Taranto, altra conferma: “L’Ilva procura malattia, morte e danni al sistema nervoso e renali”

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Ue Ilva Taranto

Lo “Studio di coorte sugli effetti delle esposizioni ambientali ed occupazionali sulla morbosità e mortalità della popolazione residente a Taranto”,  commissionato nel 2014 dalla Regione Puglia ad un composito gruppo di ricerca guidato dall’epidemiologo Francesco Forastiere del Dipartimento di Epidemiologia del Lazio, autore con Annibale Biggeri, epidemiologo dell’Università di Firenze, di un analogo studio per il GIP di Taranto Todisco, è stato finalmente pubblicato (questa mattina la presentazione a Bari con il presidente della Regione Michele Emiliano, ndr). Si tratta in realtà di un aggiornamento della consulenza svolta per la magistratura di Taranto nel 2012 con qualche variazione come la considerazione dell’effetto dalla SO2.

Il rapporto conclude senza esitazione che “l’esposizione continuata agli inquinanti dell’atmosfera emessi dall’impianto siderurgico ha causato e causa nella popolazione fenomeni degenerativi di apparati diversi dell’organismo umano che si traducono in eventi di malattia e morte. Le metodologie adottate hanno permesso di quantificare i rischi di malattia e morbosità derivanti dalle esposizioni recenti e passate e hanno permesso di escludere il ruolo di confondimento di possibili fattori esterni. Lo stato dell’ambiente e della salute della popolazione deve essere continuamente monitorato per meglio valutare i cambiamenti temporali e garantire interventi di prevenzione ed una adeguata assistenza sanitaria.”

“Per quanto riguarda i tumori tra gli adulti (specie i tumori solidi), l’esposizione eziologicamente rilevante è quella avvenuta 15-30 anni prima della comparsa della malattia. Nel caso dei lavoratori e della popolazione generale, dunque, le esposizioni avvenute durante gli anni 60-80 possono ritenersi responsabili dei casi di tumore del polmone, della vescica, e dello stomaco. Per le malattie cardiovascolari o respiratorie, ovvero per le malattie respiratorie nei bambini, il ragionamento è diverso e la latenza tra esposizione ed effetto è di pochi anni. L’evidenza su questo aspetto è disponibile dai dati della letteratura ed è confermata dalla analisi effettuata in questo studio che suggerisce un chiaro effetto della esposizione nell’ultimo anno o negli anni immediatamente precedenti. Del resto, l’analisi “difference in differences” mostra chiaramente una relazione temporale tra andamento dell’inquinamento negli ultimi anni e mortalità per tutte le cause naturali. Almeno una parte della mortalità associata alla esposizione ad inquinanti ambientali dunque può essere prontamente reversibile al diminuire della esposizione.”

Queste le sintetiche conclusioni.

In dettaglio sono stati studiati la città di Taranto e i due comuni limitrofi Statte e Massafra che presentano “un quadro sociale variegato con presenza contemporanea di aree ad elevata emarginazione e povertà ed aree abbienti. A questa stratificazione sociale si associano differenze importanti di salute (e di probabilità di morte). Le classi sociali piu basse hanno tassi di mortalità e di ricorso al ricovero ospedaliero più alte di circa il 20% rispetto alle classi sociali più abbienti.”

“Anche tenendo conto degli effetti della stratificazione sociale, la situazione sanitaria in termini di mortalità e ricoveri ospedalieri non è uniforme nella città. In particolare, tassi più elevati si osservano nei quartieri Paolo VI e Tamburi (Tamburi, Isola, Porta Napoli, Lido Azzurro). Per questi quartieri, anche tenendo conto dei differenziali sociali, delle esposizioni ambientali e delle categorie occupazionali indagate con questo studio, i livelli complessivi di mortalità e di ricorso al ricovero sono più elevati. Gli eccessi sono sostenuti dai tumori, dalle malattie cardiovascolari e dalle malattie respiratorie.

Considerando l’esposizione individuale a PM10 ed SO2 di origine industriale, si è osservato un aumento del rischio della mortalità per cause naturali, per cause tumorali, per malattie cardiache, per infarto acuto del miocardio e per malattie renali. Gli effetti del PM10 e delSO2 sul rischio di mortalità naturale e causa-specifica aumentano all’aumentare dell’esposizione.

Anche i ricoveri ospedalieri sono positivamente associati con incrementi di concentrazione di PM10 ed SO2. In particolare eccessi si sono osservati per ricoveri per cause naturali, cause neurologiche, cardiache, infezioni respiratorie, malattie dell’apparato digerente e malattie renali. Gli effetti sulle patologie respiratorie sono più importanti quando si considera la popolazione dei bambini di 0-14 anni. Anche se il risultato dovrà essere verificato in indagini successive, appare rilevante la relazione tra esposizione ambientale ed esito abortivo della gravidanza.

L’analisi della incidenza tumorale ha messo in evidenza una relazione della esposizione ambientale con il tumore del polmone, della mammella per le donne e del rene per entrambi i sessi. L’analisi della latenza degli effetti dell’esposizione sul rischio di mortalità per cause naturali ha dimostrato un danno sulla salute per esposizioni avvenute in un lontano passato (più di 25 anni prima dell’anno di inizio dello studio) ma anche, e soprattutto, per esposizioni molto recenti avvenute negli ultimi anni.

Sono emerse delle associazioni chiare tra attività lavorativa ed eccessi di mortalità per tumore, in particolar modo tumore dello stomaco, del polmone, della pleura e del rene. Eccessi importanti del rischio di mortalità per malattie respiratorie come la BPCO si sono osservati tra i lavoratori nelle costruzioni meccaniche, mentre eccessi del rischio di mortalità per malattie renali si sono evidenziati tra gli addetti alle costruzioni navali.

Il mancato aggiustamento per fumo di sigaretta, assunzione di alcol e obesità congiuntamente hanno determinato una distorsione trascurabile (max 4%) delle stime di effetto per le cause di mortalità analizzate. I risultati ottenuti con l’approccio Differences in Differences (DID) hanno confermato una relazione causale tra le variazioni dei livelli di PM10 industriale e i tassi di mortalità nel periodo 2008-2014 nei quartieri a rischio”.

Nulla di nuovo, studi condotti in altre parti del mondo con le stesse emissioni hanno confermato gli stessi effetti. Di nuovo vi è, a detta dei ricercatori, anche un effetto per quanto riguarda le malattie neurologiche e renali. “Queste malattie sono state messe in relazione in diversi studi con la esposizione a metalli pesanti, componenti del particolato sospeso.  Rimangono da approfondire tutti gli aspetti relativi agli effetti dell’inquinamento ambientale sulla salute riproduttiva alla luce dei risultati relativi agli esiti abortivi.”

Oltre ad una precisa corrispondenza tra incrementi di mortalità e incrementi di produzione dell’acciaieria e quindi di inquinanti, l’indagine rileva che la popolazione studiata è, stabilmente nel tempo, per il 50% composta da persone con stato socio-economico medio basso. Inoltre l’inquinamento dell’acciaieria tarantina sembra aver prodotto anche malattie del sistema nervoso e renali che in letteratura non erano state segnalate in contesti analoghi. Lo stesso dicasi per le malattie della sfera della riproduzione con una maggiore abortività. La conclusione più interessante è che riducendo l’inquinamento si otterrebbero subito miglioramenti sulla salute e la mortalità a breve termine. Ora la palla passa alle decisioni politiche.

ASSOCIAZIONE SALUTE PUBBLICA

Ilva, eccesso di ricoveri per i bambini 0-14 anni: +24% a Tamburi, +26% a Paolo VI

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