Non ho mai pensato di essere migliore di qualcun altro. Tutt’altro. Ho sempre sostenuto che se tutti i giornalisti tarantini avessero fatto il loro dovere, oggi avremmo una città molto più informata e consapevole. Ho sempre rifuggito i riflettori della ribalta perché ho sempre pensato che questo mestiere andasse fatto nell’ombra per portare a galla la luce sulla verità degli eventi e delle cose. Sono sempre stato dalla parte della verità e della libertà. Dunque dalla parte contraria di quelli di cui sopra. Ho sempre cercato di scrivere la verità. E di portarla a galla. Sono sempre stato dalla parte della città. Anche se questa città va nella direzione opposta alla mia. Perché in fin dei conti a tutti conviene, in un modo o in un altro, che tutto resti così com’è. A tutti conviene fare finta di non sapere, mantenendo i buoni rapporti di sempre in modo tale che ognuno abbia il suo piccolo orticello da coltivare e il suo piccolo posto al sole nel quale brillare della sua stessa luce riflessa. Io ho scelto di stare da un’altra parte.
E per farlo ho dovuto rinunciare a tante cose. Per farlo non ho avuto bisogno di diventare un “giornalista professionista”. Non ho avuto bisogno di avere un contratto da “giornalista professionista”. Per questo chi ha provato a denunciarmi all’Ordine perché reo di aver leso la maestà di qualche guru ambientalista locale dall’atteggiamento stalinista, non mi ha trovato e mai mi troverà in quell’elenco finché le cose non cambieranno davvero. Ho semplicemente studiato, cercato, documentato, scritto. Punto. Niente di più e niente di meno. Ho semplicemente provato a fare questo mestiere nella maniera migliore possibile. Ho assaporato tante volte e poi in maniera definitiva il sapore amaro della sconfitta. Di una lunga battaglia persa. Della solitudine nel lavorare in una certa maniera. Nel dare sempre e soltanto del “lei” a chiunque.
Chi scrive sa di aver perso. Ma sa di aver combattuto con armi oneste e senza aiuti. Sempre. Chi scrive sa che gli altri andranno avanti e troveranno sempre e comunque il modo di reinventarsi e dotarsi di una pelle e di un volto nuovo. E che per lui, invece, arriverà il capolinea dove dovrà inevitabilmente scendere. Per coerenza e dignità. Ma lo farà da solo, senza l’aiuto o la spinta di nessuno, nella consapevolezza di poter andare sempre a testa alta e di aver fatto semplicemente il suo dovere sino in fondo. Senza dover per questo entrare in un Ordine di “professionisti”. E senza aver mai preso “ordini” da nessuno. Perché come ha scritto Pietro Ingrao: “Noi siamo stati sconfitti, ma abbiamo vissuto un’esperienza straordinaria”. Ad maiora.
Gianmario Leone
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