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Eni, scie di fumo nero, un cattivo odore insopportabile e chiazza in mare

TARANTO – Grandi scie di fumo nero e una puzza insopportabile, avvertita anche nella zona del ponte girevole. Ecco l’immagine scattata poco fa di chi percorreva la strada per Massafra. Ancora una volta, è la raffineria Eni ad essere protagonista con le sue torce fiammanti e fumanti. Il centralino dei Vigili del Fuoco ha già ricevuto numerose chiamate di cittadini allarmati, mentre su Facebook gli utenti pubblicano foto inquietanti e lasciano i loro commenti indignati. Anche alcuni operatori del call center Teleperformance (Paolo VI) ci hanno informato che l’aria nella zona risulta irrespirabile. Non è escluso che si sia verificato un blocco temporaneo a un impianto che ha fatto scattare il sistema di ecosentinelle. Un meccanismo che prevede proprio la fuoriuscita di fumo dalle torce. Ipotesi che va ovviamente verificata. Il video girato da Gianfranco Curto: http://youtu.be/GsnPZfjzISc

A. Congedo


LA NOTA DI PEACELINK E FONDO ANTIDIOSSINA ONLUS:
Riteniamo che la raffineria dell’Eni non sia adeguatamente controllata dal ministero dell’Ambiente e dai suoi organi tecnici; il ministero dovrebbe verificare – con esperti qualificati – lo stato degli impianti, la loro adeguatezza e sicurezza, nonche’ l’implementazione dell’Aia. Non e’ pensabile che un blocco dell’energia elettrica possa avere conseguenze cosi’ gravi e provocare un contraccolpo come questo, suscitando apprensione e legittima preoccupazione fra la popolazione. Quanto e’ accaduto si aggiunge alle forti emissioni percepite nelle ultime settimane e alle fughe di gas che i cittadini hanno avvertito. Basti pensare che – da quanto ci risulta, parlando con l’Arpa – non sarebbero attive le centraline perimetrali previste dall’Aia dell’Eni e che quelle esistenti non sarebbero collegate telematicamente con l’Arpa. In questo momento l’Arpa non e’ in grado dai propri uffici di sapere quanto le centraline Eni stanno misurando in tempo reale. Mentre per l’Ilva gli organi di controllo hanno raggiunto una certa conoscenza del processo produttivo e delle sue criticita’, per la raffineria invece siamo ancora molto indietro e non possiamo considerarci affatto soddisfatti”.

CHIAZZA IN MARE – Marescotti (Peacelink) denuncia anche uno sversamento in mare che avrebbe interessato il canale A dell’Eni. “Si vede materiale grigiastro semiraffinato in acqua – scrive l’ambientalista – aria irrespirabile per le imbarcazioni che si avvicinano, Capitaneria di porto mobilitata. I tubi andati in pressione per il black out  hanno liberato liquido che sta inquinando l’acqua del mare”.

SVERSAMENTO CIRCOSCRITTO –  Lo sversamento di idrocarburi è stato circoscritto e posto sotto controllo dagli uomini della Capitaneria di Porto e dagli operatori della Ecotaras. Il fenomeno ha avuto un’estensione di 80 metri lineari sotto costa con una ampiezza verso largo di 10 metri. Il  moto ondoso spingendo sotto costa ha contenuto la chiazza. Una giornata pesante sul fronte Eni che si conclude, almeno, con questa buona notizia.

Ma c’è poco da consolarsi, quando una città è costantemente sotto assedio e le istituzioni latitano. Un rappresentante istituzionale ha – comunque – detto la sua. Intervistato da un’emittente locale,  su  quanto accaduto nella Raffineria, l’assessore comunale all’Ambiente Vincenzo Baio ha nuovamente rassicurato la popolazione: «Ho avuto tranquillità e sicurezza sia da Eni che da Arpa…». L’assessore, però, si è detto preoccupato per i cambiamenti climatici (peccato che abbia definito “tsunami” la violenta tromba d’aria che colpì Taranto e Statte a fine novembre 2012).  Lasciamo ai lettori ogni commento.

A. Congedo

COSA DICE ENI – “Ci sono minime tracce di idrocarburi nell’area di contenimento predisposta nella costa antistante la centrale Eni di Taranto”. L’azienda spiega che a causa di un blocco della corrente elettrica, legata alle avverse condizioni meteorologiche, si sono verificate minime fuoriuscite di idrocarburi legate all’effetto di  ‘trascinamento’ (ovvero il blocco improvviso degli impianti), che stanno causando il cosiddetto fenomeno di iridescenza sulla superficie del mare.

 

 

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