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Tempa Rossa, non fate veleno – Il progetto si farà

TARANTO – Com’era ampiamente prevedibile, nel documento inviato dall’Eni al Comune di Taranto in merito al progetto “Tempa Rossa”, non è presente alcuna modifica rispetto al progetto originario. E com’era altrettanto prevedibile, da parte “dell’agguerrita” maggioranza guidata dal Partito Democratico, non si è levata alcuna protesta o considerazione sul documento di 11 pagine prodotto dall’Eni. Tra l’altro, sono appena 4 le pagine dedicate al progetto “Tempa Rossa” (le altre 7 riguardano infatti le “Attività di Monitoraggio odori Raffineria di Taranto” di cui parleremo prossimamente), nelle quali viene essenzialmente ripercorso l’intero iter autorizzativo.

L’unica vera precisazione dell’azienda è in merito alle tematiche relative al controllo dei pericoli di incidente rilevante (direttiva Seveso), sulle quali l’Eni dichiara di aver “ottemperato a quanto previsto dalla normativa vigente”. Il “Rapporto di Sicurezza” fu trasmesso il 29 giugno 2010, documento per il quale l’Eni ricevette da parte del Comitato Tecnico Regionale della Puglia e del gruppo di Lavoro incaricato dell’istruttoria preliminare dello stesso rapporto, delle richieste di puntualizzazioni, approfondimenti e delucidazioni, che “sono state puntualmente riscontrate” sostiene l’azienda nel documento inviato al Comune di Taranto lo scorso 25 giugno. Inoltre, sempre nell’ambito della procedura di valutazione del Rapporto di Sicurezza, si ricorda come “la raffineria è stata oggetto di attività di sopralluogo finalizzate ad accertare la rispondenza tra quanto riportato nel suddetto documento e quanto effettivamente presente in campo”.

Il 16, 17 e 18 gennaio 2012, il gruppo di Lavoro costituito da funzionari dei VVF, dell’INAIL e dell’ARPA Puglia appositamente incaricato dal CTR Puglia, effettuò delle verifiche e dei sopralluoghi per completare l’iter istruttorio del Rapporto di Sicurezza. Pertanto, in un secondo momento l’Eni trasmise al CTR della Puglia ed al Comando dei VVF di Taranto competente per territorio, il Rapporto Preliminare di Sicurezza per la fase “Nulla Osta di Fattibilità per il Progetto Tempa Rossa”. Il 2 aprile 2012 il CTR della Puglia trasmise il Provvedimento conclusivo nel quale, a seguito della procedura di valutazione, il Comitato Tecnico Regionale comunicava che “sulla base della documentazione relativa al Rapporto di Sicurezza edizione 2010 e successive integrazioni e dai sopralluoghi esperiti in situ il CTR ritiene che il Gestore abbia adottato misure sufficienti per la prevenzione e riduzione degli incidenti rilevanti”. Il nulla osta arrivò il 17 aprile 2013 con alcune prescrizioni e richieste di approfondimenti da riportare nel successivo Rapporto Definitivo di Sicurezza relativo al progetto particolareggiato. L’Eni ricorda poi che “nell’ambito della citata valutazione sono stati altresì analizzati dallo stesso CTR tutti gli aspetti che caratterizzano, al fine della sicurezza, l’intervento Tempa Rossa, ossia le sostanze pericolose e relative quantità, gli eventi incidentali, la compatibilità territoriale, l’effetto domino”.

Per quanto riguarda invece la tematica dell’aumento del traffico navale all’interno del Porto, l’Eni evidenzia come all’interno del “Rapporto Integrato di Sicurezza Portuale predisposto a cura della Autorità Portuale di Taranto, è stata effettuata un’analisi finalizzata ad individuare le problematiche inerenti ai rischi industriali ed al trasporto di merci pericolose, nell’ottica della Programmazione del Piano Regolatore Portuale”. Le conclusioni di tale studio evidenziarono come “la situazione di un incremento del traffico navale, non mostra elementi di criticità sia in fase di programmazione che di gestione emergenze, così come richiesto e integrato nel PRP di Taranto”. Infatti (con lettera protocollo n. 11881/SG/SIC del 27/12/2012) la stessa Autorità Portuale di Taranto trasmise il verbale di riunione della Conferenza dei Sevizi che si svolse il 27 novembre 2012, nel quale condivideva “l’approvazione del Rapporto integrato di Sicurezza Portuale”. Il che dimostra una volta di più quanto denunciamo da oltre un anno su queste colonne: ovvero che il giochino inscenato dal Comune di Taranto nel ritardare l’ok al Piano regolatore del Porto (nel quale sono contenuti i lavori al pontile Eni previsti dal progetto Tempa Rossa), è stata solo una mossa politica per prendere tempo. Infine, nel documento l’Eni si dichiara disponibile a svolgere un nuovo incontro con l’amministrazione nella seconda metà del mese.

Ciò detto, concedeteci qualche riflessione su tutta questa storia. Sulle colonne di questo giornale, sin dal lontano 2010 (e con il solito impareggiabile apporto del sito inchiostroverde.it) sono stati pubblicati articoli ed inchieste che hanno seguito passo dopo passo l’iter autorizzativo del progetto Tempa Rossa. Nel corso di questi ultimi 4 anni, abbiamo denunciato nei dettagli cosa prevedeva, quali sarebbero stati gli effetti negativi sull’ambiente e sul porto, oltre alla totale mancanza di ritorno economico e lavorativo per il territorio tarantino (oltre che quello lucano) e le “allettanti” compensazioni previste (compresa la manutenzione della chiesa monumentale di Santa Maria della Giustizia, reperto storico unico che si trova costretto tra le ciminiere e i serbatoi dell’Eni). Sin dal primo istante ci siamo schierati apertamente non solo contro questo progetto, ma anche e soprattutto sulla presenza di tutta la grande industria presente sul territorio, Eni compresa.

Se non fosse stato per il comitato Legamjonici (all’inizio della denuncia denominato “Taranto Libera”) e per le dichiarazioni di qualche singolo o sparuti comunicati stampa che si sono persi nel tempo, su questo progetto è sempre calato un silenzio assordante. Osservare oggi tutta questa indignazione, questa protesta, questo interesse su un qualcosa che ha ottenuto da anni tutte le autorizzazioni del caso (e che, ripetiamo ancora una volta, il Comune non ha il potere politico di fermare), ci lascia alquanto basiti. A memoria, ricordiamo che l’8 ottobre del 2011, all’esterno dell’Eni in un sit-in organizzato da Legamjonici contro il progetto in questione, non c’erano più di 30 persone (con più di qualche presenza giunta dalla Basilicata). Ciò che si sta cercando di fare oggi, andava fatto anni fa. Illudere la città che qualcosa può ancora cambiare se ci si unisce, è una mossa politica alquanto rischiosa, perché poggia su un assunto non veritiero. E poi, visto che ci si ritrova dopo anni di divisione a condividere l’opposizione ad un determinato progetto, non sarebbe stato meglio chiamare il neonato movimento “No Eni, no Ilva, no Cementir, No Marina Militare”? Ma forse, effettivamente, questo sarebbe chiedere troppo. Ad maiora.

Gianmario Leone (TarantoOggi, 10.07.2014)

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