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Eni, Confindustria Taranto: “Regione sostenga Tempa Rossa”

Il consiglio comunale di Taranto decide di rinunciare ad un investimento su Taranto pari a 300 milioni di euro, mentre la raffineria rischia di chiudere e l’economia precipita. Confindustria Taranto, stigmatizzando fortemente la linea adottata dal Comune, torna a sottolineare la valenza del Progetto Tempa Rossa, incitando l’ente regione a sostenere quelle opportunità che altrove, in Sicilia e non solo, vengono sostenute e portate avanti da intere comunità e che qui a Taranto vengono respinte in nome di un ambientalismo in gran parte  oramai solo ideologico, approssimativo e purtroppo ostativo di ogni progetto di sviluppo per il territorio.

“Mentre il sistema Paese cerca di andare avanti, attraverso la spinta riformista e “sblocca Italia” del Premier Renzi – scrive Confindustria in una nota inviata alla Regione Puglia -, Taranto arretra sempre più, schiacciata dall’ostruzionismo tout-court di alcune associazioni ambientaliste che si oppongono ai progetti di sviluppo e, peggio ancora, della stessa amministrazione comunale, completamente in balìa di un sentimento antindustrialista diffuso e immotivato che rischia di condurre al totale default di un’intera città. E’ purtroppo questa l’unica valutazione possibile all’indomani dell’ennesimo “no” opposto al progetto Tempa Rossa da parte del consiglio comunale di Taranto, che ancora una volta non brilla per capacità di valutazione e di approfondimento di un progetto importante e di grande valenza per la città; il parere negativo dell’assise comunale arriva peraltro  in un momento in cui era ancora in piedi un confronto, in tal senso, con l’Eni.

Malgrado lo stesso sindaco avesse più volte annunciato di voler analizzare il progetto e poi assumere le opportune decisioni dopo appositi confronti ad hoc con le parti interessate, il primo cittadino ha deciso per un – probabilmente più comodo – dietro front. Taranto – va purtroppo ribadito – è già letteralmente sfiancata dal ridimensionamento dei suoi più grandi insediamenti industriali: oltre alla ben nota vicenda Ilva, ancora tutta da scrivere anche dopo l’ennesimo decreto del governo, anche le sorti della raffineria, infatti, sono state messe in discussione dall’Eni per via della crisi che investe il settore. Il rischio di deindustrializzazione più volte paventato da questa associazione si fa pertanto  sempre più tangibile, e quel che è peggio nella pressoché totale indifferenza dell’ente per primo deputato a decidere delle sorti della città.

Così, mentre in altre regioni, come la vicina Sicilia, la comunità fa le cosiddette barricate e si batte per la tutela dei suoi insediamenti, qui da noi  si creano le condizioni per una desertificazione che non è solo industriale ma è della città, delle sue reali prospettive di crescita, di occupazione, di potenziamento e valorizzazione delle sue risorse.    Nell’indifferenza rischia di passare, peraltro, anche un altro aspetto non indifferente: l’avvio del progetto Tempa Rossa, infatti, si presenta al momento strettamente connesso alla permanenza su Taranto della stessa raffineria, che, attraverso la realizzazione dell’oleodotto, aumenterebbe i livelli di competitività dello stabilimento tarantino conferendogli un’importanza strategica nello scacchiere delle raffinerie in Italia, allontanando pertanto i paventati rischi di chiusura. E ancora, nel merito, oltre ad un investimento di 300 milioni di euro, Tempa Rossa comporterebbe una presenza di 90 navi  petroliere in più, (operanti con criteri di massima sicurezza) nel corso di tutto l’anno: un numero certo ben lontano dai rischi di affollamento che si vorrebbero far passare come motivazione per il “no”.

Al contrario, si verrebbe a creare una movimentazione, all’interno del porto, che conferirebbe allo scalo quella operatività e quindi quella competitività, da sempre invocate e già fortemente a rischio per il ridimensionamento del centro siderurgico, che da solo, nel porto, movimenta, senza alcun problema, oltre 800 navi all’anno. Il vero effetto-domino, purtroppo, non è quello che si vorrebbe attribuire al progetto Tempa Rossa, bensì alla serie di scelte (o meglio di “non -scelte”) scellerate che continuano a caratterizzare l’operato dei nostri decisori. Ecco perché chiediamo l’intervento della Regione Puglia e del governatore Vendola, affinché si esprima, a sua volta, su una questione che è culturale e sociale prima ancora di essere produttiva ed economica.  Una questione che attiene l’evoluzione di un territorio altrimenti destinato ad arretrare di mezzo secolo rispetto alla sua storia, con ripercussioni purtroppo sempre più gravi”.

 (dal TarantoOggi del 16.07.2014)

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