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Ilva, Ronchi e i dati sull’aria

TARANTO – Edo Ronchi, sub-commissario Ilva, ha reso noto ieri i dati sulla qualità dell’aria ricevuti da ARPA Puglia registrati dalla centralina di via Machiavelli nel rione Tamburi. Per quanto riguarda il benzo(a)pirene, la media dei primi 8 mesi del 2013 è stata di 0,15 nanogrammi /m (e di 0,10 negli ultimi 3 mesi), a fronte dell’obiettivo di legge per la qualità dell’aria pari a un nanogrammo/m, (l’85% in meno del valore di norma). Nel 2010 la media era di 1,82 nanogrammi/m e di 1,14 nanogrammi/m nel 2011, quindi 12 volte maggiori nel 2010 e 7,6 volte maggiori nel 2011. Per quanto riguarda il Pm10 invece, dall’inizio dell’anno gli sforamenti sono stati 8 (la legge ne prevede fino a 35 annui del valore massimo giornaliero di 50 mg/m³,). Nel 2011 gli sforamenti furono 38 da giugno a settembre e 45 in tutto l’anno. La media dei primi nove mesi è stata pari a 30,7 mg/m³, al di sotto del valore consentito dalla normativa vigente che prevede un massimo della media annuale pari a 40 mg/m³, ma al di sopra del limite sancito dall’Organizzazione mondiale della sanità di 20 mg/m³.

Purtroppo, Ronchi non ha letto la perizia epidemiologica redatta dai periti Annibale Biggeri, Maria Triassi e Francesco Forastiere. “Nei sette anni considerati, per Taranto nel suo complesso, si stimano 83 decessi attribuibili ai superamenti del limite Oms di 20 microgrammi al metro cubo per la concentrazione annuale media di Pm10. Nei sette anni considerati per i quartieri Borgo e Tamburi si stimano 91 decessi attribuibili ai superamenti Oms di 20 microgrammi al metro cubo per la concentrazione annuale media di PM10”. E ancora nei sette anni considerati per Taranto “si stimano 193 ricoveri per malattie cardiache attribuibili ai superamenti del limite Oms di 20 microgrammi al metro cubo per la media annuale delle concentrazioni di Pm10 e 455 ricoveri per malattie respiratorie”. Dunque, c’è poco da stare allegri.

Al di là di questi dati però, per fortuna anche Ronchi deve ammettere che questo risultato è dovuto soltanto ad un fattore: la fermata di ben 6 cokerie e il fermo di due altiforni. Dunque, soltanto lo spegnimento degli impianti tra i più inquinanti dell’area a caldo ha permesso un tale risultato. Il che dovrebbe far riflettere più di qualcuno visto che lo spegnimento dell’intera area a caldo, per poi passare al suo risanamento, era tra l’altro il presupposto sul quale si basava l’ordinanza del gip Todisco del luglio 2012. Ciò detto, ribadiamo ancora una volta che il rispetto del valore soglia e del valore limite di ogni singolo inquinante, non esclude il rischio cancerogeno per la popolazione: lo ribadì la stessa Oms nel 2012.

E leggendo i dati di cui sopra, ne abbiamo ulteriore conferma. Così come una migliore qualità dell’aria non ha immediate ripercussioni sull’ambiente e sulla salute dei cittadini. Intanto, lo stesso Ronchi ha ribadito ieri che è prossimo il decreto del ministro dell’Ambiente sul nuovo Piano di misure ambientali per l’Ilva che fisserà i nuovi tempi sulla tempistica dell’attuazione dell’AIA. Al che vorremmo capire come fa un decreto ad essere imminente se soltanto l’11 novembre terminano i 30 giorni per la presentazione per legge delle osservazioni al piano. Una verità, almeno, Ronchi la concede: “i ritardi nell’attuazione dell’AIA sono reali”. Tante grazie.

Intanto, nel caos generale, Regione Puglia e ARPA Puglia faranno ricorso al Tar del Lazio contro il decreto del 24 aprile 2013 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n.197 del 23 agosto sulle “Disposizioni volte a stabilire i criteri metodologici utili per la redazione del rapporto di valutazione del danno sanitario (VDS) in attuazione dell’articolo 1-bis, comma 2, del decreto-legge 3 dicembre 2012, n.207, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 dicembre 2012, n. 231”, a firma dell’ex ministro della Salute Renato Balduzzi e dell’ex ministro dell’Ambiente Corrado Clini. Dunque, si svegliano con quasi tre mesi di ritardo.

Il tutto, come si ricorderà, trae spunto dalla legge “Norme a tutela della salute, dell’ambiente e del territorio sulle emissioni industriali inquinanti per le aree pugliesi già dichiarate ad elevato rischio ambientale”, approvata all’unanimità il 17 luglio 2012 dal Consiglio regionale della Puglia. Regione e ARPA Puglia lamentano il fatto che il decreto Balduzzi-Clini “cancella il nostro lavoro e rinvia di fatto la valutazione del danno sanitario al 2017”. “Riteniamo inaccettabile – ha spiegato il direttore generale di ARPA Puglia Giorgio Assennato – che su questa popolazione i criteri di sostenibilità ambientale e sanitaria non siano immediatamente operativi ora”.

Del resto, come ricorda lo stesso Assennato, le misure ambientali attuali sono totalmente falsate “dal fatto che ora c’é la chiusura degli impianti di sei batterie su 10 delle cokerie dell’Ilva e quindi in qualche modo il dato ambientale è drogato. La valutazione sanitaria sulla base di dati ovviamente positivi, legati alla chiusura degli impianti è priva di senso”. Il decreto pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale prevede tra l’altro “criteri metodologici utili per la redazione del rapporto di valutazione del danno sanitario” ancora più lunghi e complessi di quanto già non siano quelli della legge regionale (che su queste colonne abbiamo spesso criticato per la sua burocrazia).

Inoltre, la legge 89 approvata lo scorso 4 agosto, la ‘salva Ilva bis’, prevede che la Valutazione del Danno Sanitario potrà al massimo comportare un ulteriore riesame dell’Autorizzazione integrata ambientale, “finalizzata all’ulteriore contenimento dei contaminanti che li originano”. Presentata durante la riunione della V Commissione regionale dello scorso 29 maggio e lunga ben 99 pagine, ricordiamo che la conclusione della relazione della VDS fu la seguente: “I miglioramenti delle prestazioni ambientali, conseguiti con la completa attuazione della nuova AIA (prevista per il 2016), comporteranno un dimezzamento del rischio cancerogeno nella popolazione residente intorno all’area industriale”. Indi per cui il consiglio finale per salvare il possibile, fu quello di proporre la riduzione della produzione Ilva dalle 8 milioni di tonnellate di acciaio previste dall’AIA alle 7 di ARPA Puglia. Sai che affare. Buon weekend.

Gianmario Leone (TarantoOggi, 26.10.2013)

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