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Ilva e Taranto, Melucci pronto a restare ma per fare cosa?

TARANTO – Il sindaco Melucci ritira le dimissioni perché glielo chiede la città… Ma ci faccia il piacere! Per fare cosa? Qualcuno potrebbe spiegarcelo? Qualcuno ha un progetto per questa Taranto che assomiglia sempre più ad un deserto industrializzato?

La rinascita di Taranto non passa certo per le mani di un sindaco industrialista che ha ormai sposato la scelta imposta di rendere la città la roccaforte del potere delle multinazionali dell’acciaio e del petrolio.

Ormai questa è la scelta per Taranto: farne l’area della produzione industriale primaria, cioè di quella parte iniziale della filiera chimica e manifatturiera che si ferma alla lavorazione delle materie prime (minerali ferrosi e petrolio) che creeranno altrove la vera ricchezza, laddove cioè saranno utilizzati o trasformati per generare enorme valore aggiunto, quasi sempre nelle regioni del Nord.

È un’industria di massa quella di Taranto, un’industria che si ferma alla sola produzione dei beni e che non genera altro che salari sufficienti per sopravvivere a migliaia di famiglie. Tutto intorno il nulla. Niente fabbriche che lavorino l’acciaio, niente imprenditori che sperimentino modelli produttivi alternativi. Solo navi, camion e treni che partono carichi di rotoli d’acciaio e autocisterne piene di carburante.

La ricchezza la vediamo partire da Taranto, ma ce ne sobbarchiamo solo i costi per produrla. La nostra industria è paragonabile a quella agricoltura intensiva che sfrutta i suoli e non fa crescere neanche un filo d’erba spontaneo nei campi coltivati.

Monocoltura e monocultura sono due sinonimi a Taranto. Solo industrie, sempre le stesse, e nessuna diversificazione. Dobbiamo necessariamente vivere e morire di industria e chi non lo accetta deve andare via da qui.

I dati demografici dimostrano come la nostra città si stia lentamente svuotando, perdendo energia e vitalità, diventando sempre più vecchia nella sua popolazione, più di quanto accade altrove. E non facciamoci illusioni, nulla cambierà nei prossimi anni.

L’arrivo di ArcelorMittal non può fare altro che rafforzare questo minimalismo economico-industriale che ha permeato Taranto. Parliamo infatti di una multinazionale con oltre 200.000 dipendenti che fattura miliardi e miliardi di dollari e che genera utili a nove zeri, ai primi posti per produzione mondiale di acciaio con industrie sparse in tutti i continenti.

I Riva al confronto erano un topolino nel panorama mondiale della siderurgia. Multinazionali del livello di ArcelorMittal riescono a condizionare le politiche di intere nazioni e non si fermano certo con qualche esposto alla magistratura o con qualche marcia di protesta degli ambientalisti.

La produzione di acciaio aumenterà a Taranto, fino ad otto milioni di tonnellate nel 2024, quando si rimetterà in funzione AFO 5. Questo dicono i piani industriali e in genere le multinazionali non scrivono previsioni campate in aria.

ArcelorMittal, oltre che una multinazionale dell’acciaio, è anche una potenza produttiva dell’industria mineraria, gestendo e sfruttando giacimenti di carbone e minerale ferroso in tutto il mondo. Difficile perciò pensare ad un cambio di rotta che porti ad un rapido abbandono del fossile.

Cosa può fare Melucci per Taranto? Riuscirà a far rinascere la Città Vecchia salvando il salvabile dopo decenni di incuria? Riuscirà a portare più facoltà universitarie in riva allo Jonio? Pretenderà una sanità all’altezza del bisogno della popolazione? Incentiverà il turismo? Pretenderà la bonifica delle aree inquinate?

Vorremmo sentire questo dal sindaco, visto che forse ritirerà le sue dimissioni mosso dal senso del dovere per una città che a suo dire gli chiede di non mollare. Ora che sarà più forte, con il supporto in Consiglio Comunale che si vocifera potrebbe andare dal PD ad AT6, passando per FI, Melucci forse ci stupirà con un cambio di rotta?

Ci piacerebbe, ma dubitiamo fortemente che ciò possa avvenire. Molto più semplicemente assisteremo a un cambio di assessori e ad un valzer di poltrone. In ogni caso ci apprestiamo a vedere molto presto lo sceneggiato “Melucci 2: la vendetta”.

 

Giuseppe Aralla

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Giuseppe Aralla

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