TARANTO – «Il Sud sta piangendo perché sta guarendo. A Taranto non vi rendete conto di che cazzo avete fatto: non esiste nella storia dell’umanità che ventiquattro associazioni di privati cittadini, molte delle quali fatte da due persone che litigano fra di loro, sconfiggono la più grande fabbrica del continente. Non è mai successo, siete voi i primi, questa roba finirà nei libri di storia». Eccolo il Sud che «ha rialzato la testa». Il Sud che Pino Aprile, giornalista e scrittore, ha raccontato a Taranto nella ex chiesa Madonna della Scala.
L’incontro era inserito nel ricco contenitore culturale de “La città vecchia dentro Sant’Anna” (fino al 6 gennaio nei vicoli dell’isola). Parla di Sud e delle «verità nascoste» sull’Unità d’Italia. «L’Italia ha paura della sua storia, ha paura che la storia di come è nata sia sovversiva. La storia è un posto pericolosissimo, gronda sangue da tutte le pagine». Viene fuori in modo atroce «la mattanza compiuta al Sud. Ho trovato un documento nell’archivio di Napoli datato 10 agosto 1861, c’è il numero degli abitanti di Pontelandolfo: 5.770. Il 31 dicembre vengono contati gli abitanti di Pontelandolfo: sono 4.200. Mancano 1.500 persone in un paese solo. Finora sono stati contati 81 paesi ridotti così. Un ordine di grandezza che equivale al genocidio del popolo Armeno». Senza dimenticare che «centinaia di migliaia di persone sono state incarcerate senza accusa, senza processo, senza condanna. Ne moriva uno su cinque. La disperazione, la fame, le malattie e i tormenti a cui erano sottoposti erano tali da spingerli al suicidio di massa quando venivano deportati».
Tocca al duo musicale formato da Cinzia Pizzo e Antonello Cafagna introdurre con le note di “Amara terra mia” di Domenico Modugno la lunga parentesi sull’emigrazione. «Questo è un canto dell’emigrazione, ovvero un canto moderno per il Sud. In tutta la storia dell’Italia del Sud non era mai emigrato nessuno, il Sud non conosceva l’emigrazione. I meridionali hanno incominciato ad emigrare venti anni dopo l’unificazione del Paese». Al contrario queste regioni erano «un continuo afflusso di popoli. Pensate a Taranto: è una città greca ma il dialetto ha un tono arabo e come tutte le lingue semitiche non ha vocali. In Puglia siamo la gente più meticcia del mondo. Dove il sangue si mischia nasce la bellezza». La comunità meridionale «venne disaggregata. Distruggere le strutture sociali di una comunità, calpestare le sue regole e renderle inefficienti, portare dentro quella comunità l’input dell’egoismo contro tutti gli altri e sterminare fisicamente chiunque s’opponga a questo significa che siamo di fronte a un genocidio. Noi siamo quello che resta». Ora però il Sud sta «recuperando le regole, il rispetto delle regole». Sta combattendo quei «meccanismi psicologici e psicosociali che vedono la vittima di un delitto prendersi su di sé la colpa, convinta di essere il colpevole: questo è accaduto ai meridionali che si sono incolpati dei pregiudizi a loro danno». Pregiudizi confinati in una sola parola: terroni. «Terrone è chiunque ovunque venga diminuito nella sua qualità umana. La dequalificazione dell’altro comporta che se tu sei meno, hai diritto a meno».
Il Sud sta piangendo ma perché sta guarendo. «Sta piangendo nella terra dei fuochi ma si ribella: 100 mila persone in strada a Napoli contro la camorra, contro le istituzioni, contro Giorgio Napolitano che ha secretato i verbali dei camorristi che dicevano vent’anni prima che cosa stava succedendo lì. Sta piangendo nella Locride, nella subregione più mafiosa della Calabria, ma c’è gente che sta dritta, in piedi: penso al gruppo Goel, cooperative di aziende antimafia che adesso sono una potenza economica. Sta piangendo a Palermo dove oggi invece un migliaio di imprese espone il marchio “Addiopizzo”: significa che quello che si compra non alimenta il crimine. Chi ha salvato gli ulivi? È stata quella che viene definita la sana cittadinanza. La forza della gente comune che discute, che s’informa, che obietta, che denuncia, che non accetta distrugge qualunque potere. Il Sud sta rinascendo e sta rinascendo bello, sano, pulito e forte». Sta rinascendo anche da Taranto dove «l’Ilva, così come è stata indotta dai Riva» mostra, come ha detto qualcuno, la natura coloniale del dominio su questa parte d’Italia. Da qui l’invito di Aprile ai tarantini: «Prendete coscienza del livello e della grandezza di quello che state facendo».
Nicola Sammali
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