natura compia il suo corso?

vera corbelliAGGIORNAMENTO AL 15.11.2014 – Lo studio condotto da Arpa Puglia – in collaborazione con Cnr e altri enti – presentato in Cabina di Regia nel mese di aprile, viene reso pubblico dopo sette mesi. Il documento viene pubblicato in anteprima da InchiostroVerde il 10 novembre, dopo una richiesta di accesso agli atti presentata ad Arpa Puglia. Questo lavoro sarà sufficiente ad orientare le scelte delle istituzioni sul tipo di disinquinamento da adottare per il recupero del primo seno? Il neo commissario per le bonifiche Vera Corbelli intende approfondire alcuni aspetti ancora poco chiari per evitare interventi inutili o dannosi. Il resto della storia lo trovate qui: https://www.inchiostroverde.it/mar-piccolo/

Alessandra Congedo

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