Nel 2013 in alcuni casi sono stati registrati dati positivi. A seguito di ciò l’ASL TA ha disposto il vincolo sanitario per l’azienda. Sono stati fatti a seguire ulteriori prelievi che hanno dato risultati altalenanti. Di qui il coinvolgimento del tavolo tecnico regionale del quale fanno parte anche ARPA e Istituto zooprofilattico sperimentale (sedi di Foggia e Teramo).
In più è stato allargato il raggio di cmapionamento che ha riguardato anche il foraggio, l’acqua del pozzo e il terreno interessato. In tutti questi casi sono stati riscontrati valori largamente al di sotto. Sono stati esaminate gli eventuali collegamenti con gli impianti industriali vicini (l’Ilva, l’inceneritore dell’Appia Energy e l’inceneritore dell’AMIU).
Sono in fase di revisione le autorizzazioni rilasciate da parte della Provincia. Per quel che riguarda l’azienda i controlli su terreno e foraggio sono in fase di allargamento nelle singole particelle castali interessate.
E’ bene ribadire ancora una volta che l’allevamento, nel momento in cui è scoppiato l’allarme, era già sotto vincolo sanitario da settembre. Quindi, da allora, non è uscito più neanche un litro di latte dall’azienda e non è stato movimentato, né in entrata né in uscita, nessun animale. E come dichiarato anche ieri in audizione dai tecnici di ASL ed ARPA, così sarà sino a quando non sarà risolto il caso.
Da settembre quindi, non c’è alcun rischio che prodotti alimentari di quell’allevamento siano finiti sulle tavole dei consumatori. Tra l’altro, si tratta di un allevamento che era stato sottoposto a controlli, risultati negativi, già negli anni precedenti.
Dopo il superamento del campione del 2 settembre scorso, l’allevamento è tuttora sotto vincolo sanitario e si stanno effettuando altri prelievi in attesa di analizzare meglio il caso dal punto di vista della sicurezza alimentare e della fisiopatologia della lattifera.
Un caso che, va sottolineato, è l’unico che si è verificato sino ad oggi nel tarantino e, peraltro, prontamente individuato dal servizio della ASL di Taranto.
Le indagini dunque proseguono. Come ci spiegò la ASL nelle scorse settimane infatti, l’evento che ha destato più perplessità è che la situazione varia da capo a capo e, addirittura, per lo stesso capo da periodo a periodo. E sia i prelievi sin qui effettuati sui campioni di foraggio che sulle matrici ambientali come l’acqua proveniente dalle falde, non hanno registrato dati particolari.
Un’ipotesi che la ASL sta verificando in questi ultimi giorni, riguarda invece la fisiopatologia delle lattifere. In prossimità del parto infatti, il latte presenta una concentrazione maggiore di inquinanti. Si è ipotizzato che, come dichiarato dal dirigente dei Servizi veterinari dell’Asl, Teodoro Ripa, “nei primi mesi della lattazione, la mucca attinga maggiormente a riserve corporee di grassi aumentando quindi il metabolismo adiposo”.
Ma le indagini proseguono anche e soprattutto sul versante inquinamento. Il fatto che nei campioni di latte sia stata riscontrata maggiore presenza di PCB, ha messo sotto la lente d’ingrndimento le emissioni dei due inceneritori molto vicini all’allevamento, mettendo per ora in secondo piano il ruolo dell’Ilva, nelle cui emissioni sono più presenti le diossine. A breve, si spera, sarà svelato l’ennesimo caso ambientale.
G. Leone (TarantoOggi, 24.01.2014)
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