Lo spazio è di proprietà della Provincia di Lecce che lo ha affidato all’associazione culturale Sud Est nel dicembre 2006, sulla base di un progetto culturale condiviso. Qui si è dato vita a un centro internazionale di ricerca, formazione e produzione culturale basato sull’autonomia artistica e organizzativa. Come non pensare, allora, alle Officine Tarantine e ai sogni (ad occhi aperti) dei ragazzi che hanno occupato gli ex Baraccamenti Cattolica, animati dalla stessa volontà di recuperare spazi abbandonati per dare respiro – in termini culturali e sociali – ad una realtà offuscata da fumi e veleni e dall’ottusità di un classe politica incapace di volgere lo sguardo oltre l’acciaio e gli interessi dei soliti noti?
E’ una serata dedicata alla riflessione. Si parla del ruolo del giornalismo, soprattutto quello d’inchiesta, ed inevitabilmente si finisce per parlare di una città martoriata dalla grande industria inquinante, finita improvvisamente sotto i riflettori dei media nazionali, dopo decenni di silenzio talvolta complice. Non è un caso, infatti, che molti dei lavori presentati al premio Michele Frascaro (animatore della rivista L’impaziente, scomparso prematuramente a 37 anni nel 2010) abbiano puntato sul contraddittorio rapporto tra Taranto e Ilva.
Tra gli over 35, la giuria ha valutato ex aequo come migliori inchieste quelle di Girolamo De Michele, autore di cinque articoli su Taranto e l’Ilva, e Ornella Bellucci, autrice del lavoro radiofonico trasmesso da Radio3 – Rai che indaga quanto e come la presenza dell’Ilva incide sull’ambiente, l’economia e la società tarantine. Non manca, però, l’eccezione alla regola: chi ha partecipato trattando temi meno battuti. E’ il caso del premio dei lettori, attribuito in base al voto on line, andato a Gianmario Leone con la sua inchiesta su “Tempa Rossa” (Eni), un giacimento scoperto nel 1989 in Basilicata, il cui petrolio sarà trasportato tramite una condotta interrata fino a Taranto.
Ed è proprio Leone, giovane collega tarantino, collaboratore del TarantoOggi e del Manifesto, i cui articoli vengono pubblicati anche su InchiostroVerde, a spiegare la sua scelta controcorrente: «Io credo che l’inchiesta giornalistica debba arrivare sempre prima dell’intervento della magistratura. Taranto è una città profondamente disinformata. Paga un mondo giornalistico quasi del tutto assente. Soltanto dal 26 luglio 2012 (data del sequestro dell’area a caldo dell’Ilva, disposto dal gip Patrizia Todisco), quando tutta Italia ha scoperto il problema, la stragrande maggioranza dei giornalisti tarantini si è svegliata. Dire che l’Ilva inquina e che Riva è un delinquente dopo che è intervenuta la magistratura è una cosa che sanno fare tutti. Dirlo prima, come abbiamo fatto noi col TarantoOggi, era molto più difficile”.
D’altronde, in una realtà come quella ionica, dove gli spot e le campagne pubblicitarie dell’Ilva garantivano a gran parte delle tv e dei giornali locali di “campare” o, comunque, di avere introiti preziosi per tirare avanti, era inevitabile che si mettessero in moto meccanismi perversi, a tutto vantaggio dei padroni dell’acciaio. E la cosa più grave, come sottolineato dal collega Leone, è che molti dei protagonisti del giornalismo “complice”, finiti anche nelle intercettazioni raccolte dalla Procura, sono rimasti al loro posto o sono riusciti a riciclarsi, facendosi forti di una ritrovata quanto miracolosa verginità (così come accaduto per politici e sindacalisti ritrovatisi nella medesima situazione). Il tutto, in attesa, che prima o poi, l’Ordine dei Giornalisti si esprima sulla loro condotta e porti a termine la sua inchiesta.
La serata salentina si è conclusa con la la proiezione del video vincitore del premio in denaro: Maracash di Emiliano Carico e Giuseppe dell’Atti, un filmato di 40 minuti che ricostruisce la storia degli appartamenti di proprietà del travestito “Mara”, nel cuore del centro storico leccese, per anni affittati ai migranti. Un’inchiesta che mette a nudo le contraddizioni all’interno delle politiche sociali della città di Lecce. Perché è proprio tra le pieghe delle contraddizioni che il giornalismo d’inchiesta trova terreno fertile. Quando, davvero, le va a cercare.
Alessandra Congedo
N.b. Ringrazio il collega Gianmario Leone per avermi citata nel suo intervento.
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