Ilva, Vito Bruno (Arpa Puglia): “La decarbonizzazione presenta solo elementi positivi”

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Arpa Puglia

TARANTO – Davide contro Golia. A Taranto, da tempo, è Arpa Puglia a impersonare Davide in un rapporto impari che vede come interlocutori principali colossi industriali dalle spalle forti come Ilva ed Eni. In una città che dovrebbe avere a disposizione le migliori “armi” per valutare e tenere sotto controllo le attività dei giganti dell’acciaio e del petrolio, grandi produttori di sostanze inquinanti di ogni tipo, l’Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale, invece, deve misurarsi quotidianamente con un organico carente e mezzi inadeguati.

Vito Bruno - Arpa PugliaDi questo e di molto altro, abbiamo parlato con il dottor Vito Bruno, nominato a fine luglio nuovo direttore generale di Arpa Puglia dalla Giunta regionale ed ufficialmente operativo dal mese di ottobre. A lui l’onere di confrontarsi con l’impegnativa eredità lasciata dal suo predecessore, il prof. Giorgio Assennato, andato in pensione a marzo 2016, dopo aver guidato l’Agenzia per dieci lunghi ed intensi anni. Il primo passo del dottor Bruno è stato quello di visitare tutti i dipartimenti provinciali di Arpa per conoscere meglio le singole realtà territoriali. Da mesi, però, attendevamo di conoscere il suo punto di vista sui vari nodi che interessano l’attività dell’Agenzia e la città di Taranto. Questa intervista cerca di scioglierne qualcuno.

Dottor Bruno, da quando il prof. Giorgio Assennato ha lasciato l’incarico, abbiamo notato la quasi completa assenza di comunicazione da parte di Arpa Puglia. Da mesi, infatti, incontriamo serie difficoltà nel reperire notizie utili, soprattutto in merito alla realtà ionica. Le chiedo: dopo questo lungo e difficile periodo di transizione, come sarà gestita la comunicazione di Arpa?

«La comunicazione di Arpa Puglia sarà gestita secondo un registro istituzionale; in linea con la nuova governance della direzione che non ha mai ricoperto incarichi politici e proveniente da un percorso all’interno della Pubblica Amministrazione. Compito di Arpa è, infatti, quello di produrre e rendere fruibili dati ambientali di qualità provata, in modo che tutti i soggetti interessati a vario titolo possano conoscere lo stato delle matrici ambientali del proprio territorio. D’altronde Arpa è dotata di un Servizio URP che consente agli utenti di acquisire le notizie e le informazioni ritenute utili. In tal senso, infatti, questa Direzione sta provvedendo ad organizzare un ciclo di seminari dedicati proprio alla comunicazione ambientale. Saranno approfonditi, grazie all’intervento di personalità di rilievo nel campo, varie declinazioni della comunicazione ambientale quali l’accesso ai dati, la comunicazione del rischio ambientale, la comunicazione ai minori».

Le riporto una denuncia fatta da Legambiente: attualmente nel Dipartimento di Taranto lavorano 52 dipendenti a tempo indeterminato, cui vanno aggiunte 11 persone con contratti a tempo determinato e 2 comandati. La pianta organica approvata dalla Regione Puglia “prevede per Arpa Puglia ben 110 dipendenti per il Dipartimento di Taranto, in base allo studio effettuato nel 2004 dalla società Pricewaterhouse Coopers valutando diversi parametri, dalla densità della popolazione alle sorgenti inquinanti. Mancano all’appello, quindi, 58 persone tra ingegneri, chimici, biologi, geologi, fisici ed amministrativi. Una mancanza grave che ha reso e rende tuttora estremamente problematico lo svolgimento di un’efficace attività di monitoraggio e controllo ambientale“. Cosa intende fare in merito allo sblocco delle assunzioni?

«La Direzione di Arpa Puglia ha ben presente le carenze dell’organico dell’Agenzia, anche per il Dipartimento Provinciale Arpa di Taranto. In effetti, l’art. 8.2 ter del Decreto Legge n. 98/2016, convertito in Legge n. 151/2016, stabilisce che “… in relazione all’assoluta esigenza di assicurare le necessarie attività di vigilanza, controllo e monitoraggio e gli eventuali accertamenti tecnici riguardanti l’attuazione del Piano di cui al comma 8.1, potenziando a tal fine la funzionalità e l’efficienza dell’Agenzia regionale per la protezione ambientale della Puglia, la Regione Puglia, valutata prioritariamente l’assegnazione temporanea di proprio personale, può autorizzare l’ARPA Puglia a procedere ad assunzioni di personale a tempo indeterminato per un contingente strettamente necessario ad assicurare le attività di cui al presente comma”. Naturalmente, l’Agenzia ha offerto la più ampia disponibilità ad un eventuale tavolo di lavoro regionale e a fornire i dati e le informazioni che dovessero essere necessari per una adeguata valutazione da parte della Regione Puglia, per quanto sopra. D’altronde l’attuale Direzione ha ereditato una situazione organizzativa con rilevanti disfunzioni, in particolare per l’eccessiva incidenza del personale a tempo determinato, e le “inaspettate” condizioni di sicurezza sul lavoro delle sedi dei Laboratori dell’Agenzia, che inevitabilmente hanno inciso su questa prima fase di insediamento».

