L’ing. Milan lo abbiamo incontrato per la prima volta esattamente un anno fa nella sala consiliare di Palazzo di Città: si tratta infatti dell’amministratore delegato di Enipower. Ed infatti, scorrendo il testo dell’avviso pubblico, veniamo a conoscenza del fatto che Enipower S.p.A., società controllata al 100% da ENI, ha presentato lo scorso 28 giugno istanza al Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, per l’avvio della procedura di Valutazione di Impatto Ambientale che (in virtù del comma 1 dell’art.10 del DIgs.152/2006 e ss.mm.ii) fa luogo della procedura di Autorizzazione Integrata Ambientale, relativa al progetto di modifica della centrale termoelettrica di cogenerazione esistente all’interno della Raffineria Eni Divisione R&M di Taranto, che ha un nuovo simpatico nomignolo: “Adeguamento della centrale di cogenerazione di Taranto”. Leggendo l’avviso pubblico, Enipower informa i cittadini di Taranto che il nuovo progetto prevede la sostituzione di tre caldaie a fuoco diretto e di tre turbine a vapore esistenti con una turbina a gas alimentata con gas naturale, relativa caldaia a recupero, una caldaia a fuoco diretto a combustibile gassoso ed una turbina a vapore a contropressione.
L’adeguamento consentirà di conservare l’attuale potenza termica di 410 MWt, che a differenza del progetto originario presentato nel 2007, vede un incremento della potenza elettrica installata ridotto: ovvero da 86 MW a circa 103 MW (invece dei 240 MW richiesti in prima istanza), con la promessa di adeguare le prestazioni ambientali ed energetiche “alla Migliore Tecnologia Disponibile nel settore della cogenerazione industriale”. Potenza ridotta, dunque, anche se non si capisce perché il progetto risulti comunque compreso tra quelli elencati nella “Parte Il, Allegato II pt.2 e Allegato XII p1.2, del Digs.152/2006 e ss.mm.ii. – Centrali termiche ed altri impianti di combustione con potenza termica di almeno 300 MW”: appureremo nei prossimi giorni.
Saranno contestualmente dismesse alcune tra le apparecchiature più obsolete: le tre turbine a vapore a condensazione ed estrazione e le caldaie funzionanti anche ad olio combustibile che quindi non sarà più utilizzato dalla raffineria. Inoltre, Enipower informa anche che il procedimento di Valutazione di Impatto Ambientale comprende la valutazione di incidenza “di cui all’articolo 5 del D.P.R. 357/1997 e ss.mm.ii.” in quanto il progetto potrebbe interferire con il “Posidonieto Isola San Pietro – Torre Canneto”, “Mar Piccolo”, “Pineta dell’Arco Ionico”, “Masserie Torre Bianca”, “Area delle Gravine”. Ma con separata istanza, la Società Enipower S.p.A. ha richiesto comunque al Ministero dello Sviluppo Economico autorizzazione, ai sensi della legge n.55/02, alla costruzione e all’esercizio della modifica della centrale sulla base del sopra citato progetto.
E’ bene ricordare che il progetto iniziale della Centrale di Cogenerazione da 240 MWe fu presentato per le relative autorizzazioni ambientali (VIA ed AIA) il 19 marzo 2007, ricevendo parere favorevole di compatibilità ambientale da parte del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare (MATTM) con Decreto n. DVA-DEC-2010-0000209 del 26 aprile 2010. Il Decreto di Compatibilità Ambientale, tuttavia, riportava anche il parere sfavorevole della regione Puglia la quale, con DGR 7 agosto 2009 n.1540 esprimeva, nonostante Enipower garantisse il miglioramento delle emissioni di NOX, l’abbattimento delle emissioni di SO2 e la riduzione totale delle polveri, la sua contrarietà al progetto sulla base dell’aumento di produzione di energia elettrica del 495%, dell’aumento delle emissioni di CO del 524% e dell’aumento delle emissioni di CO2 pari a circa 600.000 t/a.
Avverso al Decreto di Compatibilità ambientale, Regione Puglia (il 30 giugno 2010) e Comune di Taranto (2 luglio 2010) presentarono ricorso con richiesta di annullamento al Tribunale Amministrativo del Lazio presso cui i procedimenti sono tuttora pendenti. E dopo un tira e molla durato quasi due anni, lo scorso gennaio Enipower decise di ritirare il progetto pur in possesso del parere favorevole di compatibilità ambientale. Che ovviamente vedeva un fronte compatto di favorevoli formato dai sindacati, da Confindustria e dalla Provincia poi accodatasi a Regione e Comune. Ma questa è storia vecchia. Oggi c’è un nuovo progetto sul quale focalizzare la nostra attenzione. Anche perché la minaccia velata proposta da sempre da Enipower e sindacati, trova posto nero su bianco nella Sintesi Non Tecnica del progetto di cui noi siamo in possesso.
“Va ricordato che il progetto, pur rappresentando la soluzione di migliore compromesso per soddisfare i requisiti di fornitura di energia elettrica e vapore tecnologico alla Raffineria eni R&M e rispettare i vincoli sulle emissioni di CO2 imposti dal PEAR, a differenza del progetto della Centrale di Cogenerazione da 240 MWe, non rappresenta la scelta progettuale ottimale dal momento che la Centrale, nella configurazione futura, non sarà in grado di garantire la completa autosufficienza del sito produttivo dal punto di vista dell’alimentazione elettrica. Infatti, in caso di fermata di uno dei due turboalternatori a gas, sarà necessario ricorrere all’importazione di energia elettrica dalla Rete di Trasmissione Nazionale”.
Perché l’obiettivo originario e non ancora sepolto, resta sempre lo stesso: costruire una nuova centrale a turbogas per produrre energia tale da poter alimentare una raffineria “raddoppiata”. Visto che il decreto protocollato col numero 348, nel quale vengono riportate le 39 pagine con cui la “Commissione Tecnica per la verifica dell’Impatto Ambientale – VIA e VAS”, il 2 aprile del 2009 espresse il suo “parere interlocutorio negativo” riguardo alla compatibilità ambientale del progetto “Incremento della capacità di lavorazione della Raffineria di Taranto da 6,5 a 11 milioni di tonnellate all’anno”, è ancora presente sul sito del ministero e vivo e vegeto nei progetti futuri dell’Eni.
Gianmario Leone (dal TarantoOggi del 7 luglio 2012)
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