«Arpa ha svolto per intero il suo compito. Tutti i dati ambientali e lo studio sulle deposizioni di diossine a Taranto sono completi e disponibili dal 9 maggio. Si apprende, con un certo stupore che secondo alcuni consiglieri regionali – chiaro il riferimento a Giuseppe Turco (La Puglia con Emiliano) e Renato Perrini (Conservatori e Riformisti), ndr – ARPA Puglia non avrebbe svolto né comunicato i risultati dello studio sulle deposizioni di diossine a Taranto e gli altri dati di monitoraggio ambientale». E’ la risposta, giunta in via ufficiale, dal direttore scientifico di Arpa Puglia, facente funzione di direttore generale, Massimo Blonda.
«Tutti i dati – prosegue Blonda – sono stati trasmessi alle Autorità competenti e sono stati presentati anche in sede di audizione presso le Commissioni Parlamentari congiunte VIII e X il 23 giugno 2016. Sul sito istituzionale di ARPA Puglia è tutto consultabile fra le news: Relazione ARPA Puglia presso le Commissioni Riunite VIII e X della Camera dei Deputati. Il lavoro svolto dai tecnici dell’ARPA impegnati su Taranto, nonostante l’acclarata carenza di personale, e la qualità e quantità dei prodotti tecnico‐scientifici dell’Agenzia, ottenuti anche grazie alla costante e proficua collaborazione con i competenti Uffici Regionali, meriterebbero un maggior rispetto».
Della vicenda dei picchi di diossina rilevati tra novembre 2014 e febbraio 2015, ci siamo ampiamente occupati sulle pagine di InchiostroVerde. Lo scorso 29 giugno, abbiamo pubblicato i risultati delle relazioni messe a punto da Arpa Puglia (leggi qui). Il rebus non sembra ancora del tutto risolto. In un documento di Arpa redatto dal dottor Giua e dal dottor Pastore si arriva a questa conclusione: “La particolare consistenza delle concentrazioni deposimetriche di diossine nei mesi di novembre 2014 e febbraio 2015 può essere derivata da uno o più eventi di risollevamento delle polveri, presenti sulla superficie dei terreni nelle vicinanze della centralina, cui può essersi associata una particolare avvezione di polveri contaminate di diossine, avvenuta nei mesi in questione”. E si aggiunge un aspetto certamente non rassicurante: allo stato, “non sembra possibile escludere che valori deposimetrici paragonabili a quelli evidenziati nei due mesi in oggetto possano ripetersi, in presenza di una perdurante contaminazione ambientale delle matrici permanenti (suolo) e qualora si ricreino le condizioni che sono state all’origine di quanto avvenuto”. Ma Arpa Puglia tira in ballo anche problemi gestionali attribuibili all’Ilva.
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