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Cementir conferma lo stop

TARANTO – Finalmente la farsa sulla vertenza della Cementir si è conclusa. O, quanto meno, sono stati messi una volta e per tutte tutti i puntini sulle i. Ieri a Bari si è infatti svolta la seconda riunione sulla vertenza Cementir convocata lo scorso 14 gennaio. Per la Regione hanno partecipato gli assessori Leo Caroli (Lavoro) e Loredana Capone (Sviluppo economico). Sono intervenuti rappresentanti della Task force regionale per l’occupazione, oltre a rappresentanti del Comune di Taranto. Presenti – oltre all’azienda – i sindacati, Confindustria Taranto, l’Autorità portuale.

L’azienda ha confermato una volta di più che la situazione di mercato non consente di mantenere in vita l’accordo dello scorso settembre (che prevedeva ancora una minima possibilità di investimenti), obbligandola alla revisione dei progetti a causa della crisi. Eppure, quando lo scorso 19 settembre a Roma si firmò l’accordo per la cassa integrazione straordinaria per “crisi aziendale” a turno e per 12 mesi per i 98 lavoratori del sito tarantino, qualche lampadina avrebbe dovuto accendersi. Pertanto l’azienda ha confermato che il “Progetto Taranto” deve considerarsi ad oggi congelato. Peccato che questa notizia era stata data per la prima volta dal presidente e ad del gruppo Caltagirone jr il 17 aprile dello scorso anno durante il Cda in cui fu approvato il bilancio 2012: quasi un anno fa.

Nel report della riunione si legge che i sindacati si sono dichiarati addirittura “sgomenti”, essendo in contrasto le decisioni aziendali con quanto finora affermato. Ancora una volta, quindi, siamo costretti a chiederci dove hanno vissuto sino ad oggi. Visto che soltanto ad inizio settimana lo stesso Caltagirone aveva dichiarato che il gruppo punta tutto sull’estero, relegando la presenza in Italia ad un ruolo del tutto marginale. E confermando la chiusura dell’area a caldo di Taranto, peraltro prevista anche dal piano industriale 2014-2016 approvato lo scorso 17 dicembre e annunciata ai sindacati nella riunione del 6 dicembre: quel giorno infatti i dirigenti di Cementir Italia annunciarono la cessazione per il sito di Taranto della produzione di cemento a partire dalla fine del mese corrente, con la conseguente trasformazione dal 1 gennaio in centro di macinazione (all’incontro erano presenti le confederazioni sindacali di Taranto insieme ai sindacati degli edili, FILLEA, FILCA e FENEAL sia nazionali che provinciali). Ridimensionamento che avrebbe inoltre comportato una riduzione notevole di fabbisogno di personale: dalle attuali 98 unità si passerà alle future 42 con una riduzione della forza lavoro di ben 56 dipendenti. Eppure oggi si dicono “sgomenti” per un qualcosa che già sapevano.

A dimostrazione che la scelta della Cementir sia di natura del tutto economica, lo dimostra il fatto che anche ieri l’Autorità portuale ha confermato la disponibilità in co-uso della banchina del porto (la calata 4 sarà utilizzata anche dalle società Terminal Rinfuse e dalla consorziata Italcave), come peraltro sostenuto già nell’incontro del 13 dicembre scorso, dove veniva esclusa da parte dell’Authority che la scelta della società di Caltagirone fosse dovuta ad ipotetici problemi di natura “condominiale”.

Da parte sua la Regione, che al “Progetto Taranto” della Cementir aveva accordato un finanziamento a fondo perduto di 19 milioni garantito dal Fondo europeo per lo sviluppo regionale nell’ambito del programma operativo 2007-2013, anche ieri ha dichiarato la disponibilità a mettere “a disposizione gli strumenti di sviluppo economico che possano consentire l’attuazione di progetti industriali di consolidamento e implementazione industriale”. L’assessore Caroli, che di vertenze sul lavoro se ne intende eccome, avendo avvertito una forte puzza di bruciato, ha suggerito intelligentemente di proseguire il confronto “attraverso il coinvolgimento di altri e più alti livelli del gruppo Cementir, chiedendo l’intervento del Ministero dello Sviluppo Economico con la tempestiva convocazione di un tavolo sulle prospettive dell’azienda”. Anche i sindacati, “stranamente”, hanno concordato sulla richiesta di un tavolo romano sulla vertenza. Del resto, quando non si sanno più che pesci prendere…

G. Leone (TarantOggi, 24.01.2014)

 

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