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Xylella, Legambiente: «Si estirpano gli ulivi senza tener conto delle ricerche”

La nuova versione del Piano degli interventi per fronteggiare il rischio fitosanitario connesso alla diffusione della Xylella fastidiosa firmata dal Commissario Silletti il 30 settembre scorso suscita non poche perplessità in relazione ad alcuni aspetti cruciali. In primo luogo continua a non essere chiara la base scientifica sulla quale si fonda il Piano, che si attesta, come in passato, sulla necessità – ritenuta inevitabile – di estirpare le piante infette e tutte quelle (anche non infette) nel raggio di 100 metri. In tal modo il Piano non tiene in alcun conto gli sviluppi delle ricerche e delle sperimentazioni in corso, dai cui risultati, che appaiono già abbastanza consolidati, emerge la capacità degli ulivi colpiti dal batterio di riprendere l’attività vegetativa, specialmente laddove i trattamenti proposti dal gruppo di ricerca vengano effettuati su alberi adeguatamente potati dopo l’insorgenza della malattia.

In particolare non si tiene conto delle sperimentazioni in corso, che sembrerebbero aprire prospettive incoraggianti per la lotta al disseccamento rapido dell’ulivo, e che potrebbero suggerire strategie meno distruttive rispetto all’estirpazione. La mancanza di riferimenti ad esse appare anche singolare dal punto di vista dell’interscambio di informazione a livello istituzionale, considerato che i primi risultati di tali sperimentazioni sono stati illustrati in alcune conferenze nelle quali è stato sottolineato come la Regione Puglia, promotrice del progetto, si stia muovendo nella direzione della ricerca di riscontri scientifici in grado di sostenere un modello di intervento diverso e meno invasivo di quello fin qui proposto. Anche perché non appaiono sufficientemente forti le motivazioni dell’Unione Europea né, di conseguenza, del Piano Silletti, per l’adozione di misure tanto drastiche quanto quelle fin qui proposte, che si traducono in un sacrificio degli ulivi: ma su quale altare?

«Per quanto ci riguarda – commenta il presidente di Legambiente Puglia Francesco Tarantini – continuiamo a ritenere che l’emergenza Xylella può essere affrontata coniugando opportuni trattamenti (come quelli attualmente in fase di sperimentazione), efficaci pratiche di potatura, buone pratiche colturali, interventi ecocompatibili per la lotta al vettore e misure per evitare il trasferimento passivo degli agenti patogeni attraverso mezzi di trasporto o movimentazione di parti di piante infette. Intanto Legambiente si schiera al fianco dei vivaisti di Otranto per fare pressing sulla revoca dell’embargo che grava sulla produzione vitivinicola salentina».

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