Le vittime del silenzio e della disinformazione su Gaza continuano | La situazione è totalmente fuori controllo

A Gaza la situazione peggiora sempre di più col passare dei giorni. La campagna di disinformazione è al suo massimo storico.
Il 25 agosto 2025, un raid israeliano sull’ospedale Nasser a Gaza ha causato la morte di almeno 20 persone, tra cui 5 giornalisti, uno dei quali collaborava con Reuters.
Ankara ha denunciato l’attacco come un colpo alla libertà di stampa e un crimine di guerra.
Come di consueto Israele non nega di aver condotto l’operazione, ma insiste che la morte dei giornalisti non fosse intenzionale. Si appella al fatto che si sia trattato di un tragico errore.
Questa tragedia è l’ennesimo episodio di una massiva campagna di disinformazione che continua da troppo tempo da parte di Israele.
L’arrivo degli influencer
In un momento delirante, mentre la stampa internazionale resta esclusa da Gaza dal 7 ottobre 2023, Israele ha autorizzato l’ingresso di dieci influencer americani e israeliani. Costoro secondo il governo potranno mostrare il “lato positivo” della situazione nella Striscia.
Tra bancali di aiuti, mercati e persone che mangiano serenamente, i video veicolano un messaggio ben orchestrato come nei regimi dittatoriali. Viene ripetuto che “ci sono cibo e opportunità a Gaza ed è Hamas che blocca la distribuzione”. Una narrativa manipolata che fa
parte della propaganda.
Il video dell’infermiera: un falso grottesco
Sui social è rimbalzato massivamente anche un video. Qui si vede una presunta infermiera dell’ospedale al‑Shifa che denuncia il furto di medicine e carburante da parte di Hamas. Tuttavia, appare troppo teatrale, con un accento forzato e secondo gli esperti si tratta di un contenuto non autentico. Il caso rientra in quella che si può far rientrare nella campagna propagandistica disinformativa di contenuti costruiti ad arte utilizzati per giustificare azioni militari e influenzare l’opinione pubblica a favore di Israele.
In questo circo mediatico è stata coinvolta anche Francesca Albanese, relatrice speciale ONU sui Territori Palestinesi occupati dal maggio 2022. La donna ha esposto critiche chiare contro l’occupazione israeliana. Ha chiesto apertamente un cessate il fuoco immediato, denunciando il rischio di pulizia etnica. Ergo Israele le ha vietato l’ingresso nei territori occupati, citando le sue posizioni critiche sull’origine dell’attacco di Hamas. Le accuse contro di lei di antisionismo, sono l’esempio di una politica aggressiva volta a delegittimare chi viola la narrazione ufficiale israeliana. La narrativa ufficiale viene cucita online tramite influencer e video manipolati per negare un genocidio in atto. In questo modo non ci può essere un dibattito internazionale di voci indipendenti contro questa operazione di pulizia etnica.