Taranto è sicuramente una città difficile da amministrare per i tanti problemi che la affliggono. Ma è anche una città con una gran voglia di ripartire e sfruttare le proprie potenzialità. Per questo avrebbe bisogno di progetti certi e crono-programmi definiti.
E invece ci tocca rimanere sempre in bilico, tra progetti che non decollano e finanziamenti che arrivano, forse, chissà. Attualmente viviamo nel limbo dell’attesa delle prossime elezioni amministrative che ci porranno comunque davanti ad una realtà che non meritiamo e che non vorremmo.
Se infatti verrà confermato nuovamente sindaco Rinaldo Melucci, vorrà dire che avremo perso inutilmente e inopportunamente quasi un anno di governo della città. Melucci infatti dovrà riprendere i tanti progetti che cominciavano a cantierizzarsi, dalle linee di bus elettrici al parco della Salinella, dalla riqualificazione del Lungomare alla realizzazione delle strutture sportive per i Giochi del Mediterraneo del 2026.
In ballo oltre un miliardo di euro provenienti dal PNRR e dal CIPE che lui o chi altri verrà dovrà gestire al meglio.
Attualmente tutto viene deciso dal Commissario prefettizio Vincenzo Cardellicchio che avendo però solo poteri di normale attività amministrativa non può certo impegnare fondi in grandi opere.
Da qui nasce il dubbio se l’operazione di caduta di Melucci, pilotata dai 17 consiglieri che hanno firmato le proprie dimissioni, sia stata davvero utile alla città e non piuttosto una discutibile e irrituale operazione politica di indebolimento di un sindaco a pochi mesi dalla tornata elettorale.
Indebolimento voluto in modo trasversale anche da consiglieri per lungo tempo parti integranti della giunta e poi ritrovatisi uniti, tranne qualche eccezione, nel nuovo progetto elettorale che vedrà l’ex segretario provinciale del PD Walter Musillo candidato sindaco concorrente di Melucci.
Operazione questa che prevede l’appoggio di forze politiche eterogenee, dalla Lega a Fratelli d’Italia, dal nuovo PSI a Forza Italia, da AT6 alla destra più estrema, con il contributo appunto di ex PD e un esponente della lotta ambientalista.
Coalizione che non ha ancora annunciato un preciso programma ai cittadini elettori e che dovrà probabilmente trovare una mediazione tra le tante forze politiche che la costituiscono.
Taranto non è città che dovrebbe permettersi vuoti amministrativi e incertezze sui programmi, soprattutto in considerazione della crisi economica post pandemia e la sempre presente emergenza ambientale e sanitaria.
E a proposito di crisi ambientale, si spera che con l’arrivo dei 575 milioni sequestrati ai Riva, dopo aver scongiurato il subdolo tentativo del governo di destinarli ad una improbabile decarbonizzazione dell’ex Ilva, possano davvero partire le opere di bonifica più complesse che sia con il precedente Commissario Vera Corbelli che con l’attuale Prefetto Demetrio Martino sono state in buona parte rimandate o iniziate solo parzialmente.
Anche in questo caso, l’incertezza dello stanziamento dei fondi necessari, nonchè la mancanza di progettualità e solida organizzazione hanno influito e influiscono negativamente sulla realizzazione delle opere indispensabili alla città, indipendentemente dalla competenza e buona fede dei Commissari.
Non esiste infatti fino ad ora una vera e propria organizzazione di supporto al Prefetto nel suo ruolo di Commissario pro tempore delle bonifiche (il suo mandato scadrà il 31 marzo) e questi, proprio nelle ultime settimane ha emesso un avviso pubblico per la selezione di dirigenti che faranno parte dello staff del prossimo Commissario che il governo nominerà.
Ci chiediamo come sia possibile che già da anni non sia stata creata una struttura organizzativa di esperti e tecnici adibiti a tempo pieno allo studio e alla realizzazione delle bonifiche e ci si sia dovuti rivolgere quasi sempre a consulenti esterni e che solo adesso si tenti di porvi rimedio.
Insomma, incertezza e precarietà continuano ad essere uno dei mali di Taranto che avrebbe invece bisogno di programmi ben scritti e obiettivi realizzabili in tempi e modi certi.
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