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Ilva: tutti gli interrogativi su salute, emissioni diffuse e aree contaminate

Ilva nelle mani degli indiani: ma tutti hanno ben chiaro come verrà gestita e quali conseguenze vi saranno per i lavoratori e per la città? Non è certo facile per i non addetti ai lavori districarsi tra accordi sindacali, piani ambientali ed industriali, sequestro degli impianti comunque in uso, affitto della società e futuro acquisto, limiti di produzione e tante altre situazioni poco chiare.

A dire il vero, e ormai da diversi anni che la gestione e l’attività di Ilva seguono percorsi talmente contorti e complicati che sarebbe impossibile riassumerli. Si pensi solo che abbiamo assistito al sequestro degli impianti e dell’acciaio già pronto per essere venduto, all’arresto dei Riva, alla nomina dei Commissari governativi, alla crisi economica e al possibile fallimento, agli aiuti di Stato, alle lunghe trattative per la cessione e poi la storia degli ultimi mesi con la firma dell’accordo con Mittal che tanto ha entusiasmato il ministro Di Maio.

Tutto ciò si intrecciava con forti tensioni nell’opinione pubblica divisa tra coscienza ambientalista, paura per il rischio sanitario, esigenza di mantenere i livelli occupazionali e reddituali. Il sindaco, il presidente di Regione, i ministri, hanno contribuito con le loro idee, spesso discordanti e addirittura contrastanti, a complicare ulteriormente la questione Ilva.

Sia come sia, forse è addirittura inutile pensare a tutto ciò che in questi ultimi anni è avvenuto. Sarebbe invece molto più utile toglierci tutti i dubbi su ciò che accadrà in futuro.

Occupazione

I lavoratori di Ilva manterranno davvero gli stessi diritti acquisiti della precedente gestione? Avranno la garanzia di non ritrovarsi senza volerlo tra gli esuberi? Avranno ancora la possibilità di ottenere il riconoscimento del danno alla salute per gli anni di lavoro precedenti alla nuova assunzione? Manterranno la collocazione nei reparti attuali? Manterranno gli attuali livelli di reddito?

– Emissioni

Nel piano ambientale si parla molto chiaramente di emissioni controllate che non dovranno aumentare e che condizioneranno così eventuali incrementi di produzione. Stesso discorso varrà per le emissioni diffuse non facilmente quantificabili? Quali emissioni verranno considerate? Si terrà conto anche delle emissioni di CO2?

Eventuali aumenti dei livelli di inquinanti misurati in città dalle centraline ARPA influiranno sulla limitazione della produzione e sull’applicazione di misure anti inquinamento più rigide?

– Suolo, Falda, Mare

Tutta l’area industriale e ampie zone ad essa limitrofe presentano preoccupanti livelli di inquinamento del suolo e della falda con superamento dei livelli di attenzione per un elevato numero di sostanze inquinanti (metalli, idrocarburi, pcb); ampie aree marine (primo seno Mar Piccolo e fascia costiera più prossima all’area portuale) presentano inquinamento del sedimento (metalli, diossine, PCB).

Si prevede che il rispetto del piano ambientale di Ilva porterà un miglioramento dell’inquinamento delle suddette matrici acqua e suolo? In che tempi? Eventuali peggioramenti dei livelli di inquinanti in queste matrici influiranno sulla modulazione dei livelli produttivi?

– Salute

Da anni ormai le indagini statistiche ed epidemiologiche svolte nella nostra città e soprattutto i dati del registro tumori indicano un preoccupante eccesso di patologie e morti molto presumibilmente legate all’inquinamento ambientale.

Malattie polmonari e cardiache, tumori, disturbi cognitivi nei bambini sono oggetto di attente osservazioni da parte degli organi sanitari competenti che ne monitorano l’andamento evidenziando parecchie criticità soprattutto nelle aree urbane più prossime all’industrie.

Lo stato di salute della popolazione tarantina in che modo influirà sulla produzione? Si agirà in modo preventivo con modelli virtuali di previsione che metteranno in relazione livelli di produzione e rischio sanitario oppure si agirà sulla produzione solo in seguito alle effettive misurazioni di danno sanitario?

A tutte queste domande vorremmo risposte chiare ed esaustive, non nascoste nei meandri di contratti fatti solo per addetti ai lavori. Qualcuno ha detto che potremo essere tutti sentinelle ambientali, ma per controllare cosa se non conosciamo le regole del gioco?

Giuseppe Aralla

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