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Porto, oggi il Consiglio di Stato

TARANTO – Si terrà quest’oggi, presso il Consiglio di Stato, l’udienza per discutere del ricorso presentato dal Consorzio stabile Grandi Lavori contro l’aggiudicazione dell’appalto di gara relativo ai lavori per l’ammodernamento della banchina del terminal container del porto di Taranto, propedeutico a quello per i dragaggi. Come si ricorderà, lo scorso 21 novembre l’appalto fu affidato dall’Autorità portuale al consorzio costituito dalle società C.C.C. Cantieri Costruzione Cemento Spa (di Musile di Piave, in provincia di Venezia), Salvatore Matarrese spa di Bari e Icotekne Spa di Napoli. L’associazione temporanea di imprese su un lavoro a base d’asta di 61,758 milioni di euro, si aggiudicò l’appalto grazie ad un’offerta 46.834.839 milioni di euro, classificandosi primo nella graduatoria stilata dalla commissione tecnica dopo l’esame delle proposte pervenute.

Poi, il 23 gennaio scorso, il Tar di Lecce sospese l’aggiudicazione definitiva dei lavori relativi all’adeguamento e consolidamento della banchina del Molo Polisettoriale, accogliendo il ricorso presentato dall’impresa classificatasi seconda in graduatoria – il Consorzio Stabile Grandi Lavori – contro la stazione appaltante, ovvero l’Authority, e l’impresa vincitrice. L’apertura del cantiere sarebbe dovuta avvenire l’1 febbraio. Con le ditte aggiudicatarie dell’appalto, che avrebbero poi avuto a loro disposizione altri 45 giorni di tempo per presentare il progetto esecutivo. I giudici amministrativi dettero inizialmente la sospensiva, fissando l’udienza il 5 marzo: complice uno sciopero degli avvocati, la stessa fu aggiornata al 3 aprile scorso. Con il Tar che rigettò il ricorso del Consorzio stabile Grandi Lavori, confermando la regolarità della procedura.

Ma lo scorso 8 aprile, il Consiglio di Stato sospese nuovamente l’assegnazione dell’appalto, accogliendo lo scontato ricorso del consorzio Grandi Lavori e fissando l’udienza per il 6 maggio, appunto oggi. Ma non bisogna trascurare un altro importante dettaglio: perché durante l’udienza al Tar di Lecce, il Consorzio Stabile Valori, terza classificata nella graduatoria dell’assegnazione dell’appalto, annunciò un ricorso contro la prima e seconda impresa in graduatoria, nonché contro l’Autorità portuale. L’iniziativa al momento non ha trovato riscontro, ma è molto probabile che il Consorzio Stabile Lavori attenda di vedere cosa accadrà oggi al Consiglio di Stato per poi muoversi. Il che vorrebbe dire allungare ulteriormente i tempi.

Tornando alla vicenda in sé, ricordiamo che il consorzio ricorrente, come riportato su queste colonne lo scorso 10 aprile, contesta la variante al progetto della banchina di consolidamento “a un palo”, mentre il progetto originario, quello cioè già pagato da Evergreen ed approvato dal Consiglio dei Lavori pubblici, era a due pali proprio per distinguere la banchina esistente da quella in costruendo: la variante presentata permette però di ridurre i costi e sarebbe quindi questo il motivo per cui Consorzio è riuscito ad aggiudicarsi i lavori. Il problema è che il TAR, smentendo il Consiglio dei Lavori pubblici, ha sentenziato che va bene a un palo, sostenendo che “nelle gare pubbliche da aggiudicarsi con il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa (come appunto nel caso in esame), le varianti progettuali migliorative riguardanti le modalità esecutive dell’opera o del servizio sono senz’altro ammesse purché non si traducano in una diversa ideazione dell’oggetto del contratto”.

Sempre lo scorso 10 aprile, sottolineammo però un altro grosso problema all’orizzonte: perché due delle tre aziende che costituiscono il consorzio attualmente vincitore – Icotekne e Salvatore Matarrese – hanno seri problemi di liquidità, tanto da aver portato i libri contabili in tribunale. Lo scorso 10 febbraio, è stato il turno della Salvatore Matarrese spa, con la società di costruzioni che ha presentato domanda di “concordato con riserva”. Molto di meno invece si sa dell’azienda napoletana Ikotekne spa, nata nel 2005 dalla cooperazione tra ICOP e COSTEKNE (Gruppo FIORE), per affrontare particolari e impegnative opere speciali in sotterraneo, nell’ambito dei lavori di costruzione della Metropolitana di Napoli. Azienda che secondo fonti ben informate, lo scorso gennaio avrebbe portato anch’essa i libri in tribunale, avviando la procedura di liquidazione coatta. Questo vuol dire che il consorzio attualmente vincitore dell’appalto per i lavori alla banchina, vincendo anche al Consiglio di Stato,  cantierizzerebbe i lavori (basta semplicemente mettere in piedi il cantiere) ottenendo un anticipo del 30% per le spese e poi il nulla. Per cui i lavori verrebbero inevitabilmente bloccati sino a quando poi la vicenda non venga risolta e sbloccata dalla magistratura. Staremo a vedere.

Gianmario Leone (TarantoOggi, 06.05.2014)

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