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Giro d’Italia 100: bilancio di un amore infinito

Si consuma tutto in pochi secondi, il tempo di un leggero movimento della testa da un capo all’altro del collo, eppure richiama sempre migliaia di spettatori. Parafrasando la celebre frase del film “Quarto Potere” si potrebbe dire: “È il ciclismo, bellezza”. Perché le due ruote sono sudore e passione, stanchezza e soddisfazione, colore e allegria. L’essenza del ciclismo, nel nostro Paese, si riassume così: Giro d’Italia.

Spenti i riflettori sul primo traguardo pugliese (la settima tappa che ha condotto i corridori da Castrovillari ad Alberobello) ci si prepara a vivere la secondo giornata della carovana ciclistica in Puglia (oggi, sabato 13 maggio, da Molfetta a Peschici). Tuttavia i primi giudizi possono essere già scritti. Perché oltre al vincitore di tappa il vero grande protagonista della manifestazione è il pubblico. Uno spettacolo nello spettacolo. Sempre colorato, allegro, emozionato nel vedere i protagonisti della competizione.

Il motto di questa centesima edizione del Giro d’Italia è amore infinito. Ed è proprio così: perché dopo oltre un secolo dalla nascita della competizione rosa, l’entusiasmo da parte di tutti (organizzatori, spettatori, atleti) sembra essere immutato. Il ciclismo è come una moglie: la si ama incondizionatamente, la si supporta anche (e soprattutto) nei momenti di difficoltà. E nel corso di un secolo, di gioie e di tragedie, nel ciclismo e nel Giro, se ne sono vissute molte.

Indimenticati ed indimenticabili, solo per citare alcuni momenti di questa lunga storia, il periodo “eroico” di Luigi Ganna, quando pedalare era un massacro fisico e psicologico; la rivalità tra Fausto Coppi e Gino Bartali; gli sprint di Mario Cipollini e le imprese di Marco Pantani. Proprio il Pirata di Cesenatico è stato l’ultimo grande vincitore dell’accoppiata Giro d’Italia – Tour de France ma anche il simbolo di un dramma moderno avvolto in un mistero non ancora chiarito del tutto.

Un destino fatale, con le dovute differenze, che porta via campioni troppo presto: Pantani come Michele Scarponi. Proprio i due “scalatori”, campioni profondamente amati dal pubblico, sono stati ricordati anche ieri ad Alberobello. Una gigantografia di Scarponi è stata posizionata a poche centinaia di metri dal traguardo e, poco distante, una scritta ricordava il Pirata. Il popolo dello sport non dimentica, soprattutto chi ha fatto vivere emozioni intense come i due corridori scomparsi prematuramente.

Non solo memoria, la città dei trulli (per la prima volta traguardo di tappa) ha celebrato nel migliore dei modi questo avvenimento. Addobbi rosa e migliaia di persone nelle vie del centro cittadino hanno avvolto la carovana del Giro con un calore umano avvertito da addetti ai lavori e non. Si dice che il Sud sia particolarmente caloroso, ieri la dimostrazione di affetto di residenti e turisti ha impressionato anche chi di fan ne ha in tutti i continenti: Patrick Dempsey.

L’attore protagonista della serie tv Grey’s Anatomy ha partecipato come ospite vip alla settima tappa, premiando il vincitore Caleb Ewan sul podio di Alberobello. Oggi il Giro riparte da Molfetta e, fino al traguardo di Milano, si rinnoverà questo rito che da oltre un secolo avvicina corridori e appassionati. In fin dei conti questo è uno degli sport più democratici: nessun biglietto d’ingresso e solo una bici. Sudore, passione, tenacia e spirito di sacrificio fanno leggenda.

Luca Caretta

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