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Ancora vel…Eni nell’aria – Ecco cosa è successo il 6 maggio

TARANTO – E’ stata pubblicata sul sito ufficiale dell’ARPA Puglia, la “Relazione Tecnica sulle sostanze odorigene in Taranto del 06.05.2013”, in riferimento alle tante segnalazioni di disagio olfattivo pervenute quel giorno, contenente i dati raccolti e le evidenze emerse. Lo scorso 6 maggio infatti, dalle 23 in poi, arrivarono numerose telefonate di disagio sia al Comando dei Vigili del Fuoco sia ad ARPA Puglia, da parte di cittadini colpiti dai cattivi odori in più parti della città.

Due giorni dopo, l’8, su disposizione del Direttore del Dipartimento di Taranto ARPA Puglia, tre tecnici effettuarono un sopralluogo all’interno dell’Eni, finalizzato all’acquisizione di informazioni sullo stato dell’impianto HDS1 e alla verifica dei dati registrati al minuto dalle centraline presenti all’interno del perimetro della Raffineria, denominate ENI 1, ENI 2 e EN1 3, relativi ai giorni dal 30/04/2013 al 08/0512013. La direzione Eni, con nota del 19 aprile, aveva comunicato alle Autorità competenti e alle Autorità di controllo, la progressiva fermata dell’impianto RDS1.

L’impianto è impiegato per la desolforazione catalitica di gasoli e kerosene, ed in termini emissivi è definito come mediamente emissivo e può generare emissioni diffuse/fuggitive di VOC (composti organici volatili) come descritto nel provvedimento di AIA. Un mese dopo, con nota del 17 maggio, l’Eni confermava lo stato di fermo dell’impianto alla data del sopralluogo dell’ARPA, preannunciandone il riavvio a partire dalla settimana del 20 maggio scorso. Ma cosa è successo esattamente quel 6 maggio? Lo si scopre dall’Analisi Anernologica, dalla quale è stato possibile rilevare che alle 22 (ora precedente alle numerose segnalazioni), la centralina meteo di S. Vito Colonia Marina registrava venti con provenienza prevalente dal settore di OSO (Ovest-Sud Ovest) con velocità media di 2.54 m/s. Alle 23, però, viene rilevato un cambiamento della direzione dei venti prevalenti che spirano dal 4 settore (ONO-NO, Ovest-Nord Ovest) caratterizzati da velocità modesta.

Questa situazione climatica, da sempre, favorisce lo spostamento di masse d’aria provenienti dalla zona industriale verso la città. Ed infatti nella relazione viene confermato questo elemento con l’aggiunta che “la modesta velocità del vento registrata non ha favorito la diluizione dei composti odorigeni aerodispersi responsabili del disagio olfattivo”. Ciò detto, come avvenuto anche in circostanze pregresse, le stazioni di monitoraggio della qualità dell’aria nelle giornate del 6 e 7 maggio, non hanno registrato criticità per gli inquinanti monitorati: NO2 (diossido di azoto), SO2 (anidride solforosa), CO (monossido di carbonio), Benzene, PM10 e O3 (ozono).

Ma ancora una volta, il problema è l’H2S (meglio conosciuto come idrogeno solforato). Infatti, tra le 20 del 6 maggio e l’una di notte del 7, dalle centraline situate all’interno della raffineria, in concomitanza del cambiamento di direzione del vento, la centralina ENI 3 collocata al confine del sito industriale, nelle adiacenze dell’ospedale Testa e posta in direzione della città, ha registrato un picco di concentrazione di H2S, compatibile con la diffusione di composti odorigeni provenienti da tali impianti. Un analizzatore in continuo ad alta risoluzione temporale di H2S è infatti in funzione presso la centralina situata in via Archimede nel rione Tamburi.

Il solfuro di idrogeno, composto dello zolfo molto odoroso anche a basse concentrazioni, per il quale non esiste un limite di legge per la concentrazione in aria ambiente, “è monitorato in quanto utilizzato come tracciante di una miscela odorigena; in letteratura si trovano numerosi valori che spaziano da 0,7 ng/m3 fino a 14 ng/m3 e taluni soggetti sono in grado di percepire l’odore già a 0,2 ng/m3. In corrispondenza dei valore di 7 ng/m3 (valore che si può assumere come soglia odorigena), la quasi totalità dei soggetti esposti ne distingue l’odore caratteristico”. Ed infatti, tra il 6 e 7 maggio, sono stati registrati valori al minuto di concentrazione di H2S superiori alla soglia olfattiva; inoltre, tra le 22 del 06/05 e l’una di notte del 07/05 è stato registrato, dal monitor in funzione presso la centralina di via Archimede, un incremento della concentrazione di H2S che ha raggiunto valori di 4.43 ng/m3 rilevato alle 23.32.

Analizzando tutti questi dati, la relazione tecnica dell’ARPA conclude che “le molestie olfattive denunciate possano essere originate verosimilmente dalla Raffineria ENI, dalla zona industriale di Taranto verso le aree urbanizzate”. Esattamente quanto accaduto dal 3 al 6 ottobre scorso, ed ancora prima il 7-8 agosto. Ciò detto, sottolineiamo ancora una volta l’inaccettabile situazione a cui sono sottoposti i cittadini di Taranto, oramai diventata una triste quanto drammatica consuetudine. Qualcuno, infatti, dovrebbe spiegarci perché Taranto deve continuare a subire danni di questo tipo. Stiamo parlando di un’azienda, l’Eni, che negli ultimi anni è stata protagonista di diversi incidenti, alcuni dei quali hanno anche coinvolto operai con infortuni più o meno seri.

Un’azienda che si comporta come se vivesse e operasse in pieno deserto, pur essendo al 30% ancora di proprietà dello Stato e situata a due passi dalla città. Così come torniamo ad informare i cittadini sui reali rischi a cui vanno incontro quando si verificano episodi del genere. L’acido solfidrico è è estremamente velenoso. Una prolungata esposizione può essere mortale. E’ considerato un veleno ad ampio spettro, ossia può danneggiare diversi sistemi del corpo. Ad alte concentrazioni paralizza il nervo olfattivo rendendo impossibile la percezione del suo sgradevole odore e può causare incoscienza nell’arco di pochi minuti.

Agisce come l’acido cianidrico inibendo la respirazione mitocondriale. Un’esposizione a bassi livelli produce irritazione agli occhi e alla gola, tosse, accelerazione del respiro e formazione di fluido nelle vie respiratorie. A lungo termine può comportare affaticamento, perdita dell’appetito, mal di testa, disturbi della memoria e confusione. E come scritto anche nella relazione dell’ARPA, il dato che maggiormente preoccupa, è che non esistono limiti di legge per la concentrazione in aria ambiente. Ma state tranquilli, è tutto gratis.

Gianmario Leone (TarantoOggi, 01.06.2013)

 

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