Proprio quest’ultimo è molto atteso dall’indotto di Taranto (imprese e trasportatori) in protesta da più giorni perché l’Ilva non paga i lavori effettuati. L’indotto, infatti, teme che con l’Ilva in amministrazione straordinaria e in stato di insolvenza (il primo riconosciuto dal Mise, il secondo dal Tribunale di Milano, ben 1,6 miliardi di indebitamento con il sistema bancario e 1,313 miliardi con i fornitori, per un totale al centesimo di 2.913.282.000 di indebitamento complessivo) i crediti possano essere ridimensionati e diluiti in un tempo lungo. Solo l’indotto di Taranto dichiara di vantare ancora circa 150 milioni, benché, nei mesi scorsi, siano affluiti 44 milioni di euro, parte del prestito ponte di 250 milioni di euro elargito dalle banche (Intesa San Paolo, Unicredit e Banco Popolare) all’Ilva tra il mese di settembre e quello di dicembre.
Fare entrare l’indotto tra i fornitori strategici, darebbe a imprese e trasportatori più garanzie. Intanto il relatore del decreto, Salvatore Tomaselli, senatore Pd, ha già presentato nei giorni scorsi un emendamento che mette a disposizione dei crediti sino ad un massimo di 24 milioni del fondo di garanzia. Si tratta della garanzia pubblica su un ammontare di 150 milioni di crediti. Con l’emendamento su Fintecna, invece, i 150 milioni accantonati dalla società controllata da Cdp a fronte di un vecchio contenzioso tra Riva e Iri, proprietario dell’Ilva sino ai primi del 1995, dovrebbero essere sbloccati dai pareri preventivi dell’Avvocatura dello Stato e del ministero dell’Ambiente. In tal modo i 150 milioni potranno essere messi a disposizione come prima liquidità dell’azienda in amministrazione straordinaria.
Con gli altri emendamenti già presentati dal presidente della commissione Industria del Senato, Massimo Mucchetti, e dalla commissione, si affrontano poi gli altri aspetti del decreto legge che necessitavano di una rimessa a punto. Tra questi, l’uso nel risanamento dell’Ilva dei fondi, pari a circa 2 miliardi, sequestrati ai Riva – l’amministrazione straordinaria emetterà obbligazioni a garanzia dei fondi sequestrati – e la puntualizzazione dei tempi di conclusione dell’Aia a Taranto. Sono gli interventi dell’Autorizzazione integrata ambientale. Nel decreto infatti si afferma che l’80 per cento delle opere ambientali va concluso entro luglio prossimo e si lascia la data dell’ultimo 20 per cento ad un provvedimento ad hoc del presidente del Consiglio. Adesso con gli emendamenti l’ultimo 20 per cento dovrà essere concluso a luglio 2016, che poi è la tappa finale fissata dal piano ambientale approvato a marzo dal Governo e in vigore da maggio.
“Soddisfazione” sugli emendamenti “senza per questo rinunciare ad una vigile attenzione” è stata gà espressa dal sindaco di Taranto, Ezio Stefàno, mentre l’indotto già a fine settimana ha presentato ai commissari dell’amministrazione straordinaria un pacchetto di richieste per riprendere il lavoro nel siderurgico. Confindustria Taranto ha chiesto la reimmissione degli ordini da parte dell’amministrazione straordinaria, l’acconto sugli ordini e il loro pagamento entro 30 giorni, l’eliminazione di penali e fideiussioni dai contratti e l’attivazione, da parte di Ilva, di una linea di factoring presso una banca scelta dalla stessa azienda dove le imprese possano portare le fatture. Anche i trasportatori avanzano richieste analoghe a partire dal pagamento certo delle nuove commesse. I commissari dovrebbero rispondere nei prossimi giorni alle richieste loro presentate.
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