Detto ciò, è importante per noi affermare la piena e sentita solidarietà per i lavoratori dell’indotto che da mesi non percepiscono stipendio. Molti di loro non erano li per manifestare con i sindacati e i politici, ma perchè davvero esasperati da questa situazione ormai arrivata al collasso. Anche per loro ci domandiamo la soluzione quale potrebbe essere? Sei decreti più una autorizzazione per la Mater Gratiae hanno dimostrato nei fatti che avevamo ragione: non c’è la volontà da parte del Governo, dello Stato, della Regione e dei politici tarantini di avviare una seria bonifica e di salvaguardare la vita e la salute, compresa quella degli operai. Ad avallare tutto ciò il settimo decreto. L’unico decreto che unirebbe tutti è un decreto salva operai e, di conseguenza, salva Taranto.
Lo diciamo da tempo ormai: chiusura di tutte le fonti inquinanti e bonifica reimpiegando gli operai nelle stesse. Tante chiacchiere scritte nei decreti hanno il solo compito di prendere in giro Taranto, i suoi cittadini e tutti gli operai che in quella fabbrica ci lavorano. Tutela degli operai dunque, che attraverso i soldi stanziati potrebbero, ancora oggi, essere formati per essere reimpiegati nelle bonifiche; potrebbero essere usati per dare incentivi per uscire da quella fabbrica di morte; per trasformare l’ imprenditoria tarantina (finora mostratasi prona al grande mostro e focalizzata sulla monocultura dell’acciaio) facendo sorgere imprese e aziende a impatto zero sull’ambiente.
Solidarietà, dunque, ai lavoratori che non percepiscono lo stipendio pur lavorando in condizioni di lavoro fatiscenti, ma di solidarietà non si campa. C’è una ragione che ci allontana dagli operai tarantini, non solo quelli dell’indotto: non hanno mai sfilato per denunciare il disastro sanitario dopo la pubblicazione dei dati del progetto Sentieri promosso dall’Istituto Superiore di Sanità; nemmeno quando gli studi hanno certificato che i loro figli, i bambini di Taranto si ammalano e muoiono più che altrove.
Si! Siamo in disaccordo per questo e non regge più la scusa che ci sono sempre i sindacati a fare da tappo a questa sacrosanta protesta, più importante dello stipendio. Continuiamo a non capire come, dopo le vergogne emerse dalle indagini del processo Ambiente Svenduto, si possa dare credito a questi sindacalisti e politici. Non meno clementi siamo nei confronti degli imprenditori del territorio che sfruttano i lavoratori con contratti a tempo determinato: pochi diritti e tanti ricatti. Una classe di “prenditori” a cui non interessa il territorio e che non ha la capacità di guardare oltre, di costruire alternative. L’ industria siderurgica non ha futuro se non nei sogni pindarici dell’attuale showman che si trova a governare un paese alla deriva senza essere stato eletto.
Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti
Foto: SegnoUrbano.it
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