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Taranto: dove il degrado regna sovrano – L’indecente eredità di una giunta col Pd

TARANTO – In primavera, in genere, gli alberi hanno le foglie verdi e sono spesso fioriti e il paesaggio è più bello, perfino nelle remote periferie delle città. A Paolo VI, invece, in quello che potrebbe essere il quartiere migliore di Taranto, gli alberi hanno le foglie come in autunno anche a giugno.

Le aree a verde tra i palazzi sono campi incolti invasi da erbacce e il fuoco si fa gioco dei poveri alberi superstiti che, anno dopo anno, perse le foglie bruciate, si trasformano in tanti scheletri di legno. Qui decoro urbano è un concetto astratto, come cittadinanza, integrazione, uguaglianza, diritti sociali. Bisogna viverci nei palazzi spuntati come funghi ai confini della città per comprendere quanto lontane siano le vie del centro coi marciapiedi di marmo, con le vetrine dei negozi illuminate.

Lo sanno i candidati sindaco cosa significa aspettare un autobus che non arriva ad una fermata nel deserto di una periferia? Esiste lo Stato dove non vedi un vigile urbano, dove il lavoro è una chimera, dove i bambini crescono a pane e degrado? Taranto deve rinascere soprattutto da qui, dai quartieri più difficili, dai viali di periferia, dove nessun sindaco ha mai passeggiato di sera, per i quali nessun amministratore ha presentato progetti sovvenzionati con fondi europei. E grandi responsabilità ha la giunta attuale, con il Pd in prima fila, un partito che oggi tenta di accreditarsi come migliore e più efficiente di altri dopo aver amministrato per anni insieme a Ezio Stefàno.  Nelle sporche periferie tarantine i volontari del Pd in maglietta gialla non si vedono manco con il lanternino.

È terra di nessuno la periferia, dove è difficile sentirsi cittadini, dove l’abitudine al brutto diventa un male oscuro che incupisce gli animi fin da piccoli. Abbandono scolastico, disoccupazione, micro criminalità trovano terreno fertile quando lo Stato ti volta le spalle, relegandoti ad una cittadinanza di serie B. C’è un lavoro enorme da fare su tanti fronti a Taranto, ma riportare dignità urbana alle tante periferie dimenticate è cosa prioritaria, ormai improcrastinabile.

Su questi problemi vorremmo conoscere le strategie dei candidati alle amministrative, soprattutto di chi fa di queste aree della città bacino di voti facili,  sicuri, che fanno conquistare uno scranno in Consiglio comunale quasi magicamente, senza neanche la necessità di impegnarsi in grandi campagne elettorali. Paolo VI è solo la punta di un iceberg, il quartiere dove maggiormente è visibile il mal governo delle ultime amministrazioni, ma tutte le periferie di Taranto mostrano sofferenza e conseguente degrado urbano.

Basta fare un giro a Taranto 2 e nel quartiere Salinella per assistere all’indecoroso spettacolo dei cassonetti sempre stracolmi di rifiuti, oppure a Lido Azzurro per verificare la completa assenza di riferimenti urbanistici essenziali (caserme, presidi sanitari, uffici comunali), oppure percorrere il dedalo di stradine di Lama e San Vito per rendersi conto di come sia stato deleterio permettere di costruire senza un appropriato piano regolatore o addirittura non contrastando l’abusivismo.

Un gran lavoro dicevamo, che deve essere diretto sia al miglioramento urbano di queste periferie, sia al coinvolgimento personale di chi abita queste aree più dimenticate, agendo in particolare sulla formazione del senso civico dei ragazzi che potrebbero essere coinvolti nella progettazione e realizzazione di opere che possano stimolare la loro partecipazione ( ampetti di calcio, giardini, riqualificazione di piazze, murales).

Maggiori investimenti nella riqualificazione urbana e una più assidua presenza delle istituzioni e delle associazioni di volontariato potranno forse ridurre la distanza tra periferie e centro cittadino: questo un primo passo necessario per far sentire tutti cittadini. Certamente la riqualificazione delle periferie è un processo lungo, complesso e che deve vedere l’impegno di più amministrazioni comunali che verranno, ma deve essere comunque considerato programma prioritario anche in una Taranto dai mille problemi (ilva in primis).

Giuseppe Aralla

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