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Ilva, possibile che tutto debba finire sempre a tarallucci e vino?

TARANTO – Facciamo ricorso, anzi lo ritiriamo. Ma no, aspettiamo. Quasi una commedia all’italiana ricca di malintesi, dispetti, riappacificazioni e finale a tarallucci e vino, quella che ha visto protagonisti in questi giorni il sindaco di Taranto Melucci, il presidente della Regione Puglia Emiliano e il ministro dello Sviluppo Calenda.

E come in tutte le commedie non è mancato il colpo di scena rappresentato in questo caso dall’atterraggio sulle rive dello Ionio, anzi all’aeroporto di Grottaglie (scalo riservato solo a importanti rappresentanti istituzionali), del ministro che, sull’orlo di una crisi di nervi, abbandonando ogni stupido orgoglio, ha teso la mano al sindaco Melucci, a sua volta rinfrancato dal poter finalmente tornare a sorridere.

È stata una intesa politica, ha fatto capire il Sindaco, non siamo entrati per nulla nei dettagli del Dpcm. L’importante è che gli enti locali, Comune e Regione, potranno essere attori coprotagonisti del nuovo piano ambientale ed economico che modificherà quanto già previsto dal Dpcm oggetto del ricorso al TAR che tanto ha intimorito il ministro Calenda.

Quali gli obiettivi che vi proponete di raggiungere al tavolo a cui parteciperete tanto da ritenervi soddisfatti? È Emiliano, decisamente più abituato a rispondere alle domande senza sbilanciarsi troppo, a spiegare che non si può iniziare una trattativa con degli obiettivi troppo rigidi che renderebbero impossibile l’accordo.

Certamente, spiegano i due rappresentanti pugliesi, si difenderà con decisione l’indotto con le ditte esterne che lavorano per Ilva e si tenterà di ridurre al minimo il numero di esuberi del personale.

Diecimila operai che lavoreranno con la produzione a pieno regime sembrano davvero pochi rispetto a quelli che Ilva impiegava fino a qualche anno fa. Altra questione che dovrà necessariamente essere considerata nel nuovo piano che verrà scritto a più mani sarà la valutazione del danno sanitario.

Forse sono davvero buone le intenzioni di Melucci ed Emiliano ed ambizioso il progetto di incidere profondamente su un piano industriale ed ambientale che lasciava del tutto insoddisfatti molti osservatori. Ma non siamo proprio certi delle possibilità concrete di ottenere chissà quali risultati da parte dei due rappresentanti politici.

L’impressione è che, nel tavolo che nascerà, l’aspetto economico potrebbe prevalere su qualunque altra questione di salvaguardia ambientale e sanitaria e che sindaco e presidente potrebbero non avere la forza politica necessaria per modificare a sufficienza quanto già scritto nel Dpcm.

Quell’oggettività di giudizio che l’eventuale bocciatura del Dpcm da parte di un tribunale avrebbe forse garantito, potrebbe in parte annacquarsi nel gioco della politica, fatta di compromessi ed accordi non sempre chiarissimi. Essere inoltre amministrati da un sindaco e da un presidente di regione cofirmatari di un piano ambientale che potrebbe in futuro dimostrarsi insufficiente a tutelare Taranto e i suoi cittadini è come aver bruciato un jolly a scala quaranta.

Saranno Melucci ed Emiliano disposti a lottare con la stessa forza mostrata fino a l’altro ieri contro un piano ambientale ed industriale che essi stessi avranno contribuito a scrivere? Difficile davvero giudicare l’operato di Melucci ed Emiliano: probabilmente nella scacchiera della politica hanno giocato molto bene le loro mosse.

Purtroppo gli obiettivi politici non sempre coincidono con le migliori scelte a favore della gente, ma se così dovesse essere, lo vedremo abbastanza presto. Certamente Ilva, con l’accordo di oggi, è come se avesse ottenuto un’assicurazione sul futuro che gli permetterà di continuare a produrre acciaio ancora per diversi anni con tutto ciò che questo comporterà per le nostre vite.

Da domani finirà, almeno, quell’insopportabile lavaggio del cervello durato per tutto il periodo dello scontro istituzionale tra enti locali e governo che come un mantra ci ripeteva attraverso giornali e televisioni: Ilva non può chiudere, Ilva è strategica per la nazione. Evviva!

Giuseppe Aralla

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