Il presidente della Regione Puglia Emiliano e la dott.ssa Valenzano, direttrice del Dipartimento Qualità Urbana, Opere Pubbliche e Paesaggio della Regione Puglia, hanno intrapreso un percorso favorevole alla decarbonizzazione dell’Ilva. Lei che idea si è fatto di questa proposta? La ritiene realmente percorribile?

«In merito alla possibile decarbonizzazione ILVA, è ovvio che, dal punto di vista ambientale, tale conversione produttiva presenta solo elementi positivi. Le emissioni inquinanti dell’area a caldo dello stabilimento siderurgico vedrebbero, in tale nuova configurazione, un netto decremento e in alcuni casi un quasi azzeramento. La percorribilità di tale conversione risponderà, peraltro, a logiche di politica industriale e del territorio, che sono differenti dalla funzione dell’Agenzia».

Che fine farà l’esperienza del progetto “Odortel”, che ha visto Taranto come luogo di applicazione per monitorare le sostanze odorigene emesse dalla Raffineria Eni, sospeso tra mille polemiche e sottoposto anche ad indagini (interne ed esterne)? Quale sarà il futuro del Centro Salute e Ambiente e del Progetto Jonico Salentino?

«Il progetto Odortel si è concluso all’inizio del 2016, in virtù della collaborazione fra Arpa, Università di Bari e uno spin-off dell’Università. Trattasi di progetto sperimentale ed a titolo gratuito per ARPA. Per quanto riguarda il progetto CSA/PJS, le attività progettuali sono attualmente in fase di rimodulazione, alla luce di alcune criticità organizzative – gestionali riscontrate anche da una expertise esterna all’Agenzia, e con tale rimodulazione si deve tentare di destinare i fondi disponibili al potenziamento delle attività istituzionali di Arpa».

Sappiamo che in passato i rapporti tra Arpa e il Commissario straordinario per le bonifiche di Taranto Vera Corbelli non sono stati ottimali. Ci riferiamo soprattutto alla decisione del Commissario di andare oltre lo studio effettuato da Arpa Puglia sull’inquinamento del mar Piccolo e di avviare ulteriori approfondimenti.  Negli ultimi tempi, è intervenuto il disgelo tra le parti?

«Alcune delle attività intraprese dal Commissario Straordinario per le bonifiche di Taranto riprendono, in effetti, strategie già a suo tempo delineate dall’Agenzia. Tuttavia, l’Agenzia rimane ovviamente disponibile a fornire ogni possibile collaborazione, nell’ambito degli interventi di bonifica e riqualificazione ambientale che saranno posti in essere dal Commissario, e da tutte le Istituzioni che operano nell’interesse della Città di Taranto».

Tornando al caso dei picchi di diossina riscontrati nel rione Tamburi di Taranto tra novembre 2014 e febbraio 2015, sappiamo che le conclusioni da parte di Arpa Puglia in merito alle cause di quelle anomalie non sono state univoche. A distanza di tempo, ci può dire chiaramente cosa ha realmente determinato quei valori così elevati?

«Con riferimento a tale argomento, non si può far altro che citare la Relazione sul monitoraggio delle deposizioni di diossine a Taranto, stilata nel maggio 2016, prodotta dall’Agenzia nel corso dell’Audizione presso le Commissioni riunite VIII e X della Camera e pubblicata all’interno del sito istituzionale dell’Agenzia a questo link. In essa si legge che “ … gli elevati valori deposimetrici riscontrati nei mesi di novembre 2014 e febbraio 2015 presso la postazione di prelievo in via Orsini a Taranto sono correlati alle polveri di abbattimento degli elettrofiltri dell’impianto di sinterizzazione ILVA o ad un altro materiale derivante dal ciclo siderurgico ILVA, di composizione e concentrazione paragonabile …”, che “… tali valori sono verosimilmente legati alla criticità ambientale dei suoli del Quartiere Tamburi … “ e che “… la particolare consistenza delle concentrazioni deposimetriche di diossine nei mesi di novembre 2014 e febbraio 2015 può essere derivata da uno o più eventi di risollevamento delle polveri, presenti sulla superficie dei terreni nelle vicinanze della centralina”. La relazione conclude che “… non sembra possibile escludere che valori deposimetrici paragonabili a quelli evidenziati nei due mesi in oggetto possano ripetersi, in presenza di una perdurante contaminazione ambientale delle matrici permanenti (suolo) e qualora si ricreino le condizioni che sono state all’origine di quanto avvenuto”. Appare chiara l’attribuzione ad ILVA delle responsabilità di quanto riscontrato, in circostanze i cui dettagli sono attualmente oggetto di indagini della Magistratura, alla quale l’Agenzia ha fornito tutti gli elementi a sua disposizione».

Ultima domanda: quale sarà il ruolo di Arpa Puglia rispetto ai Piani ambientali inerenti il nuovo corso Ilva?

«Arpa Puglia non è stata coinvolta nella formulazione e nello sviluppo dei piani ambientali di Ilva».

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