«Già le stime di settembre – spiega Lazzàro – parlavano di una crescita del 46% della produzione nazionale, valutata prudenzialmente intorno alle 300mila tonnellate. Ora, man mano che arrivano i dati reali, possiamo dire che quest’annata manderà definitivamente in soffitta il pessimo 2014, segnando la netta ripresa del prodotto italiano e, in particolare, di quello pugliese e tarantino. La produzione in Puglia cresce del 45% e a Taranto siamo in linea, visto che stiamo registrando un incremento intorno al 35%. Numeri che confermano e rinforzano la leadership nel settore, basti pensare che due terzi dell’olio d’oliva italiano e quindi della qualità che lo rendono eccellente sono fatti da noi in Puglia».
Un risultato che è frutto dell’impegno di migliaia di produttori, piccoli, medi e grandi. «E’ “il popolo degli oliveti” – rimarca il presidente Lazzàro – che col suo lavoro rende possibile questi exploit. Solo a Taranto esistono quasi 29mila aziende, di ogni dimensione, che coltivano olive da olio e poco meno di 800 impegnate nella produzione di olive da tavola: è questa la fotografia scattata dall’Istat, che ci restituisce la complessità e la varietà del nostro settore che abbraccia uno spettro ampio di capacità produttiva, dall’autoconsumo ai marchi di grande qualità».
In più, a innescare questa marcata crescita produttiva, ci hanno pensato le favorevoli condizioni climatiche che hanno permesso fioritura, allegagione e fruttificazione ottime. «Tutto questo però – sottolinea Lazzàro – va difeso con le unghie e con i denti, perché l’olivicoltura pugliese non deve soltanto contrastare la Xylella. I “nemici” del nostro olio buono si annidano ovunque, per questo non bisogna mai abbassare la guardia rispetto a contraffazioni, falsificazioni e truffe, che danneggiano in modo pesante il nostro settore; in tal senso, il recente sequestro in Puglia di 7000 tonnellate di olio d’oliva riconosciuto come falso extra vergine travestito da prodotto 100% italiano non può che rallegrarci, ben sapendo tuttavia che in questa battaglia non esiste tregua».
Insidie note e quelle che invece non t’aspetti, come nel caso dell’Ue: «E’ necessario vigilare anche su ciò che accade sulle nostre teste – riflette Lazzàro – come la proposta della Commissione Ue di permettere l’importazione extra e senza dazi di 35mila tonnellate di olio tunisino nel prossimo biennio. Ci stiamo battendo affinchè il Parlamento Ue, il cui parere è previsto per metà gennaio, sappia bloccare questa iniziativa davvero sciagurata. Nel frattempo – conclude Lazzàro – dobbiamo puntare sulle potenzialità del nuovo Piano olivicolo che, per il prossimo triennio, stanzia 32 i milioni di euro a favore della modernizzazione del settore e dell’incremento della produzione».
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