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Ilva, è l’ora degli avvisi?

TARANTO – Inizia quest’oggi l’ennesima settimana “decisiva” per l’Ilva: un’espressione che si ripete quasi settimanalmente ogni lunedì da quel famoso 26 luglio 2012. Eppure, da quel giorno, l’attività produttiva del siderurgico non si è fermata per un solo istante. Paradossi tutti italiani. Già a partire da oggi, o comunque nei prossimi giorni, saranno notificati i tanto attesi avvisi di conclusione dell’indagine relativa al reato di disastro ambientale dello stabilimento siderurgico, che in un anno ha visto un susseguirsi di sequestri e dissequestri, oltre che di arresti, gli ultimi avvenuti lo scorso settembre (i cosiddetti cinque “fiduciari” di Riva, la struttura di “governo parallelo” della fabbrica attraverso la quale la famiglia Riva controllava ogni attività). Da mesi si vocifera che saranno una cinquantina gli avvisi di conclusione delle indagini che farà notificare la Procura di Taranto. Una ridda di voci e di pettegolezzi ha infestato in questi mesi i social network, oltre che gli incontri pubblici: tutti hanno assicurato di essere in possesso di notizie riservatissime, propinando nomi di tutti i tipi come se ogni giorno entrassero nell’ufficio del procuratore capo Franco Sebastio: tristezze tutte tarantine.

Questo perché gli avvisi riguarderanno oltre alle persone già arrestate nei mesi scorsi – tra cui gli ex presidenti dell’Ilva, Emilio e Nicola Riva, padre e figlio, l’ex direttore dello stabilimento di Taranto, Luigi Capogrosso, l’ex consulente dello stabilimento di Taranto, Girolamo Archinà, l’ex presidente della Provincia di Taranto, Gianni Florido, l’ex assessore all’Ambiente della Provincia di Taranto, Michele Conserva -, anche Fabio Riva, vice presidente del gruppo Riva, figlio di Emilio, colpito a novembre 2012 da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere ma che deve essere ancora estradato dall’Inghilterra (la prossima udienza è stata fissata per il prossimo gennaio), ma soprattutto esponenti della pubblica amministrazione. Ed è su queste persone che molti hanno concentrato tutte le loro attenzioni e le loro curiosità nell’ultimo anno. Visto che, inutile nasconderselo soprattutto dopo le intercettazioni diffuse nel novembre dello scorso anno, tanti attendono di veder cadere nella rete della magistratura esponenti politici locali (il sindaco Stefàno su tutti), regionali (da Vendola a Nicastro, da Antonicelli ad Assennato) e romani (gli ex ministri dell’Ambiente Clini e Prestigiacomo su tutti). Staremo a vedere.

Ma come abbiamo ribadito diverse volte, siamo contrari a quest’aria di giacobinismo giustizialista che ha accecato le menti di molti. Perché la magistratura accerta e punisce i reati commessi nel passato. Il presente, e soprattutto il futuro, tocca alla società civile costruirli giorno dopo giorno. Ma nell’ultimo anno, se possibile, questa città ha pensato bene di continuare a dividersi ancora, perdendo a nostro modo di vedere un’occasione storica per riscrivere la sua storia. Ciò detto, conviene riepilogare l’iter giudiziario, visto che in molti dimostrano di non conoscerlo, facendo grande confusione e credendo che l’avviso di garanzia equivalga al rinvio a giudizio. Dopo la notifica degli avvisi infatti, gli indagati avranno 20 giorni di tempo per chiedere ai pm di essere ascoltati. Dopo di che sarà fissato il calendario delle comparizioni, i pm faranno le loro valutazioni finali e presenteranno le richieste di rinvio a giudizio al GUP (giudice dell’udienza preliminare), azione che precede il processo vero e proprio.

 Conferenza dei Servizi e decreto sulla Pa

Settimana decisiva, dunque. Perché ci sono anche due scadenze di natura tecnica. Il 30 ottobre, al Comune di Taranto, si riunirà la conferenza dei servizi prevista dal SUAP (Sportello unico delle attività produttive) chiamata ad esaminare i progetti per la copertura di tre parchi minerali piccoli e dell’area di gestione dei rottami ferrosi. I parchi in questione sono quelli omo-coke (miscela di minerali di ferro destinati alla sinterizzazione e carbon coke) e agglomerato nord e sud (sinterizzato di minerali di ferro per gli altiforni). La superficie complessivamente coperta sarà pari a 74.120 metri quadrati. I progetti per le coperture dei parchi omo-coke e agglomerato nord e sud sono formate da strutture in legno lamellare, con fondazioni in calcestruzzo armato, di forma e dimensioni differenti in funzione delle macchine operatrici che lavorano all’interno dei capannoni. Per il parco omo-coke sono previste strutture ad arco mentre per i parchi dell’agglomerato si prevedono edifici tronco-piramidali a pianta poligonale. Durante la prima riunione dello scorso settembre su questi progetti, emerse la necessità di verificare se tali interventi debbano essere o meno assoggettati alla procedura di Valutazione di impatto ambientale (VIA). Eventualità, questa, che vede contraria l’Ilva (a cominciare dal sub commissario Edo Ronchi) perché comporterebbe un ulteriore allungo dei tempi di esecuzione dei lavori. Che nella “Proposta del piano delle misure ambientali e della revisione dei tempi dell’AIA” presentato il 10 ottobre dal comitato dei tre esperti del ministero, sono così fissati: avvio novembre 2013, conclusione entro luglio 2015.

Sempre entro il 30 ottobre, la Camera è invece chiamata a convertire in legge il decreto sulla pubblica amministrazione al cui interno ci sono norme che riguardano l’Ilva, come l’autorizzazione a due discariche di rifiuti, una per rifiuti pericolosi e l’altra per rifiuti non pericolosi (200mila metri cubi per il primo lotto di quella per i rifiuti pericolosi e di 4 milioni di metri cubi per quella relativa ai rifiuti non pericolosi), che il sub commissario Ronchi considera strettamente funzionali all’avanzamento dei lavori di bonifica (e che si è preferito autorizzare per decreto per saltare nuovamente le autorizzazioni da concedere a livello locale, Provincia su tutte). Il decreto sulla Pa è stato già approvato dalla Camera nelle ed è tornato al Senato perché modificato in alcune parti. Se il decreto non sarà convertito in legge entro il 30 ottobre, ovviamente decadrà. Ma a Roma sanno fare miracoli.

Gianmario Leone (TarantoOggi, 28.10.2013)

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