Della riduzione dei sussidi statali alle attività ambientalmente dannose non vi è traccia nel “decreto clima” presentato ieri dal ministro Sergio Costa. Questo provvedimento, probabilmente smussato e addolcito per non far danno alle imprese, dovrebbe essere inserito nella legge di bilancio che verrà discussa in Parlamento.
Il “decreto clima” presentato , svuotato del contenuto più atteso, non garantisce certamente una svolta ambientalista del governo PD – M5S. Qualche incentivo alla rottamazione delle auto più inquinanti; qualche migliaio di euro ai Comuni che potranno spenderli per piantare alberi e potenziare le corsie riservate; qualche incentivo ai negozi che allestiranno il banco per i detersivi alla spina: questa la svolta verde del governo!
450 milioni di euro il costo delle misure introdotte: una briciola nel bilancio dello Stato e una cifra ridicola se confrontata ai 100 miliardi che la Germania ha previsto come investimento per la trasformazione green dei prossimi anni.
Una delusione per chi aveva sperato in una vera politica di attenzione per l’ambiente, soprattutto alla luce del discorso programmatico dl Presidente del Consiglio Conte in occasione della nascita del nuovo governo.
Riqualificazione urbana, stop alle trivellazioni, riciclo dei rifiuti, agricoltura eco sostenibile, trasformazione energetica verso fonti rinnovabili, attenzione al benessere delle generazioni future: di tutto questo non vi è traccia nel “decreto clima” varato ieri dal governo.
Ricordiamo che Conte, sull’onda dell’ambientalismo crescente, aveva perfino dichiarato che la tutela dell’ambiente sarebbe stato un principio da inserire in Costituzione.
Non penalizzare il ciclo produttivo della nostra economia: basta questo a bloccare qualunque spinta ambientalista nelle politiche di governo italiane. Troppa la paura di compromettere la nostra debole economia e, probabilmente,
troppe le pressioni delle lobby del fossile che, in barba a qualunque rischio clima, continuano a fare utili stratosferici.
La dimostrazione più eclatante di questo timore di cambiamento la abbiamo a Taranto, capitale del fossile. Carbone per il siderurgico e petrolio per la raffineria restano infatti testimoni di un modello produttivo del tutto basato sul fossile a cui non si intravede alternativa per precise scelte di chi ci governa.
L’economia di Taranto non cambierà, continueremo a fare aerosol di fumi industriali, ma avremo forse un paio di supermercati con il banco detersivi ecologici e qualche albero in più, magari sulle collinette di rifiuti da poco messe in sicurezza.
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