PeaceLink ha realizzato un calcolo di stima delle perdite mensili dell’ILVA basato sui dati confidenziali resi pubblici dal Sole 24 Ore. E’ un calcolo basato sul break even point, che è il punto di pareggio fra i costi e i ricavi. Nell’ILVA il break even point si raggiunge a 21.500 tonnellate/giorno1. Questo dato è ormai acquisito da tutti, e lo si trova anche su siti specializzati come Siderweb.
Da questo dato discende un calcolo che Gnudi avrebbe dovuto fare e condividere con i parlamentari: 21.500 x 365 giorni = 7.847.500 tonnellate/anno. Quindi per raggiungere il punto di equilibrio ILVA dovrebbe produrre per la precisione 7.847.500 tonnellate/anno di acciaio. L’acciaio prodotto nel 2013 è invece 5.700.000 tonnellate/anno. 2 Questo è il dato più aggiornato presente sul sito dell’ILVA. Il che corrisponde ad una produzione giornaliera di 15.616 tonnellate/giorno
Secondo il Sole 24 Ore ogni mille tonnellate al giorno in meno di produzione al giorno equivalgono a una perdita potenziale di 17 milioni di euro al mese. 3 Lo scarto fra punto di pareggio (break even point) e la produzione attuale è: 21.500 – 15.616 = 5884 tonnellate al giorno. Ossia ILVA attualmente produce per la precisione 5.884 tonnellate in meno al giorno rispetto al “break even point” (punto di pareggio). Considerando che ogni mille tonnellate giornaliere in meno vi sarebbero perdite potenziali di 17 milioni di euro al mese, il calcolo finale è presto fatto: la perdita mensile è data da 17 milioni x 5,884 = 100,028 milioni di euro/mese. Ai parlamentari questo non è stato detto.
Questo significa che, se i dati del Sole 24 Ore sono affidabili, l’ILVA perderebbe circa cento milioni di euro al mese, ossia un miliardo e 200 milioni di euro l’anno. Ma tutto questo rimane un dato di stima poiché ILVA dal 2012 non rende pubblici i bilanci. A quelle perdite di esercizio vanno aggiunti i debiti con le banche per 1 miliardo e 1450 milioni e con i fornitori per 350 milioni di euro.
Inoltre bisogna aggiungere i costi di realizzazione dell’AIA (la messa a norma degli impianti) che ammontano, secondo le stime più contenute, a 1,8 miliardi di euro; ma se si dovessero realizzare i parchi minerali, il dato raddoppierebbe. Come faccia Gnudi ad essere ottimista di fonte a questo sfacelo è un mistero. Se poi si aggiunge che il 2015 è un anno di recessione (si prevede un calo della domanda di acciaio) e che l’AIA non consente in ogni caso di produrre oltre gli 8 milioni di tonnellate/anno di acciaio, allora è chiaro che l’ottimismo di Gnudi appare come un ottimismo di circostanza per accontentare il governo. L’ottimismo di Gnudi è incompatibile con la matematica.
Alessandro Marescotti
Presidente di PeaceLink
1 Paolo Bricco, Sole 24 Ore 1/11/2014
2 Sito ILVA
3 Paolo Bricco, Sole 24 Ore 1/11/2014
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