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Mitili, un piccolo sostegno – 500mila euro nel fondo di solidarietà istituito dalla Regione

Una piccola goccia in un mare inquinato. La Regione Puglia ha istituito per il comparto della pesca e della mitilicoltura pugliese un Fondo di solidarietà, rivolto in particolar modo ai giovani che avviano un’attività d’impresa nel campo della mitilicoltura ed a favore delle imprese ittiche che, come nel caso di Taranto, hanno dovuto trasferire le loro attività e gli impianti produttivi a seguito delle già note emergenze sanitarie. Si tratta di 500mila euro che saranno erogati nel rispetto della normativa comunitaria in materia di “de minimis” e che quindi, si spera, raggiungeranno una platea piuttosto vasta del settore. La notizia è stata data dall’assessore regionale con competenza su agricoltura e pesca, Fabrizio Nardoni, che già all’atto del suo insediamento si è trovato costretto ad affrontare le difficoltà del settore con particolare riferimento al contingentato trasferimento degli impianti dal Mar Piccolo alle nuove aree individuate in Mar Grande (per le quali la classificazione delle acque non è stata ancora completata).

“Lì si è consumato un dramma di vaste proporzioni dal punto di vista ambientale, ma anche per l’immagine della produzione tipica di Taranto che ancora oggi pagano incolpevolmente solo i mitilicoltori tarantini – dichiara Nardoni – ecco perché come assessorato dopo le risorse erogate per far fronte alle misure sanitarie imposte dall’emergenza ambientale tarantina, pensiamo di dover guardare sempre con il massimo dell’attenzione a quel territorio”. Un occhio di riguardo per la città dei Due mari, ma la delibera approvata nella giunta regionale di mercoledì, guarda anche allo sviluppo del comparto in ambito pugliese. “Con questo Fondo premieremo i nuovi insediamenti per produttori con età inferiore ai 40 anni o per chi decide di investire nel campo della mitilicoltura biologica”, ha dichiarato ancora Nardoni. La concessione degli aiuti che sarà curata in istruttoria da Innovapuglia S.p.a. prevede, infatti, alcuni requisiti d’accesso. Oltre l’età inferiore ai 40 anni, sono previsti criteri di priorità per la stesura della graduatoria anche per la mitilicoltura biologica e per le istanze presentate da imprese associate con tutti i soci di età inferiore ai 40 anni. Per la concessione degli aiuti in favore delle imprese ittiche che trasferiscono l’impianto produttivo dal Mar Piccolo di Taranto ad altra sede il criterio di accesso è la regolare iscrizione alla C.C.I.A.A. e priorità sarà data alle istanze presentate da imprese cooperative.

Un’iniziativa senz’altro lodevole quella adottata dalla Regione, ma come detto si tratta di una piccola goccia in una mare inquinato. Da altri. E che ha creato dall’estate del 2011 danni economici incalcolabili alla mitilicoltura tarantina ed alle cooperative dei mitilicoltori tarantini: siamo infatti nell’ordine di un danno di svariati milioni di euro. Ciò detto, si resta ancora una volta basiti a fronte del fatto che il sostegno arrivi da fondi pubblici e non da chi ha contribuito in maniera determinante ad avvelenare il I seno del Mar Piccolo ed i suoi sedimenti. Perché se il sostegno di enti come Regione, Provincia e Comune è d’obbligo morale e politico in un’emergenza del genere, è altresì intollerabile l’inerzia totale con cui sino ad oggi sono stati perseguiti i colpevoli di cotanto scempio.

Perché in attesa del 31 marzo prossimo, quando ARPA Puglia consegnerà alla Cabina di Regia per le bonifiche lo studio che sta portando avanti da mesi in collaborazione con il CNR sui sedimenti, il loro inquinamento, la loro provenienza, la loro natura e nel quale sarà indicata la miglior soluzione possibile per ottemperare alla bonifica del I seno del Mar Piccolo, non è dato sapere per quale motivo si continui ad ignorare che il principale colpevole sia la Marina Militare e che è il ministero della Difesa, e quindi lo Stato, a dover risarcire Taranto ed i suoi mitilicoltori. Perché su tutto questo, da sempre, c’è un silenzio tombale? Sarà forse perché la Marina Militare è un nemico troppo potente e fa molta più paura di un privato come Riva? Chissà. Noi, intanto, continuiamo a vigilare e a tenere alta la guardia.

G. Leone (TarantoOggi, 21.12.2013) 

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