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La protesta dei salentini: abbiamo il sole e il mare, il Tap non serve a niente


LECCE
A Baku, in Azerbaigian, si è svolta la cerimonia per la posa della prima pietra del gasdotto che porterà il metano azero in Italia. A Melendugno, nel cuore del Salento, piazza Pertini si è riempita di gente di ogni età per urlare il proprio “no” ad un’opera ritenuta fin troppo invasiva e sostanzialmente inutile. Due concezioni diametralmente opposte a confronto, a migliaia di chilometri di distanza.

“Il progetto Tap conferma la vocazione del nostro Paese a svolgere un ruolo chiave per la sicurezza energetica europea e per accrescere la concorrenzialità del mercato del gas europeo, con effetti decisivi per la riduzione dei costi energetici per l’Italia e l’Europa”. Ha affermato il vice ministro allo Sviluppo Economico Claudio De Vincenti, al suo ritorno da Baku. E che fine fa la vocazione turistica che appartiene di diritto a San Foca, località dove il gasdotto dovrebbe approdare?


Vocazione che una parte della cittadinanza vuole difendere a tutti i costi. Un segnale di vivacità è arrivato ieri  pomeriggio, quando il corteo anti-Tap, organizzato dal Coordinamento interprovinciale “No Tap no fossili”, gruppo di lavoro dei Meetup del Movimento 5 Stelle, si è mosso da San Foca. Partito intorno alle 17.30, ha raggiunto la piazza centrale di Melendugno dopo aver percorso circa otto chilometri di strada. La marcia, che ha unito giovani, anziani e intere famiglie, ha seguito il tracciato della Tap, tra i 1.900 ulivi (anche secolari) che saranno divelti fino ad arrivare nella zona dei dolmen Placa e Gurgulante, dove sarà realizzata la centrale di depressurizzazione, fra tre centri densamente abitati in provincia di Lecce: Melendugno, Calimera e Vernole.


In piazza Sandro Pertini, sul palco sono saliti in tanti, a cominciare da Beppe Grillo, leader del Movimento 5 Stelle. “Se loro verranno a fare il gasdotto in Puglia, da qualsiasi parte, anche con l’Esercito  – ha detto Grillo – noi ci metteremo il nostro di esercito”. Ed ha aggiunto: “Ci metteranno venti anni a costruire il gasdotto. Quello è  il metodo del Governo, la tireranno finché ci saranno finanziamenti. Intanto sarà instaurato un monopolio del gas che con il contratto che hanno fatto ne blocca il prezzo per venti anni, mentre in Italia il consumo di gas sta diminuendo. Vogliamo portare qui il referendum – ha aggiunto – perché è la cittadinanza che deve decidere se fare un tubo. E’ una battaglia di democrazia”.

La piazza, dopo essersi scaldata con Grillo,  si è commossa ascoltando l’intervento del dottor Giuseppe Serravezza (oncologo, presidente della Lilt Lecce)  in difesa di un territorio già duramente provato dalla presenza di grandi industrie inquinanti, dall’Ilva alla centrale a carbone di Cerano. “Per grandi opere come il Tap – ha detto – è necessaria la valutazione del danno sanitario. Sulla base dei recenti studi epidemiologici, lo stato di salute dei salentini non può più permettersi pressioni di carattere ambientale”, ha aggiunto commosso raccogliendo gli applausi della gente. Sul palco sono saliti anche esponenti del movimento brindisino “No al Carbone” e cittadini di Taranto, che hanno testimoniato il dramma vissuto in riva allo Jonio a causa soprattutto di Ilva ed Eni. Presente anche l’europarlamentare tarantina Rosa D’Amato.


“Nel Salento abbiamo già tutto quello che ci serve: il sole, il mare, spiagge meravigliose
 – ha urlato un cittadino alla fine della manifestazione – il Tap non ci serve. Non serve a nu cazzu”. E come dargli torto? Che non serva alla Puglia e all’Italia lo ha evidenziato Livio De Santoli, professore ordinario di Fisica Tecnica Ambientale a La Sapienza di Roma: “Ci hanno spiegato – ha sottolineato –  che il gasdotto fa parte di un progetto strategico per l’energia. Ma come può esserlo se utilizza una fonte come il gas di cui oggi non si sente nessuna necessità?”. Ma si sa: certe opere sono strategiche solo per pochi. E quei pochi sono sempre distanti anni luce dalla gente comune.

Alessandra Congedo

admin

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