Il film di Guido Chiesa non sembra essere stato infatti “troppo” apprezzato dai cittadini tarantini: “Bisogna dare atto alla produzione – dichiara il consigliere tarantino Marco Galante – di essere riuscita ad ottenere, grazie a questa mancanza, l’indignazione di molti cittadini. Cosa che in passato non era riuscita agli 8 decreti salva ILVA e non salva Taranto, emessi del Governo Renzi o ai dati impressionati sul tasso d’inquinamento con i relativi effetti sulla salute e sull’occupazione della provincia Jonica. Ci fa specie, soprattutto, l’indignazione di quelle associazioni di categoria che in questi anni hanno continuato a sostenere posizioni pro-ILVA. Se vogliamo ribaltare l’immagine di Taranto dobbiamo partire proprio da questa indignazione, affinché ci sia una riconversione economica e sociale dell’area tarantina”.
Incalza il consigliere Gianluca Bozzetti vice presidente della Commissione Cultura:“Chiariamo che il problema in questione non è dato di per sé dal film, l’autonomia del regista in un’opera cinematografica, infatti, deve essere sempre tutelata, ed il film è un’opera davvero meritoria come fortunatamente confermato anche dagli incassi, tuttavia la Fondazione annovera tra la sua mission la possibilità di “attrarre in Puglia le produzioni audiovisive italiane ed estere al fine di promuovere e valorizzare il patrimonio artistico e ambientale, la memoria storica e le tradizioni delle comunità della Puglia, le risorse professionali e tecniche attive sul territorio regionale”, così come riportato dall’art. 3 del loro Statuto”, cosa non accaduta in questo caso”.
Secondo i pentastellati l’Apulia Film Commission dovrebbe sponsorizzare quella Taranto diversa che cerca di rinascere dalle proprie ceneri e che ha ancora la capacità di affascinare il mondo. Una Taranto dalle bellezze culturali e paesaggistiche inestimabili. “Riteniamo a questo punto – proseguono – doveroso aprire un tavolo di discussione su come migliorare questo aspetto (il malumore della cittadinanza di Taranto non può rimanere inascoltato e deve aprire una riflessione in tal senso) e anche su altri aspetti della Fondazione, come ad esempio una revisione sulla nomina dei membri del consiglio di amministrazione, indirizzandosi verso una maggiore trasparenza, attraverso bandi pubblici regionali che valutino i candidati per titoli e competenze, come dovrebbe regolarmente essere vista anche la sua importanza e la centralità strategica in ambito di rilancio culturale regionale”.
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