«Non c’è la volontà di risolvere i problemi – attacca Basile – si continua a tollerare un’illegalità che danneggia l’intero comparto. Si comincia dagli allevamenti abusivi per arrivare alle bancarelle che vendono i mitili per strada, in barba ad ogni regola igienica. La conseguenza è sotto gli occhi di tutti: se nel resto d’Italia le cozze vengono vendute ad un minimo di 2,5 euro al chilo, a Taranto ci si ferma ad un 1 euro. Anche chi rispetta tutti i passaggi previsti dalla filiera è costretto ad adeguarsi a prezzi di mercato ridicoli».
Per l’imprenditore non ci sono dubbi: ormai la cartina geografica del mercato mitilicolo nazionale si ferma a Manfredonia. «E’ assurdo ma è così: ci sono realtà che pur avendo un ventesimo della nostra produzione riescono ad avere un fatturato molto più alto. Eppure – continua l’imprenditore – le basi per ampliare il mercato ittico tarantino ci sono tutte: ad esempio si potrebbe puntare sull’esportazione di cozze surgelate in tutto il mondo».
Basile auspica tempi rapidi nell’accertamento delle fonti inquinanti e nella bonifica del primo seno di Mar Piccolo, passo ritenuto indispensabile per garantire il ritorno degli allevamenti nel giro di qualche anno. «Nel frattempo – dice – le istituzioni devono garantire ai mitilicoltori le risorse economiche necessarie per andare avanti. Ci sono lavoratori ridotti alla fame, non possono essere lasciati soli. Nello stesso tempo, però, bisogna puntare sul rilancio della cozza tarantina sana che viene prodotta sia nel secondo seno di Mar Piccolo che nel Mar Grande. Si tratta di un prodotto perfetto, non solo dal punto di vista batteriologico. I valori di pcb e diossine in quelle acque sono molto al di sotto dei livelli di guardia, I consumatori possono stare tranquilli e i mitilicoltori tarantini non vanno trattati come degli untori».
Infine, un cenno alla legge che regola le concessioni, un altro argomento piuttosto spinoso. «Il Governo ha valuto fare una distinzione tra le società a carattere mutualistico e quelle a fine di lucro applicando a queste ultime canoni più elevati – spiega Basile – noi riteniamo questa distinzione incostituzionale perché crea i presupposti per una concorrenza sleale. Ora siamo in causa contro il Comune, che ha già applicato tale punto, e attendiamo la decisione del giudice. Una cosa, intanto, è certa: anche questi costi graveranno pesantemente su un settore in grande difficoltà».
Alessandra Congedo
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