Ciò detto, la questione è di tutt’altra natura. Siamo dunque costretti a ripetere che nell’elenco degli esenti del ticket “048” rientrano anche i pazienti a cui è stata diagnosticata un’ipotesi di presenza di carcinoma oltre che coloro i quali hanno superato, per il momento, la battaglia con il “male”. Ciò non vuole assolutamente dire che c’è qualcuno che chi scrive pensa che un tumore sia come un’influenza che una volta passata non ritorna più (vuoi anche per esperienze personali). Ma vuol dire che il dato “grezzo” non corrisponde alla realtà. Non solo. In tanti ignorano che da pochi mesi Taranto ha il suo registro tumori, inseguito e richiesto per anni da pochi (anche da Peacelink), con i dati che vanno dal 2006 al 2008, con quelli del 2009 in raccolta. La ASL sta soltanto attendendo il nuovo bando per il concorso per assumere o riassumere il personale che dal 2010 ad oggi ha lavorato ogni giorno in silenzio per dare a questa città un registro tumori che ha un valore inestimabile e che poche altre città italiane possano vantare.
Il bello è che sono tantissimi i cittadini che ancora oggi sono convinti che Taranto non possegga alcun registro tumori e protestano rabbiosi sui social network per questo… Inoltre, per i tanti che parlano tanto per dare fiato alla bocca, informiamo che le mappe epidemiologiche saranno presentate tra questo mese e il prossimo. Dunque, chi oggi s’indigna per non si sa bene cosa, dovrebbe invece pretendere di sapere il perché sino a qualche anno fa Taranto non possedeva un registro tumori. Perché per anni la stessa ASL, pur portando avanti alcuni studi o partecipando con propri dati ad altri studi epidemiologici, non abbia mai preso una posizione netta e continuata nel tempo sulla gravissima situazione sanitaria di Taranto. Che peraltro si conosce da anni, non certo da oggi. E non solo dopo la redazione del registro tumori o i dati contenuti nello studio Sentieri. Taranto, su diverse neoplasie, ha incidenze superiori alla stessa provincia, alla Regione ed al Sud Italia da sempre. Si dovrebbe chiedere all’Ordine dei Medici e a tutti i medici di base perché sono rimasti in silenzio per decenni. Mentre oggi fingono di tenere a cuore della salute dei tarantini: sinceramente non sappiamo che farcene. Non solo. Perché ciò che si è contestato su queste colonne è anche altro.
Ovvero che il dato “grezzo” fornito da Peacelink, non ci dice nulla di più in merito alla responsabilità scientificamente certa che tutti e 9mila gli ammalati di Taranto abbiano contratto la malattia per colpa delle emissioni industriali. E’ questo, da sempre, il nodo di tutto: ovvero il nesso di causalità tra le emissioni industriali e i fenomeni di malattia e morte da essi causati, che sono stati accertati, non a caso, dagli epidemiologi nominati dal tribunale di Taranto. Perchè affermare che a Taranto ci sono 9mila “ammalati” di tumore, sostenendo peraltro che il dato è in difetto senza fornire alcuno studio scientifico che provi ciò che si afferma, rischia soltanto di creare confusione nella gente. La ricerca della verità, la denuncia continua sull’inquinamento ambientale, le connivenze tra grande industria, politica, sindacati, Confindustria, e tantissimi settori di questa città, è un obiettivo che questo giornale persegue da anni. E che riconosciamo a tanti singoli cittadini e alle diverse associazioni presenti sul territorio (a partire proprio da Peacelink). Ma da sempre, almeno noi, lavoriamo sui documenti e sui dati certi. E da sempre tutte le ASL d’Italia sostengono i seri limiti nell’uso di dati amministrativi come i codici delle esenzioni ticket nella stima della prevalenza o dell’incidenza.
Qui si è solo contestato il metodo con cui si è affrontata l’intera vicenda. Del resto, il fatto che Peacelink una volta entrata in possesso dei dati non abbia contattato la ASL e il reparto registro tumori per chiedere un aiuto o supporto all’iniziativa intrapresa, avvalora la nostra tesi: se la battaglia per un futuro diverso è comune e riguarda tutti noi, è sbagliato continuare a procedere singolarmente seguendo la strada del sensazionalismo a tutti i costi, a cui però non segue un riscontro scientificamente certo nella realtà. Purtroppo, c’è chi si diverte a mal interpretare, a credere che sia in atto chissà quale battaglia personale o che questo giornale non sia libero di esprimere il proprio pensiero in assoluta libertà come sempre ha fatto. Stando sempre dalla parte di Taranto. Ma il tempo, anche si fa spesso attendere troppo, è galantuomo. E un giorno la verità, su ogni cosa, verrà a galla. Ad maiora.
Gianmario Leone (TarantoOggi, 04.09.2013)
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