Così come non possono continuare a far finta di non sapere che la magistratura di Taranto, ha da tempo mollato la presa sulla vicenda Ilva. Più o meno dal maggio del 2013, quando il gip Todisco firmò il sequestro preventivo di 8 miliardi di euro nei confronti del gruppo Riva. Lì ci fu una spaccatura che non si è più rimarginata. Non è un caso, ad esempio, se la lettera del Gip dello scorso ottobre è caduta nel vuoto. Queste cose le sanno coloro i quali da tempo vivono all’ombra del tribunale. Le sanno gli avvocati e chi nel corso di questi mesi ha convinto decine di cittadini ignari a costituirsi parti civile nel processo. Cosa peraltro del tutto legittima. Le sanno in tanti che fanno finta di non saperle e scrivono ogni giorno cose del tutto opposte alla realtà.
Riva FIRE non era parte dell’incidente probatorio. Idem per Riva Forni Elettrici che di fatto è nata a gennaio 2013. Per l’Ilva spa, i risarcimenti finiscono nel calderone del fallimento e quindi del tribunale fallimentare di Milano. E’ un’azienda in amministrazione straordinaria, di fatto in stato di insolvenza e quindi sottratta ai proprietari: e quindi non può risarcire nessuno, visto che non aveva nemmeno i mezzi per proseguire l’attività produttiva (ecco perché prima è stata commissariata e poi è stata posta in amministrazione straordinaria). Quindi le numerose parti civili ammesse non potranno rivalersi e chiedere i risarcimenti, per lo meno in questa sede, alle tre società ma solo eventualmente nei confronti degli altri imputati nel caso fossero riconosciuti colpevoli.
La battaglia per ottenere giustizia Taranto non l’ha persa ieri. Ma l’ha persa giorno dopo giorno negli ultimi anni. Per una serie di motivi che su queste colonne abbiamo più volte ripreso e sottolineato, finendo per essere anche insultati e derisi. Ma tant’è. E’ inutile star qui, ancora una volta, a dilungarsi e a ripetere l’ennesima tiritera. Magari un giorno Taranto imparerà a fidarsi delle persone giuste. Imparerà a non fidarsi di quelle sbagliate. A riconoscere entrambi in tempo per non cadere e perdere ancora una volta. Magari imparerà a non delegare, ad informarsi, a crescere sotto tutti i punti di vista. Chi scrive, su questo giornale, ha fatto tutto quello che era nelle proprie limitate ed umili possibilità, per fare un’informazione libera. E soprattutto vera. Per questo salutiamo qualche illustre buontempone con le sue stesse parole: “il giornalismo è un’altra cosa”. Saluti.
Gianmario Leone (TarantoOggi)
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