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Aia Ilva, l’Arpa contesta il piano dei tre esperti

TARANTO – Quasi alla scadenza dei 30 giorni previsti per la fase di consultazione e osservazione, arrivano le proposte al piano per le misure ambientali dell’Ilva di Taranto. A rendere note ieri le proprie, l’ARPA Puglia, l’Agenzia regionale di protezione ambientale. “Le azioni proposte dal comitato, oltre a non comportare l’introduzione di migliorie tecniche, constano per alcuni casi nella frammentazione temporale degli interventi previsti con decreto di riesame ed in altri nell’accettazione di “modifiche non sostanziali” proposte dal gestore a cui l’autorità competente non aveva dato ancora riscontro”.

E’ uno dei giudizi espressi dall’ARPA sul piano delle misure ambientali dell’Ilva predisposto dai tre esperti nominati a metà luglio dal ministro dell’Ambiente, Andrea Orlando, nel documento di 25 pagine pubblicato sul sito ufficiale dell’ente. Entrando nel merito del piano, l’ARPA Puglia dice che “per la maggior parte delle prescrizioni sono state indicate esclusivamente le date di consegna dei relativi progetti, ove previsti, ed avvio lavori, tralasciando di indicare la data di ultimazione che si presuppone – dice l’Arpa Puglia citando disposizioni precedenti sull’Ilva di Taranto e riferendosi sopratutto alle prescrizioni n. 1, 4, 5, 6, 16 punti i/l/m, 42 e 49 – debba essere non oltre trentasei mesi dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto ossia il 3 agosto 2016”.

Secondo ARPA Puglia, inoltre, le “proposte presentate dal comitato in merito agli interventi strutturali prescritti a Ilva con decreto di riesame AIA consistono in una mera dilazione dei termini temporali precedentemente esposti per la conclusione degli stessi”. L’ARPA chiede infine che il piano delle misure ambientali definisca “limiti prescrittivi per le emissioni convogliate in atmosfera specifici per ciascun punto di emissione presente all’interno dello stabilimento siderurgico, invece di limiti riferiti alle diverse aree produttive sulla base del criterio di compensazione dei limiti emissivi”, criterio che per l’ARPA non è “applicabile per gli impianti produttivi dello stabilimento Ilva”.

Infine per ciò che concerne gli impianti, l’ARPA chiede per le cokerie che vi sia “una valutazione tecnica preliminare delle emissioni fuggitive” mentre per gli altiforni l’azienda viene invitata ad effettuare “una valutazione dei rischi connessi alla presenza di monossido di carbonio negli ambienti lavorativi al fine di determinare le aree con potenziale presenza di CO in atmosfera”. Nei prossimi giorni torneremo nuovamente sull’argomento, per mettere, si spera, la parola fine su quest’ennesima insopportabile farsa.

 Gianmario Leone (TarantoOggi, 13.11.2013)

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