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Ilva: le banche concedono la seconda trance del prestito – Natale salvo

TARANTO – Come avevamo previsto nei giorni scorsi, il commissario straordinario dell’Ilva Piero Gnudi ha ottenuto l’ok dalle banche (Unicredit, Intesa San Paolo e Banco Popolare) per la concessione della seconda trance del prestito ponte di 125 milioni di euro. La corresponsione delle risorse avverrà nei prossimi giorni, eventualità che permetterà all’azienda di poter pagare sia i regolari stipendi di novembre dei lavoratori diretti, sia le tredicesime che il premio di produzione al personale, oltre che ai lavori eseguiti dalle imprese dell’indotto e dell’appalto. Ricordiamo che sul prestito ponte vige la prededuzione accordata dal governo con l’ultima legge sull’Ilva che tutela gli stessi istituti di credito, offrendo la garanzia che nel caso in cui l’azienda dovesse dichiarare fallimento, i primi debiti rimborsati saranno proprio quelli delle banche.

Certo, desta una qualche perplessità il fatto che gli istituti di credito abbiano deciso di concedere la seconda trance del prestito ponte, anche a fronte del fatto che il commissario Gnudi nell’incontro di venerdì scorso si sia presentato a mani vuote: senza dunque quell’offerta vincolante (da parte dei gruppi interessati all’acquisto dell’Ilva) che per gli istituti di credito, secondo l’accordo raggiunto lo scorso settembre tra Gnudi e le banche per il prestito ponte, era la ‘condicio sine qua non’ per concedere la seconda trance del prestito. Anzi: venerdì scorso Gnudi non ha portato con sé nemmeno un’offerta non vincolante, una semplice manifestazione d’interesse, da parte dei gruppi interessati a rilevare la maggioranza delle azioni del capitale sociale dell’Ilva, il cui 87% è ancora nelle mani del gruppo Riva.

L’offerta non vincolante, almeno quella inerente al tandem formato dal colosso franco-indiano ArcelorMittal e dal gruppo mantovano Marcegaglia, potrebbe arrivare entro la fine del mese. Più complicato invece fare previsioni sulle mosse del gruppo Arvedi, che potrebbe essere affiancato da un intervento indiretto della Cassa Depositi e Prestiti intorno ai 2-300 milioni di euro, che tra l’altro ha perso per strada la compagnia brasiliana CSN (Companhia Siderurgica Nacional): secondo fonti ben informate del mondo finanziario, pare infatti che il gruppo brasiliano se la sia data a gambe levate una volta appurati i costi dell’operazione. Sia come sia, il Natale per i lavoratori Ilva e per Taranto sarà alquanto sereno. Vi avevamo detto di essere fiduciosi. Auguri.

Gianmario Leone (TarantoOggi, 22.11.2014)

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