Come più volte riportato, è bene ricordare come la Cabina di Regia (che ricordiamo essere composta dai ministeri dell’Ambiente, dello Sviluppo economico, dei Trasporti e della Coesione Territoriale, oltre che dalla Regione Puglia, dalla Provincia di Taranto, dai comuni di Taranto e Statte, dall’Autorità Portuale di Taranto e dall’ARPA Puglia) abbia sino ad oggi impedito all’ARPA Puglia di rendere pubblico lo studio sul I seno del Mar Piccolo, sostenendo che l’agenzia per la protezione regionale ambientale non possieda alcun titolo per un’operazione del genere. Anche durante l’ultima riunione della Cabina di Regia svoltosi lo scorso 1 ottobre, il commissario Corbelli chiese ai componenti della stessa di mantenersi quanto più abbottonati possibile sulla vicenda Mar Piccolo. Seguì una breve polemica tra lo stesso commissario e il direttore generale di ARPA Puglia Giorgio Assennato (come riportato sempre da inchiostroverde.it) conclusasi con l’ok da parte della Corbelli sulla possibilità di consegnare lo studio a chi l’avesse richiesto.
Il punto della situazione: cronoprogramma saltato
La Corbelli chiederà altri approfondimenti ed altre risorse
La seconda questione riguarda invece la posizione assunta dal commissario Corbelli nell’ultima riunione della Cabina di Regia. Durante la quale sostenne che in merito allo studio di ARPA e CNR e ai lavori della Cabina di Regia su questo specifico intervento, ci sarebbero diversi aspetti che andranno approfonditi. Il commissario Corbelli, che a differenza del suo predecessore Alfio Pini ha sin da subito avuto un approccio molto tecnico ai lavori della Cabina, ha infatti contestato il fatto che le attività siano state concepite in maniera troppo settoriale e che lo studio elaborato da ARPA e CNR presenti delle lacune e non sia del tutto esaustivo (lo studio e gli interventi riguardano infatti soltanto il I seno del Mar Piccolo, con l’ex commissario Pini che aveva sin da subito scelto un approccio sistemico e graduale, affrontando un problema per volta). Nel corso di quella riunione il commissario Corbelli manifestò anche l’intenzione di chiedere al ministero dell’Ambiente di rivedere le attività previste dal protocollo d’intesa sottoscritto nel 2012. Il che disorientò non poco gli enti che fanno parte della Cabina di Regia (posizione confermata anche durante l’audizione che la Corbelli ha tenuto presso la Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti lo scorso 21 ottobre).
Due, quindi, le strade percorribili: la possibilità di richiedere un aumento dei fondi stanziati per l’intervento di bonifica del Mar Piccolo (per il quale l’accordo del 2012 ha previsto una spesa totale 21.000.000 di euro tramite la delibera CIPE del 3 agosto 2012 n. 87). E la richiesta di ulteriori studi ed approfondimenti: il che potrebbe appunto voler significare un posticipare in un tempo indefinito l’intervento di bonifica, con il concreto rischio di far arenare il tutto (come già avvenuto nel lontano 2006).
Come è articolato lo studio
Lo studio, come da tempo è risaputo, è diviso in due parti: la prima riguarda la “Predisposizione del modello di circolazione e risospensione dei sedimenti”, la seconda riguarda “l’individuazione delle fonti ancora attive e le dimensioni del loro inquinamento”. L’elaborato ha fornito un modello concettuale sito-specifico del sito e una stima del “rischio” ambientale associato alle varie opzioni di intervento ed indica le superfici del Mar Piccolo (in ettari) oggetto del/degli interventi di bonifica e/o MISE (messa in sicurezza d’emergenza). L’obiettivo di tale incarico è stato quello di progettare e svolgere una serie di attività integrative di studio ed analisi territoriale, che completassero il quadro ambientale ed ecologico del Mar Piccolo di Taranto e permettessero una migliore comprensione dell’evoluzione e delle dinamiche della contaminazione riscontrata nel bacino, in modo particolare legata alla presenza conclamata di concentrazioni critiche nei sedimenti di microinquinanti organici (PCB e diossine) ed inorganici (metalli pesanti) nel I seno, così da poter progettare gli opportuni interventi di bonifica o messa in sicurezza permanente degli stessi, o in alternativa prevedere un ripristino “naturale” dei siti. Da sempre, sono tre le ipotesi di intervento esaminate per il recupero del primo seno del Mar Piccolo: il dragaggio, il capping o diversi biorimedi. Per ognuna delle ipotesi in campo sono stati indicati i “pro” e i “contro”, così come non è mai stata scartata del tutto la possibilità che si potesse anche ricorrere ad un mix tra i diversi interventi.
Il quadro generale
Lo scenario complessivo che è emerso, come si legge nella fase introduttiva dello studio, ha sottolineato ancora di più “l’estrema complessità e dinamicità del sistema Mar Piccolo”, che va pertanto inteso, “più che come un unico ambiente di transizione (così definito in quanto influenzato sia da acque marine che terrigene), come un insieme molteplice e peculiare di sistemi ambientali con elevate capacità di autoregolazione, soggetto a forzanti antropiche”. Questo, mette in guarda lo studio, “se da un lato conferma, almeno in linea di principio, le gradi potenzialità di ripresa dal punto di vista sistemico, dall’altro evidenzia come le stesse variabili ambientali siano interconnesse e, in alcuni casi, mutuamente regolate e dove l’intervento o la modifica di una comporta modificazioni a catena sulle altre, non sempre facilmente prevedibili e valutabili. Su questi aspetti si somma, anche, l’importante componente antropica che con la sua impronta ecologica, protratta nel tempo, è intervenuta condizionando l’evoluzione e le dinamiche complessive del sistema (ad es. la mitilicoltura)”.
