TARANTO – Ricordate il progetto dell’Enea “A New Life for Mar Piccolo”? Ne parlammo ampiamente nel febbraio del 2016 intervistando sia il dottor Gaetano Perrotta, responsabile del progetto (leggi qui), che il dottor Nicola Cardellicchio, responsabile del Cnr di Taranto e partner del progetto insieme al Comune ionico (leggi qui).
“Il progetto, che sarà realizzato da un consorzio italiano guidato da ENEA e costituito da Enti pubblici, privati e Istituzioni locali – si leggeva in una nota poco pubblicizzata – ha l’ambizioso obiettivo di contribuire alla riqualificazione ambientale del mar Piccolo di Taranto e, in prospettiva, di altri bacini (aree portuali, lagune ecc.) con caratteristiche di inquinamento da metalli pesanti, Idrocarburi Policiclici Aromatici (IPA) e PoliCloroBifenili (PCB)”.
Il dottor Perrotta, da noi intervistato, spiegò che il Consorzio avrebbe eseguito “un’azione diretta di bonifica su una superficie di circa 3000 mq attraverso la progettazione e l’esercizio di un impianto pilota di depurazione, basato su microfiltrazione a membrana, che agirà sia sui sedimenti dei fondali sia sulle acque. L’area soggetta all’intervento sarà costantemente monitorata da un punto di vista chimico-fisico e biologico-molecolare, utilizzando apparati strumentali di ultima generazione”.
Nella relazione tecnica dell’Enea, da noi visionata, si spiega che i partner del progetto sono il Cnr di Taranto, il Comune, Genelab srl e Nova Consulting srl. «L’obiettivo generale – si legge – è la riqualificazione ambientale del mar Piccolo di Taranto attraverso un’azione diretta di bonifica di porzioni discrete contaminate dei fondali e delle acque, mediante la progettazione e messa in opera di un impianto pilota di depurazione. Si tratta di un approccio metodologico alternativo alle tradizionali tecniche d’intervento e di bonifica, basato sulla progettazione e messa in opera di un impianto pilota di depurazione che sfrutta la tecnologia della microfiltrazione. Questa da un lato garantirebbe un’elevata efficacia nella rimozione dei contaminanti sia dai fondali che dalle acque, dall’altro andrebbe ad agire in maniera non invasiva, senza alterare le delicate componenti biotiche che rendono l’ambiente naturale del bacino del mar Piccolo, unico nel suo genere».
Nella stessa relazione si dice che “l’impianto pilota di depurazione sarà alimentato da un impianto fotovoltaico avente una capacità di picco pari a 20kWp. L’impianto di depurazione sarà suddiviso in varie sezioni: una parte fissa, installata a terra su una piattaforma; una parte fissa (vasche), installata a mare, a ridosso della piattaforma; una parte mobile, anch’essa installata a mare, all’interno di una zona perimetrata.
Torniamo, a questo punto, alla delibera della giunta comunale dove viene specificato che la palancata metallica “da infiggere nel fondo marino, con la quale verrà delimitato lo specchio acqueo, potrà essere realizzata dopo aver svolto le procedure di cui alla legge regionale n. 11/2001 e alla legge regionale n. 18/2011 in materia di Valutazione di Impatto Ambientale”. Ed è proprio sugli aspetti ambientali legati al progetto che vogliamo concentrare la nostra attenzione.
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