Da Taranto a Capo Nord: la lunga pedalata del poliziotto Giuseppe Grottola

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Da Taranto a Capo Nord (Norvegia) in bicicletta: è questa la “sfida” di Giuseppe Grottola, poliziotto in servizio alla Questura del capoluogo ionico. Partito lo scorso 3 giugno, proprio dalla piazza antistante la Questura, arriverà a destinazione dopo oltre quattro mila chilometri e più di un mese di pedalate. Un viaggio duro ma, allo stesso tempo, affascinante perché gli permetterà di esplorare territori nuovi (stradali e psicologici) anche di atleti già preparati e avvezzi a “imprese” di questo tipo. Nei giorni scorsi Inchiostroverde.it ha contattato Grottola per conoscere le motivazioni che lo hanno indotto a voler raggiungere il punto più a nord d’Europa.

Quando e come è nata questa idea?

“Questo viaggio era in mente da molto tempo, seguivo alcuni che lo avevano già fatto, ma mai da Taranto. Ho impiegato circa due anni per organizzarlo”.

Che tipo di preparazione ha effettuato?

“Una preparazione normale: esco con il gruppo un paio di volte alla settimana e un paio da solo, lavoro permettendo”.

Un viaggio così lungo ha previsto anche un allenamento psicologico oppure la spinge solo il desiderio di esplorazione?

“Per quanto mi riguarda non c’è stato un lavoro psicologico. Solo durante il viaggio, alcune volte, mi spinge la voglia di avventura, ma sempre con criterio”.

Quanti km percorre quotidianamente?

“Circa 120 km”.

Quanto tempo impiegherà per arrivare a destinazione?

“Circa 35 giorni”.

Come hanno reagito i suoi familiari all’annuncio del suo viaggio?

“Con preoccupazione. Un viaggio in solitaria, per chi non ne ha affrontati mai, desta un po’ di preoccupazioni, specialmente sotto l’aspetto della salute”.

E i suoi colleghi poliziotti della Questura di Taranto?

“Alcuni miei colleghi erano scettici, ma la maggior parte di loro mi ha incoraggiato. Anzi, devo ringraziarli perché continuano a farlo giornalmente”.

È la prima volta che affronta imprese del genere?

“Ho già fatto due volte il Cammino di Santiago, la Via Francigena, da Canterbury a
Londra, e altri viaggi in tutta Italia”.

In viaggio sta incontrando diverse persone. Come la accolgono?

“Con stupore e ammirazione”.

Qual è lo stato delle piste ciclabili attraversate? Cosa si può fare per migliorare la sicurezza dei ciclisti?

“In Italia, specialmente la zona meridionale, le piste ciclabili sono inesistenti. Salendo si iniziano ad intravedere. In Trentino sono ottime e, anche all’estero, sono avanti anni luce rispetto al nostro Paese. Per garantire la sicurezza dei ciclisti bisognerebbe costruire piste ciclabili, ma anche la segnaletica stradale sarebbe molto utile”.

Il viaggiare in bicicletta non solo è simbolo di una mobilità sostenibile, ma è, soprattutto, elogio della lentezza. Ha scoperto pregi e difetti o, semplicemente, lati del suo carattere che nel tran tran quotidiano non immaginava di possedere?

“Avendo già affrontato queste situazioni il mio carattere era già preparato. Probabilmente non sapevo di avere la capacità di comunicare giornalmente questa mia esperienza”.

Quanto la sta cambiando questo viaggio?

“Quando terminerò questa mia avventura saprò dirlo”.

Terminiamo con una domanda più simpatica. Chi gliel’ha fatta fare?

“Anche a questa domanda saprò risponderle al termine del viaggio”.

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