Le offerte non possono essere inferiori, pena la nullità, al prezzo base fissato dal giudice. Questa mattina dunque, il giudice (od un professionista delegato a tenere l’asta, che può essere un notaio, un commercialista o un avvocato) aprirà le buste in presenza dei creditori e degli offerenti: nel caso in cui ci sia un’offerta superiore del prezzo base di almeno un quinto, essa sarà senz’altro accolta. Se le offerte valide saranno più di una invece, il giudice dovrà indire subito una gara partendo da quella più alta. Se la gara non potrà tenersi per mancanza di adesione degli offerenti, il giudice potrà disporre la vendita a favore del maggiore offerente, oppure ordinare l’incanto che avrà, come prezzo base, la maggiore offerta presentata in questa fase. In quest’ultimo caso, tutto viene rimandato a data successiva: come infatti è stato già disposto dal giudice G.E. Dott. Martino Casavola, che ha stabilito per il prossimo 25/10/2012 alle ore 09.30, la vendita con incanto.
E sempre in un’aula di tribunale, martedì 24 aprile, ci sarà la sentenza sull’incendio di undici anni fa. La conclusione del processo era prevista lo scorso 5 marzo, ma l’assenza del presidente della Corte d’Appello ne determinò il rinvio. Il pg della Corte d’Appello ha chiesto la conferma del verdetto emesso dal gup del Tribunale di Potenza a conclusione del processo di primo grado. L’8 aprile del 2009, il processo si concluse con un verdetto sfavorevole soltanto per uno dei tre imputati, Vincenzo Polini, amministratore della società “Il Barco” proprietaria dei terreni a monte del camping Lido Silvana e dell’area boschiva andata distrutta, condannato ad un anno e mezzo di reclusione, al pagamento di una provvisionale e al risarcimento dei danni alle parti civili. Assolti, invece, furono il titolare della “Chemi.pul.” Vincenzo Petio e il caposquadra dell’epoca della stessa società, Luigi Rana, per i quali invece alcuni legali di parte civile (che difendono i proprietari degli immobili danneggiati) hanno chiesto la condanna. Le parti civili hanno chiesto la condanna di tutti gli imputati e il risarcimento dei danni. L’ultima parola, dunque, alla Corte il prossimo 24 aprile.
Questo per quanto riguarda l’ambito giudiziario. Perché la realtà dei fatti, come spesso avviene in questi casi, è quasi sempre un’altra. Molto probabilmente infatti, non sapremo mai la verità su quello che accadde realmente quel giorno di 11 anni fa. 40 ettari in fumo, 13 mila alberi distrutti, danni per milioni di euro (4 miliardi di lire dell’epoca): è difficile credere alla versione “ufficiale” che parla di distrazione fatale, di erbacce accese e poco controllate, con il tutto che sfugge di mano per un improvviso e violentissimo grecale. Credere che un incendio possa oltrepassare una strada (da campo Nord a campo Sud, oltrepassando una decina di metri di asfalto della litoranea) è un processo mentale alquanto fantasioso. Troppo anche il tempo che intercorse tra lo sviluppo dell’incendio e l’arrivo dei soccorsi. Prove, a tutt’oggi, non ne abbiamo per sostenere tesi di un qualche disegno oscuro. Ma i tanti testimoni di quel giorno, ufficiali e non, parlarono di piccoli incendi accesisi improvvisamente a Campo Sud: ovvero dalla parte opposta da cui era invece partito l’incendio. Sospetto anche il suo percorso. Possibile che si è riusciti “miracolosamente” a salvare per intero il villaggio turistico di “Fata Morgana” (esattamente a metà strada tra il luogo in cui si generò l’incendio e Campo Nord e luogo in per la villeggiatura di gran parte dell’alta borghesia tarantina) e il relativo “lussuoso” stabilimento balneare?
Ma siamo pur sempre nel campo dei semplici sospetti. I fatti, invece, dicono che durante questi undici lunghi anni, il tempo è lentamente passato e la natura, seppur faticosamente, ha ripreso il suo corso. E finalmente il verde è tornato a farsi strada su quello che per molti anni era solo un luogo deserto, una landa desolata. Oggi non ci sono più i pini che fungevano da scudo. E’ rimasto solo quello strapiombo sul mare, con le sue immense pietre che fungono da barriera insuperabile per le onde del mare, sconfinato all’orizzonte. L’enorme distesa d’acqua dai colori che farebbero invidia anche ai Caraibi, è ancora lì, imperturbabile e sconfinato come sempre. Anche il campetto è ancora lì, o quantomeno lo è il suo scheletro. Gli uomini non ci sono più. I pini anche. Ma non per colpa loro. “L’uomo non è del tutto colpevole, poiché non ha cominciato la storia; nè del tutto innocente, poiché la continua”. (Albert Camus, Mondovi 7 novembre 1913 – Villeblevin 4 gennaio 1960).
Gianmario Leone (dal TarantoOggi del 19 aprile 2012)
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