«Più che salva Ilva è un decreto legge ‘Ammazza Taranto’». Con questa motivazione i senatori a 5 Stelle hanno deciso di uscire in blocco dall’Aula prima della votazione. «Non ci permettono di apportare alcuna modifica al dl e, quindi, abbiamo deciso di abbandonare l’Aula», ha spiegato il senatore Francesco Molinari. La Lega ha votato contro, mentre il Sel si è astenuto. Il decreto era stato varato il 4 giugno dal Consiglio dei ministri ed era stato approvato l’11 luglio dalla Camera. Con il voto di ieri viene confermato il commissariamento dello stabilimento Ilva di Taranto, il cui timone è affidato alle mani di Enrico Bondi, ex amministratore delegato dell’azienda.
Lo affianca il subcommissario Edo Ronchi. Previsto anche un comitato di tre esperti che deve stilare il piano delle misure ambientali e stabilire i tempi e le azioni necessarie per attuare sia la legge che l’Autorizzazione integrata ambientale. Esce di scena la figura del Garante dell’attuazione dell’Aia di Taranto, finora rappresentata da Vitaliano Esposito, ex procuratore generale della Corte di Cassazione. Al suo posto viene introdotta, in osservanza al principio di trasparenza, da parte del commissario la promozione di iniziative di informazione per i cittadini.
Nei giorni scorsi, nelle commissioni Industria e Ambiente del Senato, si era affacciata la possibilità di emendare il testo. Ipotesi che si è eclissata per la scarsità di tempo a disposizione. Il decreto, infatti, sarebbe decaduto il prossimo 3 agosto. La maggioranza al Senato ha ritirato i suoi emendamenti e affidato ad un ordine del giorno, recepito dal Governo, le proprie richieste. Con il commissariamento straordinario è prevista la possibilità di deroghe rispetto all’obbligo di procedere contro le infrazioni ambientali e il possibile esonero della responsabilità del commissario, del subcommissario e dei tre esperti, per i possibili illeciti commessi in relazione all’attuazione dell’Aia e delle altre norme di tutela ambientale e sanitaria.
Inoltre, il decreto riduce la responsabilità del commissario in relazione ad eventuali diseconomie dei risultati ai soli casi di dolo o colpa grave. Elementi, questi, aspramente criticati dalle opposizioni, soprattutto Sel e M5S, secondo i quali Bondi, ex amministratore delegato dell’Ilva, potrà avere carta bianca nonostante il “palese conflitto d’interessi”. Secondo il Pd, invece, il provvedimento affronta “una questione strategica” perché “dismettere l`Ilva significa abbandonare l`industria siderurgica nazionale, con le conseguenti gravi ripercussioni sugli altri settori produttivi in Italia, primo fra tutti quello della meccanica”, come sottolineato da Massimo Caleo, il quale ha rivolto però a Bondi l’invito a “saper ascoltare e condividere le sue scelte, in primis con Regione e Comune, per contribuire a ricucire il tessuto sociale della città”.
Dura la reazione degli ambientalisti locali. L’associazione Peacelink parla di punti oscuri come “la modifica delle prescrizioni dell’Autorizzazione Integrata Ambientale che sarà annacquata e resa più permissiva, in modo da non fare scattare le sanzioni per inadempienza” e “la predisposizione in economia di un piano industriale da 1,8 mld (messi non da Ilva ma dalla Banca europea degli investimenti) mentre la stima precedente era intorno ai 3,5 mld”. Aspro anche il commento di Angelo Bonelli, presidente nazionale dei Verdi e consigliere comunale di Taranto: “Il decreto Ilva-bis ratifica un immane conflitto d’interesse tra il commissario e la proprietà. Ci saremmo aspettati che, nel decreto, si prevedesse, quantomeno, la quantificazione dei danni ambientali e sanitari provocati dall’Ilva».
Che questo decreto sia percepito dalla comunità ionica come l’ennesima presa in giro, a scapito della salute e dell’ambiente, a tutto vantaggio degli interessi economici in gioco, si evince anche dal lapidario commento del comitato “Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti”, che proprio un anno fa fu protagonista (con un’Apecar) di una storica irruzione in piazza della Vittoria, organizzata per contestare i vertici nazionali di Cgil, Cisl e Uil e le scelte aziendali: «Per la seconda volta ci ammazzano a norma di legge».
Alessandra Congedo per “Il Manifesto”
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