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Porto di Taranto, domani si riunisce il comitato portuale

La revoca della concessione alla società Taranto container terminal sarà al centro della riunione del comitato portuale di Taranto convocata per domani pomeriggio. Che sarà preceduta durante la mattinata dalla riunione della commissione consultiva che si esprimerà, attraverso una delibera, sulla revoca dell’autorizzazione ad operare a TCT, dopo che la stessa ha annunciato ufficialmente lo scorso 12 giugno di disimpegnarsi rispetto ad una sua presenza come operatore terminalista nello scalo ionico.

La scorsa settimana il presidente dell’Autoritaà portuale di Taranto, Sergio Prete, ha avuto un incontro a Roma con due dei tre commissari liquidatori – professionisti dello studio Pirola – cui la TCT ha assegnato l’incarico di gestire la liquidazione della società. Durante la riunione Prete ha fatto presente di aver ricevuto dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri l’incarico di chiedere alla TCT di rimettere nel più breve tempo possibile la concessione ottenuta nell’autunno del 2001. Termine ultimo, secondo indiscrezione, lo scorso venerdì: giornata nella quale è giunta la risposta dei liquidatori, che però hanno informato Prete del fatto che la restituzione della concessione debba, secondo i soci della TCT, avvenire all’interno di un accordo generale all’interno del quale si chiudano tutte le pratiche ancora in sospeso.

Eventualità che non è piaciuta né all’Authority, né tanto meno al governo: questo perché la concessione del terminal è per entrambi la carta da giocare all’interno della ricerca di nuovi operatori per lo scalo ionico, che vadano a far parte di quella new.co che il Governo ha deciso di formare per la gestione del porto di Taranto (all’interno della quale dovrebbe avere un ruolo certo la Fs Logistica, azienda partecipata al 100% da Ferrovie dello Stato Italiane, e si occupa di servizi di logistica ferroviaria per il sistema italiano delle merci).

Inoltre, seguire la strada proposta dai liquidatori della TCT vorrebbe dire allungare ulteriormente i tempi più di quanto essi non si siano già allungati per quanto concerne i lavori di ristrutturazione dell’intero terminal. Tempi che rischiano di essere sfiorati anche e soprattutto per quanto concerne i 75 giorni, peraltro già in corso, che restano ai 538 addetti di TCT prima di finire in mobilità e vedersi risolvere il rapporto di lavoro (alla scadenza del 28 maggio, infatti, la cassa integrazione non è stata più rinnovata), dopo essere stati messi in ferie forzate. A stretto giro di posta, ci sarà un nuovo incontro a Roma con il Governo per vedere a che punto è l’attività di scouting per la costituzione della new.co. La strada è più tortuosa che mai.

Gianmario Leone

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