“Giustizia per Taranto”: il 25 febbraio saremo in marcia per unire la città

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TARANTO«Sarà una manifestazione senza etichette politiche e sindacali. L’obiettivo è quello di unire la città superando tutte le contrapposizioni, anche quelle con gli operai, prime vittime della grande industria inquinante». I promotori della manifestazione “Giustizia per Taranto”, fissata per il prossimo 25 febbraio, ci tengono a chiarire le loro posizioni. Rispediscono al mittente l’accusa di politicizzazione e spiegano che non c’è alcun collegamento con le prossime elezioni amministrative. Chi doveva farsi da parte, in quanto candidato sindaco, lo ha fatto. Chi appartiene a movimenti politici partecipa in qualità di semplice cittadino – dicono a InchiostroVerde.it – non c’è alcuna strumentalizzazione.

Un chiarimento diffuso anche con una nota pubblicata nei giorni scorsi su Facebook: «Siamo semplici cittadini, indipendenti, liberi da ogni colore o ideologia politica, pur avendo ognuno la propria idea in merito. Non siamo nemmeno ambientalisti. Non vogliamo essere definiti ambientalisti. Siamo solo abitanti di Taranto, preoccupati per l’attesa dell’esito del processo ambiente svenduto e per il perpetrarsi dell’inquinamento quotidiano. Chiediamo garanzie per un patteggiamento che ci spaventa. Pretendiamo che quei soldi possano servire come risarcimento per i danni subiti e per realizzare un inizio delle bonifiche richieste, su un territorio stuprato da più di 50 anni. Chiunque vorrà unirsi a noi, condividendo ovviamente i punti della piattaforma, sarà ben accetto».

Per il 25 febbraio sono stati invitati anche comitati e associazioni provenienti da altre realtà ferite dall’inquinamento industriale come “No al carbone” di Brindisi. Questa, in sintesi, la piattaforma:  «I motivi per cui manifesteremo riguardano tutti i tarantini: chiediamo la chiusura delle fonti inquinanti, il risarcimento danni (che non deve andare all’Ilva, ma alla città), la bonifica del territorio (da affidare agli stessi operai della fabbrica e dell’indotto) e la riconversione economica e sociale. Inoltre, vogliamo mandare un messaggio chiaro alla magistratura di Taranto, a cui in passato abbiamo dato fiducia, in vista dell’udienza dell’1 marzo. La questione dei patteggiamenti ci preoccupa tantissimo. Speriamo che la magistratura locale segua l’esempio di quella di Milano che ha respinto la richiesta di patteggiamento dei Riva. Abbiamo l’urgenza di dimostrare che la nostra città è attenta a queste cose ed è pronta a mobilitarsi».

La tappa del 25 febbraio sarà solo la prima di un percorso che si svilupperà nei prossimi mesi. «Noi non ci fermeremo –  spiegano gli organizzatori – continueremo ad organizzare incontri, assemblee, attività di volantinaggio, che mirano ad unire la città, senza etichette e colori politici». Un occhio di riguardo verrà rivolto ai più giovani e agli studenti. Si conta molto, infatti, su una loro massiccia partecipazione. «La nostra iniziativa punta anche a sensibilizzare i ragazzi – sottolineano – molti di loro non sono al corrente dei rischi che corre la città sul fronte ambientale e sanitario. E poi non si può stare solo sui Social Network, occorre scendere per strada per guardarsi finalmente negli occhi».

Da tempo,  la città ha quasi del tutto smarrito il senso della condivisione di obiettivi comuni. Gli errori compiuti in passato, anche nell’area ambientalista, non hanno giovato ad una comunità che aveva un disperato bisogno di coesione ed unità di intenti. I ricordi migliori restano agganciati alle ultime grandi manifestazioni per l’ambiente organizzate nel 2008 e nel 2012, quando la gente scendeva in piazza spinta da indignazione, rabbia, ma anche dalla fiducia in un reale cambiamento. Fiducia tradita dai tanti decreti “salva Ilva” che si sono susseguiti negli anni e dall’assoluta cecità politica e culturale di chi finora ha amministrato Taranto.

Pensare ai grandi numeri di quegli anni – oltre 20mila persone in corteo – sarebbe illusorio, ma dimostrare che una parte di questa città ha ancora cuore, anima e testa per ribellarsi ai soprusi subiti è ancora possibile. E questa parte della città, ancora viva e combattiva, dovrebbe avere affianco anche i tanti operai – soprattutto  dell’indotto – che oltre a rischiare in salute e sicurezza, vivono sulla propria pelle il dramma di una precarietà lavorativa indegna di uno Stato civile. L’appuntamento è fissato per sabato 25 febbraio, alle ore 9. Il corteo partirà da Piazza Marconi per arrivare in Piazza della Vittoria. Il tutto nella speranza che restino a casa la rassegnazione, il disfattismo e la smania di protagonismo che hanno sempre minato l’evoluzione di questa città.

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