Ilva, i medici dell’Isde ai senatori: no ad un’industria che inquina i neuroni

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TARANTOC’è chi legittimamente diserta l’incontro, come il comitato “Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti” (leggi qui) e  chi – altrettanto legittimamente – decide di recarsi in Prefettura per partecipare alle audizioni con la X Commissione Industria, commercio, turismo del Senato, in programma nel tardo pomeriggio di oggi. E’ il caso dell’Isde – Medici per l’Ambiente, che attraverso il dottor Gianfranco Orbello dirà la sua sull’Ilva e sull’emergenza ambientale e sanitaria tarantina. Di seguito i contenuti della relazione che verrà presentata ai senatori.

“Dal 2008 al 2014 ad ogni crescita di 1 microgrammo/m3 di PM10 e SO2 nell’atmosfera per maggiore produzione di acciaio è corrisposto un aumento di malattie cardiovascolari e tumorali tra i residenti dei quartieri Tamburi e Borgo di Taranto. E’ una drammatica relazione di causa-effetto. Lo studio è della Regione Puglia, ARPA Puglia, ASL Taranto e Servizio Sanitario della Regione Lazio. Le emissioni ILVA continuano a produrre malattie e morti anche se in misura minore in relazione alla temporanea e attuale ridotta produzione.

Le bonifiche vanno a rilento, non saranno le migliori possibili in assoluto; i 70 campi di calcio di materiale ferroso sono ancora lì allo scoperto. Un studio relativo alla massima produzione del 2009, evidenziava un’aspettativa di vita per noi tarantini di 2 anni in meno, unici nella Regione Puglia, ma anche in tutta la Nazione. Vari studi, l’ultimo inglese dell’Università di Lancester, parla di nanoparticelle di FO che si creano con la combustione, talmente piccole da superare la barriera ematoencefalica e contaminare i neuroni.

Il forte degrado ambientale di questa città fa il paio con quello sociale e relazionale e mina il grado di attenzione, il quoziente intellettivo dei nostri ragazzi, oltre che la loro salute. Questa città è socialmente anche devastata dai conflitti che non riesce a superare: il conflitto lavoro e ambiente che crea scollamento sociale, il conflitto dell’emergenza che causa stress ed il conflitto di identità che non dà autostima e salute.

“Quando l’ambiente è disordinato e saturo di inquinanti, sono limitati i tentativi di
sviluppare un’identità integrata e felice. La disarmonia genera tra l’altro comportamenti disumani e possibili manipolazioni da parte di organizzazioni criminali” (dall’Enciclica papale)

E’ difficile creare una massa critica che sappia difendersi da queste evenienze. Noi di ISDE ci impegniamo nelle scuole a creare una coscienza ambientalista secondo il nostro slogan: ogni uomo è responsabile dell’ambiente. Per noi l’ILVA è la punta di un iceberg, poi c’è l’ENI, il cementificio, le numerose discariche, gli inceneritori, i pesticidi nel piatto, nell’aria, nell’acqua e nel suolo e tutti sottendono al cambiamento climatico.

Ognuno di noi è responsabile del clima e la sola ILVA danneggia lo sforzo della Puglia di ridurre i gas climalteranti. Occorre dire poi, che appena 1 mese fa l’Amministrazione comunale approvava la messa in esercizio di un altro inceneritore mentre tra un anno incombe Tempa Rossa. Con la produzione di petrolio da Tempa Rossa e le trivellazioni nell’Adriatico e nello Ionio l’autonomia italiana da fonti fossili passerà dall’8 al 10%.

Noi ISDE vogliamo che parta da Taranto un monito per cambiare i nostri stili di vita e la cura dell’ambiente e che ci faccia recuperare quel 2% di differenza. Siamo tutti vittime di una pressione fortissima che ci fa sottovalutare i problemi e le devastazioni ambientali climatiche per mantenere questi stili di vita. Lancet, l’autorevole rivista medica internazionale, parla di consumi eccessivi e insostenibili che causeranno il collasso della nostra civiltà.

C’è bisogno di un nuovo Umanesimo, un nuovo modo di gestire il tempo, il territorio, il lavoro, la salute, di produrre, di governare le Comunità. La sostenibilità è la priorità assoluta dell’Umanità. Viene invocata ogni anno dalle Conferenze delle Parti (COP); è in tutti gli obiettivi di sviluppo 2030, ma l’Italia resta indietro. Si comincia ad avere l’inversione dell’aspettativa di vita e ben 10 anni in meno per l’aspettativa di vita senza malattie, cosa unica in Europa.

La Germania, in Europa è all’avanguardia nella produzione di energia rinnovabile, a Taranto invece si ridimensiona la Vestas (eolico) e chiude un impianto per la produzione di pannelli fotovoltaici. La povertà, le diseguaglianze, la fine delle risorse, l’impronta ecologica dell’Italia, gli impegni di sostenibilità assunti a livello mondiale, le infrazioni europee devono farci riflettere. Ricordo che su 500 mila morti per inquinamento all’anno in EU, 80 mila sono italiani. L’Italia ha ratificato impegni anche per i nostri figli entro il 2020 e 2030, tra cui quello di ridurre gli impatti negativi delle attività umane e delle sostanze chimiche nocive per la salute umana e per l’ambiente.

Il problema di Taranto è ormai il problema di una Nazione che indietreggia sempre più nel sociale e nella cura dell’ambiente e arranca economicamente sfruttando carrozzoni clientelari. Occorre una strategia di governance nazionale delle politiche per uno sviluppo sostenibile che renda strategico, non mantenere un’industria obsoleta che al massimo della produzione, dell’automazione e della sicurezza non impiegherebbe più di 6 mila addetti.

Quanto più strategico potrebbe essere la salute delle nostre future generazioni ed il riscatto di questo Sud, che da solo potrebbe sostenere un’economia pulita, futura, ricca! A questa Commissione noi di ISDE diciamo no ad un’industria che inquina i neuroni di questa e delle future generazioni ed impedisce quindi di sviluppare una Comunità sostenibile.

I numeri dicono: startup al lumicino rispetto persino alle altre province della Regione, più NEET (adolescenti che non studiano e non lavorano), meno donne imprenditrici, più povertà, meno verde, Città spopolata con forza lavoro fuori regione e fuori Nazione, più malattie, futura desertificazione…, e allora, quale Bellezza, quale turismo, industrie, agricoltura, quale ricchezza, economia, creatività è possibile in questo contesto, continuando ad inquinarci?”.

 

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