Greenpeace: gli Arctic30 lasciano Murmansk ma non la Russia

Il modo più comune per trasportare i detenuti in Russia è un treno prigione, che può essere attaccato a un treno passeggeri oppure a un treno merci. I detenuti viaggiano in speciali carrozze suddivise in celle, solitamente non riscaldate, per quattro persone, con due cuccette di legno su ogni lato. Non c’è alcuna conferma al momento che gli Arctic30 stiano viaggiando in questo modo. «Il nostro team a Murmansk ha comunque fornito loro abiti caldi supplementari per affrontare il viaggio» spiega Onufrio.
A differenza di Murmansk, a San Pietroburgo c’è qualche ora di luce in più in inverno, e per i familiari e i diplomatici sarà più facile visitare gli Arctic30. Tuttavia non c’è nessuna garanzia che le condizioni di detenzione saranno migliori, anche perché possono essere ospitati in diversi centri di detenzione preventiva. Per il momento resta a carico degli Arctic30 – 28 attivisti, tra cui l’italiano Cristian D’Alessandro e 2 giornalisti – sia l’accusa di vandalismo che quella di pirateria che ufficialmente non è mai stata ritirata, nonostante le dichiarazioni delle autorità russe. «La loro incarcerazione è semplicemente illegittima. Non sono né vandali, né pirati. Sono innocenti e devono essere scarcerati subito. La protesta pacifica per la difesa dell’Artico non è un crimine, ma un grande servizio reso all’umanità» conclude Onufrio.
NOTA STAMPA GREENPEACE