E’ infatti emerso come sia “indispensabile considerare ed opportunamente ponderare le implicazioni di ordine sociale, economico e politico conseguenti all’individuazione degli “obiettivi di bonifica” per il bacino del Mar Piccolo, di come gli si intenda perseguire e come qualsiasi intervento non possa sottrarsi ad una attenta analisi in termini di “sostenibilità ambientale”.
Il quadro ambientale
Complessivamente, i rilievi geofisici e geomorfologici oltre a fornire una rappresentazione molto dettagliata della morfologia, batimetria e stratigrafia dei due bacini del Mar Piccolo “hanno evidenziato una estrema dinamicità dei fondali ed un conseguente precario equilibrio collegato sia alla geologia e stratigrafia del substrato, sia alla variabilità delle emissioni di acqua dolce (fenomeni di intensa risalita d’acqua in pressione)”.
Fattore interessante e da tenere in considerazione è che “non è stato comunque possibile estendere l’indagine alle aree militari o a quelle realmente inaccessibili”. Come emerso dall’interpretazione dei video-rilievi, è stato confermato come l’intero bacino di Mar Piccolo è caratterizzato da una peculiare biodiversità sia vegetale sia animale, composta per la maggior parte da macroalghe nitrofile e organismi filtratori che ben si adattano al regime di trofia di tale bacino. Questa elevata biodiversità (in numero e specie), che contribuisce al mantenimento dei sottili equilibri ecologici all’interno del bacino nonostante i numerosi impatti antropici presenti, unita alle elevate capacità di autoregolazione e di reazione del sistema “sono indicatori di grandi potenzialità di ripresa dell’area dal punto di vista naturalistico ed ambientale”.
Da un punto di vista geofisico, il carattere del Mare Piccolo quale forma fluviale relitta, fossilizzata dall’attuale carattere marino e/o di transizione (mare interno) pare essere confermato dalla sua storia recente. Tra i dati storici va segnalato un evento alluvionale di notevole entità avvenuto nella notte tra il 14 e il 15 settembre 1883, quando forti precipitazioni (180 mm in 4 ore) che colpirono l’arco orientale della provincia di Taranto fra Grottaglie, San Giorgio Jonico, Montemesola, Monteiasi, provocarono copiosi fenomeni di piena e di ruscellamento, riversando ingenti quantità di acque, e verosimilmente di sedimenti, nel bacino del Mar Piccolo, che a sua volta si sollevò fino a 2 metri allagando parte della città vecchia e le campagne circostanti. L’area è stata colpita successivamente da altri fenomeni alluvionali (1996, 2005).
In sintesi il modello geologico, geomorfologico e sedimentologico che è stato possibile ricostruire ha evidenziato: la presenza di sorgenti e di citri in corrispondenza della fratturazione del corpo carbonatico e possibilità che il carico idrostatico possa aprire nuove vie di flusso; instabilità dei versanti delle depressioni dei citri che, in caso di attivazione di movimenti gravitativi, potrebbero produrre ondazioni anomale; instabilità delle falesie presso Punta Penne e il Fronte che, in caso di attivazione di movimenti gravitativi, potrebbero produrre ondazioni anomale; verificarsi di immissione nel Mar Piccolo di importanti flussi idrici da parte dei principali immissari in corrispondenza degli eventi meteorologici più importati a similitudine di quanto avvenuto nel 1883.
Per quanto riguarda il reticolo idrografico a valle delle verifiche e validazioni eseguite, il gruppo di lavoro del Politecnico, oltre a confermare il reticolo idrografico del Galeso quale corpo idrico principale immissario nel 1° seno del Mar Piccolo, per quanto riguarda il piccolo reticolo che drena le acque meteoriche che precipitano sull’area occupata dallo stabilimento ILVA, ha evidenziato che esso “non recapita le acque raccolte nel primo seno del Mar Piccolo” e quindi “non esiste alcuna interferenza, quindi alcun apporto quantitativo e/o qualitativo, tra il reticolo naturale del fiume Galeso e la rete di raccolta delle acque pluviali al servizio dello stabilimento Ilva”. Tale reticolo rappresenta quindi un’indicazione “potenziale” relativa ad un decorso superficiale presunto delle acque meteoriche dell’area industriale, sulla base dei dati morfologici ed altimetrici. Nella puntata di domani invece, ci occuperemo della falda idrica superficiale e delle aree a destinazione industriale, degli scarichi idrici nel sottosuolo, del modello di circolazione delle acque del Mar Piccolo, delle caratteristiche geotecniche dei sedimenti superficiali del 1° Seno del Mar Piccolo e dello stato di qualità (chimica) dei sedimenti.
1° puntata
Gianmario Leone (TarantoOggi, 11.11.2014)
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