“Dopo tre anni di parole sterili e ricerche scientifiche sulla lotta al contenimento del batterio xylella fastidiosa si continua con l’ipocrisia e l’inefficienza di chi ancora sostiene la necessità di applicare le misure contenute nella Decisione di esecuzione europea numero 789 del 18 maggio 2015.” lo dichiara il consigliere regionale M5S Cristian Casili che prosegue: “L’Europa, se qualcuno non lo avesse ancora capito, gioca a scaricare le sue responsabilità sull’Italia e sulla Regione Puglia. Eppure il batterio com’è risaputo è ormai presente in altre aree del continente, come la Francia. Posto che il batterio può essere presente sul nostro territorio da diversi anni.”
Casili specifica quanto già ribadito in passato, ricordando che avrebbe dovuto essere l’Europa a porre in essere un controllo a monte sull’applicazione delle misure di protezione contro l’introduzione nei paesi comunitari di organismi nocivi ai vegetali e contro la loro diffusione generale.
“Ho più volte sollecitato gli organi competenti a prendere consapevolezza del fatto che l’eradicazione del patogeno è, allo stato dell’arte, ormai impossibile. – prosegue il consigliere salentino – Chi sostiene il contrario è complice dell’inerzia e della devastazione del patrimonio olivicolo pugliese ed europeo. Quindi togliamoci dalla testa che eliminare piante potenzialmente ospiti intorno ai 100 metri, possa essere risolutivo.”
Non può che essere un’utopia secondo il consigliere pentastellato, il pensare di avere nel tempo una precisa “carta di identità” delle infezioni luogo per luogo dal momento che il monitoraggio del batterio è molto complesso; anche le stesse misure di contenimento dell’insetto vettore secondo Casili, saranno insufficienti anche per questa stagione e lo saranno comunque nel futuro.
“E’ impensabile – incalza il consigliere M5S – pensare di intervenire efficacemente su tutte le superfici olivetate, sulle aree comunali incolte, nelle aree a verde pubblico, lungo i canali e i bordi stradali, e su tutte le altre superfici dove insiste vegetazione spontanea e coltivata: in questo periodo caratterizzato dalla presenza degli adulti di sputacchina, questo significherebbe trasformare le province di Lecce, Brindisi e Taranto, in un cantiere permanente con trattori e mezzi meccanici presenti in ogni dove fino a tutto il periodo primaverile-estivo. Se vogliamo dare un senso al contenimento della malattia, mettiamo in condizione gli olivicoltori salentini, la maggior parte piccoli conduttori di poche decine di olivi, di essere sostenuti con un piano che superi la polverizzazione aziendale. N
on abbiamo altri mezzi, per ora, che procedere con potature sanitarie eseguite sotto il controllo di specialisti opportunamente selezionati e, altri, da formare; con piani di nutrizione organica e ripristino della fertilità, fino alla pulizia meccanica delle erbacee spontanee attraverso trinciatura e/o limitando gli interventi di aratura solo superficiale senza danneggiare e ferire gli apparati radicali, e nel contempo partire con studi multidisciplinari richiesti da tempo e ancora fermi al palo. Non abbiamo altre strade, perciò la politica regionale dia risposte immediate per innescare questi processi di ritorno alla coltivazione dell’ulivo”.
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