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Mar Piccolo, campionati i citri – Ieri a Taranto seminario sul progetto “Ritmare”

TARANTO – Una sede bellissima, quella del Polo Universitario Jonico (ex Convento San Francesco), per un seminario di studio di tutto rispetto: “Il Mar Piccolo di Taranto: il punto sulla ricerca”. L’iniziativa, organizzata nell’ambito del progetto bandiera RITMARE (Ricerca Italiana per il Mare) del Consiglio Nazionale delle Ricerche, ha presentato i primi risultati delle ricerche sul Mar Piccolo, ottenuti dalle varie Unità Operativa del progetto.

Un progetto importante, che vedrà la sua conclusione in un convegno già convocato per il prossimo mese di ottobre. Buona la partecipazione, scarsissima (per non dire del tutto assente), quella della società civile (specialmente nei suoi massimi rappresentanti). Ma questa è una vecchia storia a cui purtroppo abbiamo fatto da tempo l’abitudine.

Tra gli interventi più importanti, sicuramente registriamo quello del dott. Nicola Ungaro, dirigente ambientale di ARPA Puglia, dirigente ambientale dell’unità “Biologia mare e coste” (di cui potete leggere un’ampia e dettagliata intervista sul sito inchiostroverde.it). Durante il suo intervento, Ungaro ha parlato in linee generali dello studio che ARPA Puglia, in collaborazione col CNR, sullo stato reale in cui versa il bacino del I seno del Mar Piccolo (all’interno del lavoro della Cabina di regia per le bonifiche del SIN di Taranto e Statte), che a dicembre ha completato la prima fase: quella sulla “Predisposizione del modello di circolazione e risospensione dei sedimenti”. La seconda invece, che riguarda l’individuazione delle fonti ancora attive e le dimensioni del loro inquinamento, si concluderà entro il 31 marzo prossimo. Lo studio fornirà un modello concettuale sito-specifico del sito e una stima del “rischio” ambientale associata alle varie opzioni di intervento ed indicherà le superfici del Mar Piccolo (in ettari) oggetto del/degli interventi di bonifica e/o MISE (messa in sicurezza d’emergenza). Soltanto una volta ultimato lo studio, si deciderà quale o quali metodologie d’intervento attuare.

E tra le varie operazioni effettuate in questi mesi dai tecnici di ARPA e CNR, Ungaro ha citato un’operazione che su queste colonne abbiamo spesso menzionato e ipotizzato tra quelle più opportune da svolgere per stabilire la reale e quanto più oggettiva possibile situazione ambientale in cui versa il I seno del Mar Piccolo: i campionamenti nei pressi dei citri, la famose sorgenti di acqua dolce che sgorgano a decine nelle acque del bacino. L’obiettivo è sempre lo stesso: individuare tutte le fonti di inquinamento ancora attive a terra che confluiscono in mare. I campionamenti sono stati effettuati nei pressi dei citri per un motivo molto semplice quanto preoccupante: come abbiamo avuto modo di ribadire più volte su queste colonne nel corso degli anni, il PCB non arriverebbe nel I seno del Mar Piccolo solo attraverso lo scorrere della falda. Ma anche “grazie” ai citri. Perché proprio la funzione che quest’ultimi svolgono da secoli, potrebbe avere un ruolo non secondario in tutta questa faccenda.

L’ipotesi al vaglio da oltre due anni è infatti che queste sorgenti, che sboccando dalla crosta sottomarina apportano acqua dolce non potabile mescolata con acqua salmastra a contenuto variabile di sali, potrebbero trasportare con sé anche i vari agenti inquinanti presenti nella falda, sia profonda che superficiale. Può sembrare paradossale ma non lo è: i citri dunque, che da sempre assicurano il ricambio e la rigenerazione dell’acqua del Mar Piccolo, fattore che ha reso unica al mondo la molluschicoltura tarantina, potrebbero fornire ancora una volta un grande aiuto al mare, rivelando quali inquinanti sono presenti nelle falde, che entità e qualità nocive posseggono e, soprattutto, da dove derivano.

Questo perché dal punto di vista strettamente geologico, gli studiosi convengono da anni nel sostenere come i citri siano l’effetto di fenomeni carsici che hanno origine nell’altopiano delle Murge: le piogge, dopo essersi raccolte in bacini sotterranei incuneandosi nelle rocce calcaree del terreno, vengono convogliate in gallerie a pressione che sfociano in crateri sotterranei che si aprono sui fondali del Mar Piccolo in prossimità del Galeso, degli ex cantieri navali Tosi e nella parte orientale del II Seno. Ecco perché potrebbero portare con sé da un lato l’inquinamento da PCB proveniente dalla zona industriale di Statte e dall’altro quello dei cantieri navali che hanno lavorato nel bacino del Mar Piccolo dalla fine del 1914 al 31 dicembre del 1990. Il tutto, senza contare quello apportato da decenni dalle zone a terra dell’Arsenale della Marina Militare. E quello dei sedimenti presenti sui fondali.

I campionamenti in atto, attuati con metodologie all’avanguardia, sono stati effettuati anche in diverse zone sulla costa: in tutto ventisei le stazioni di campionamento individuate. Dunque, partendo dai citri e dalla costa, i tecnici sperano di risalire all’origine delle varie fonti inquinanti presenti a terra, per mettere un punto definitivo e scientificamente inoppugnabile sull’inquinamento del Mar Piccolo. Una risorsa che, nonostante tutto, può ancora essere salvata. Così come il futuro di questa città.

Gianmario Leone (TarantoOggi, 25.01.201)

 

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