Arsenale, la rabbia dei sindacati

Ed hanno ben chiari nelle mente i responsabili del declino dell’Arsenale: “Il Contrammiraglio Imbriani nuovo direttore dell’Arsenale, già dal suo insediamento, ha tranquillizzato con promesse verbali ed argomenti già noti e ripetuti più volte da tutti i direttori che si sono avvicendati, negli anni precedenti. Siamo stanchi e stufi di solo parole senza nessuna traccia di accordi sottoscritti sempre validi nel tempo. Tutto ciò è una strategia del Ministero della Difesa e Governo che, come il Contrammiraglio Boldrini, uomo totalmente silenzioso che a Taranto e in Arsenale, nessuno si accorgeva della sua presenza, poiché con il suo troppo silenzio si consentiva ad altri siti di attrezzarsi portando lavoro in altri cantieri” affermano.
Ma come spesso accade nella storia di questa città, a deciderne le sorti sono sempre i piani alti presenti a Roma: “Le notizie che ci giungono sono ormai dell’assoluta negazione di mettere risorse a disposizione della struttura di Taranto. Invitiamo, pertanto, tutte le Istituzioni nazionali e locali (parlamentari, Regione Puglia, Provincia e Comune di Taranto), affinché – facendo un fronte unico – si eviti che un altro pezzo di lavoro della storia di Taranto possa prendere altri lidi. Metteremo in campo tutte le iniziative possibili per salvare il “Sistema Difesa” che dà occupazione a tanti nostri concittadini”.
“E’ da oltre un anno e mezzo che ci tolgono ossigeno. C’è un disegno preciso per spostare l’attività ed i lavori di manutenzione a La Spezia. Lì si pensa di trasferire Nave Cavour e Fincantieri non pare voler avere contatti con l’Arsenale di Taranto” attaccano ancora i sindacati. che concludono: “In mancanza di risorse, già cinque aziende hanno già fatto richiesta di cassa integrazione, altre sono prossime alla cessazione o al licenziamento dei propri dipendenti dell’indotto entro il prossimo mese di dicembre”.
